Sinistra: dalla tragedia alla farsa

30 Maggio 2008
1 Commento


Andrea Pubusa

Aveva proprio ragione il vecchio Marx: la storia si presenta prima come tragedia poi come farsa. La tragedia è del 12-13 aprile scorso. Oggi siamo alla farsa. Rifondazione si logora in una resa di conti, che non appassiona nessuno. Anzi, allontana ulteriormente coloro che, ancora in qualche misura, simpatizzano. Sembra poi che stia prevalendo la tesi che si debba salvare lo zoccolo duro di PRC, invitando gli altri all’adesione. Ma ci sarà pure qualche ragione se Rifondazione è da anni in fase di decrescita per niente dolce. O non si crederà che questo declino deriva dal destino cinico e baro? Il PdCI è, poi, ormai di un altro mondo: ha ritrovato la sua sicurezza all’ombra della falce e martello e gioca a fare il Partito comunista, senza rendersi conto di essere al più la caricatura di ciò che furono i grandi partiti comunisti. Sinistra Democratica sostituisce positivamente, all’unanimità, Mussi con Fava, ma tradisce la sua promessa. Dice di voler essere un movimento, ma mantiene e crea strutture da partito, per di più chiuse e imperscrutabili. Insomma, non si vuol comprendere il senso della sconfitta. Che botta ci vuole ancora per far capire che gli elettori democratici hanno col voto, quasi con astio, voluto espellere dalle istituzioni rappresentative un’escrescenza tanto più fastidiosa quanto più pretendeva di rappresentare le istanze del mondo progressista e del lavoro. Proclamare che si vuole impugnare la bandiera della difesa del mondo del lavoro e poi star lì ringhiosamente a difendere il proprio seggio o combattere all’arma bianca per conquistarlo, è apparsa una contraddizione imperdonabile. E certo non ha avuto miglior sorte la promessa di un ordinamento più democratico e trasparente e poi gestire liste e campagna elettorale nel modo più chiuso e blindato che si sia mai visto da quando è sorto il Movimento operaio in Europa. Il colpo di aprile ha il senso inequivocabile di una sanzione terrificante e senz’appello. Ed allora continuare come se niente fosse, anzi peggiorando i tratti negativi che hanno determinato il giudizio severo delle urne è, a dir poco, folle. Tanto più che la destra mostra, senza infingimenti e con durezza, il proprio volto razzista, antipopolare ed autoritario. E dunque c’è la possibilità, ma anche il dovere di promuovere subito una risposta a livello di massa. Su questo terreno, elaborando una piattaforma seria e credibile, è possibile rimettere in moto percorsi unitari. Riprendere faticosamente la marcia. Insomma, mentre pochi o nessuno, fuori dal PRC, PdCI, SD, è disposto a lasciarsi coinvolgere nelle conte interne, certamente in molti siamo disponibili a riprendere un impegno che muova dai grandi temi sul tappeto, a cui il governo e la destra offre una risposta arrogante, violenta e priva di prospettiva.
E in Sardegna? Siamo allo humor nero. Nulla di nuovo quanto a botte interne in Rifondazione: si combatte con impegno, senza sosta e senza esclusione di colpi. Il popolo di sinistra si tiene a giusta distanza e il partito perde pezzi importanti. PdCi vive il suo sogno autoreferenziale, tenendosi ben stretto simbolo e identità. Entrambi mostrano verso Soru una disponibilità, negata anche da settori importanti del PD. Colpiti da sindrome da scomparsa, mentre all’interno se le suonano di santa ragione, all’esterno contrattano col governatore un’alleanza senza respiro politico, che appare solo la ricerca affannosa di qualche seggio e, se dio vorrà,  di un assessorato e qualche posticino di sottogoverno. Così si potrà fare un po’ di cassa e tirare a campare. Sinistra democratica mette all’angolo i tanti trentenni di valore e, auspice un gruppo consiliare regionale raccogliticcio, si fa coordinare da un ultrasessantenne. Ed anche questo, al di là della qualità della persona, è un segnale. Il nuovo (si fa per dire) coordinatore non perde tempo: chiede, con piglio, le primarie di coalizione. Ma esiste una coalizione? Si farà? Chi ne farà parte? Non si è accorto il “neo” segretario che il notabilato PD ha chiuso l’accordo con Soru? Emanuele Sanna e Tore Cerchi hanno compiuto disinvoltamente e con ostentazione il  loro atto di genuflessione a Mister Unità. Ed allora primarie con chi? Lo sa il “neo” coordinatore che per fare primarie, se non si vuole un plebiscito in favore di un uomo solo, occorrono almeno due candidati? Uno c’è. E l’altro? Non si vede neppure all’orizzonte. E non basterebbe. Ci vorrebbe anche un programma. Un progetto visibilmente diverso da quello soriano. Su quali basi? Centrale è la questione democratica. Si può prospettare un futuro delle istituzioni sarde orientato verso la democrazia partecipata, che contrasti la pretesa monocratica di Soru. Ci può essere una sinistra che non impugni questa bandiera? Si può pensare poi ad un’amministrazione costruita sulla professionalità e autonomia dalla politica, insieme alla trasparenza, imparzialità e buon andamento. E si può prescindere dall’apertura al mondo delle autonomie, oggi mortificate? E l’opzione per un ambientalismo efficace, ma non paralizzante e discriminante? E la centralità delle politiche del lavoro? Ecco il sommario ridotto e incompleto di un possibile programma. Su questi punti, adeguatamente sviluppati, si costruisce e si risveglia la passione del popolo di sinistra, che esiste ed è anche numeroso. Molti dicono che questa è una posizione pregiudizialmente antisoriana e avventurista, destinata a travolgere il centrosinistra in favore della destra. Ma, da che mondo è mondo, le alleanze non si fanno su programmi partecipati e condivisi? E la responsabilità dell’accordo non è in capo a tutte la parti? Anzi è maggiore in chi ha il maggior peso. Perché Soru non è avventurista se s’indurisce sulle sue posizioni, dividendo lo schieramento, e lo sono gli altri se chiedono di veder accolte alcune loro proposte? L’alleanza non si fonda sulla pari dignità, pur nella differenza di forza? Altrimenti non è alleanza. E’ servilismo e opportunismo. Congressi, coordinamenti, organismi regionali, provinciali, zonali, locali hanno solo una funzione: usare una sigla per spenderla nel mercato politico in favore di persone o di gruppi. Le elezioni, senza un sussulto su programma e unità, saranno un altro passaggio doloroso. E sapete quale sarà il risultato? O un indecoroso salvataggio di qualche mandarino di sinistra per mano del signore o un’altra botta terrificante. E poi un centrosinistra succubo di Soru sarà mobilitante? Sarà vincente? Chissa. Probabilmente no. Lo sarà di più una coalizione unita ma non appiattita. Lo sport di turarsi il naso nella cabina elettorale è in disuso. L’astensionismo è più che un rischio. E non venite a dire che la responsabilità per quanto potrà accadere sarebbe di chi sta a guardare o di chi – come chi scrive – perde tempo, mettendo il dito nella piaga, per desiderio di unità e di rilancio. No. Sarebbe un suicidio. Ma se non c’è ripensamento sarà inevitabile e forse sarà anche la soluzione migliore.

1 commento

  • 1 GIORGIO COSSU
    6 Giugno 2008 - 15:52

    La critica alla sinistra nazionale e locale non solo necessaria ma fondata su dati reali. Il riferimento a Maurandi lo trovo inopportuno e sbagliato per quanto riguarda l’età e la positività dei trentenni, utile a stili e mode estranee al riformismo serio, diversa la critica alle primarie di coalizione, sebbene con la correzione di discussione di idee, che ritengo oggi discussione prematura e fuorviante. Che vanno precedute da un processo di elaborazione allargata di un programma che faccia insieme emergere una classe dirigente, gruppi allargati da cui nasca una selezione naturale, propria di confronti democratici aperti. Che il PD abbia già fatto accordi stretti è confermato anche da quel cenno ai settori importanti del PD che non sono disponibili verso Soru, vero è che il PD soffre incertezza di linea e di metodo, di classe dirigente, che lo rendono incapace di proposta e ostaggio del rilancio continuo del fare di Soru e di gruppi costituiti e rafforzati all’ombra di quel governo. Allora non serve un conflitto sul nuovismo, i giovani * e le donne,nello stile strumentale di Soru e altri, Serve una ricerca di contributi validi intorno ad un programma che affronti i temi nodali dello sviluppo non solo per amministrazione e ambiente e politica del lavoro, ma per il sistema economico e gli equilibri territoriali, che definiisca una linea altrenativa alla cultura regressiva di Soru e agli obiettivi moderni sovrapposti, alla demagogia e improvvisazione per un disegno di riforme incisive e rivolte allo sviluppo complessivo, fuori dalla miscela identità, ICT, biomedicina, grandi opere, tutte sovrapposte eccessive, fuori misura, unilaterali.
    In sintesi avvio di un processo che parte da una apertura e chiamata alla discussione di un programma ambizioso e completo che individui, oltre e più che obiettivi, metodi, processi e interventi e insieme restituisca una identità stabile al processo di frammentazione e cooptazione in atto nel campo delle riforme, PRIMA processi di sviluppo e classe dirigente e poi regole e istituzioni fino alle articolazioni nuove dello Statuto, necesarie ad una economia e società cambiate.
    Non è più questione di rapporti tecnici, di statistiche sempre deboli, ma di processi innovativi continui e positivi perché plurali. Il FORUM su Sviluppo e Statuto deve ora puntare a proporre un rapporto sullo sviluppo e le istituzioni da cui emergano le ragioni del continuo ritardo che non può essere nascosto con le domandine sul grado di soddisfazione di Iares e Crenos, e sull’assenza di veri confronti su analisi e su una teoria generale
    *Fanfani diceva se uno è bischero lo è anche a 20 anni

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