A Cirras la prima centrale nucleare sarda?

23 Febbraio 2010
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Red

Il governo ha secretato e militarizzato la scelta dei siti per le nuove centrali nucleari. La nostra Isola rimane una delle regioni per la possibile installazione. Torna, pertanto, attuale la segnalazione che LA NUOVA SARDEGNA ha fatto fin dal 23 giugno 2008, dando notizia di un’ipotesi fin d’allora al vaglio dei tecnici del ministero delle Attività produttive. Lo ripubblichiamo oggi per ricordare che la questione è sempre calda e meriterebbe una migliore attenzione da parte dei sardi.
La notizia riprende attualità a seguito del voto del Parlamento europeo di cui ci da notizia puntuale Carlo Vulpio in un intervento che pure riportiamo.

Ecco l’articolo de La Nuova e, a seguire, quello di Carlo Vulpio.

La piana di Cirras, tra Santa Giusta e Arborea, era stata proposta dal Pdl, nella recente campagna elettorale per le politiche, tra i siti in grado di ospitare una delle future centrali nucleari in Italia che usano le tecnologie di terza generazione. Questa ipotesi sarebbe ora al vaglio dei tecnici del ministero delle Attività produttive. L’analisi tecnica è legata a una serie di elementi che sono stati ritenuti fondamentali per ospitare una centrale atomica. Primo fra tutti, il fatto che la zona è antisismica. La Sardegna è infatti la regione geologicamente più vecchia d’ Italia. In secondo luogo, la disponibilità di grande quantità d’acqua, altro elemento fondamentale, che verrebbe garantito dalla diga Eleonora d’Arborea. Ci sono poi altri elementi di valutazione, certo non secondari. Per esempio, la vicinanza a infrastrutture come il porto, l’aeroporto e la linea ferroviaria. Gli “esperti” del Ministero quando hanno puntato l’obiettivo sull’isola non avrebbero sottovalutato neppure il problema dello smaltimento delle scorie radioattive. Il precedente governo Berlusconi - lo ricordano tutti - aveva ipotizzato di stipare le barre radioattive proprio nelle profonde miniere del Sulcis. Rispetto al passato, forse quelle voci potevano essere solo delle provocazioni, ma oggi c’è il rischio concreto che le miniere di Buggerru, di Masua, forse di Ingurtosu, possano diventare veramente la pattumiera per le scorie radioattive delle nuove centrali che il governo si appresta a realizzare. I costi del greggio, oramai alle stelle, e la richiesta di energia alternativa, sono i fattori che stanno condizionando le scelte dell’esecutivo di centrodestra, nonostante il «no» del referendum. Ma se Cirras ospiterà veramente uno di questi siti il ministro delle Attività produttive, Claudio Scajola, ha promesso un interessante tornaconto per chi ospiterà una centrale nucleare. Per esempio: il Comune e quindi i cittadini che vi risiedono avranno degli sconti sulle rispettive bollette. L’eventualità di realizzare nell’isola una delle centrali atomiche è comunque un’ipotesi che sicuramente scatenerà molte reazioni. La Sardegna che ha puntato in questi anni tutto sull’ambiente e sul rilancio del turismo di qualità, rischia di vedere penalizzati gli sforzi fatti sino a oggi dal governo regionale. Non è difficile prevedere la nascita di un fronte del no anche e soprattutto per l’ubicazione della centrale nucleare. Prima di tutto la vicinanza con lo stagno di Santa Giusta che già non gode di buona salute. E poi, come sottovalutare la vicinanza con il comprensorio di Arborea, in quel Campidano campione di zootecnica che ha realizzato la sua fortuna grazie alla produzione del latte. E infine, la centrale sorgerebbe a pochi chilometri dal Golfo di Oristano, tra Capo Frasca (servitù militare in procinto di smantellamento) e l’area marina del Sinis. Se la scelta del governo per Cirras verrà dunque confermata, è prevedibile una stagione di contestazione. C’è chi già evoca la protesta per la discarica di Chiaiano nel Napoletano. Ma qui non ci sarà bisogno di portare l’esercito, c’è già.

Ecco ora l’articolo di Carlo Vulpio

 L’Italia ringrazierà per sempre i suoi 57 italianuzzi (+ 7 furbi astenuti e/o assenti) che a Strasburgo hanno votato a favore della suppostina nucleare “nascosta” nella risoluzione europea sui cambiamenti climatici.
Pubblicato su 12 febbraio 2010 da Carlo Vulpio

O qualcuno non legge ciò che vota, o lo legge e non lo capisce, o lo legge lo capisce e spera che non lo leggano anche gli altri, oppure non lo legge non lo capisce e crede che nessuno andrà mai a controllare.
Fatto sta che i 736 parlamentari europei ci hanno fatto un gran bel regalo. Una suppostina atomica, sotto forma di poche righe, nascosta tra le pieghe di una ridondante risoluzione europarlamentare: quella sui cambiamenti climatici, votata il 25 novembre 2009 e portata come voce unica della Ue alla conferenza di Copenaghen del dicembre scorso.
Dov’è la suppostina?
Eccola, al punto 36 della risoluzione di cui stiamo parlando: “Il Parlamento europeo – dice il comma 36 – sottolinea che una transizione internazionale verso un’economia a basse emissioni di carbonio porterà a considerare l’energia nucleare come un elemento importante del mix energetico nel medio termine; precisa tuttavia che la questione della sicurezza del ciclo del combustibile nucleare va affrontata in modo adeguato a livello internazionale al fine di garantire il massimo livello possibile di sicurezza”.
Chiaro no? Con l’assicurazione che nel “mix energetico” europeo – nemmeno nel breve periodo, ma addirittura “a medio termine” – ci sarà il nucleare, in via transitoria si capisce, e solo per il nobile fine di abbattere le emissioni di anidride carbonica, la lobby nucleare è potuta sbarcare a Copenaghen soddisfatta.
Vediamo come si è arrivati a questo risultato e cerchiamo di capire chi ha votato cosa e perché. E soprattutto, chi dobbiamo ringraziare, sia per l’esito, sia per ciò che è stato fatto sapere al “popolo”, cioè praticamente nulla.
A Strasburgo, nell’europarlamento, ci sono state due votazioni per raggiungere questo risultato.
Nella prima, si è votato sul punto 36 che avete appena letto. Ci sono stati 358 voti a favore, 297 contrari, 21 astenuti, 29 assenti e 31 deputati che non hanno preso parte al voto.
Nella seconda votazione, quella che conta, perché ci si esprime sull’intero testo della risoluzione, ci sono stati ben 516 voti favorevoli e appena 92 no (oltre a 70 astenuti, 29assenti e 27 deputati che non hanno votato).
Cosa è accaduto? Come mai quasi tutti quelli che avevano votato contro l’emendamento 36 hanno poi votato a favore del testo definitivo, in cui quell’emendamento “vive” a pieno titolo?
Va bene che Amsterdam non è lontana e magari qualcuno se n’è approfittato per “cannarsi” di brutto, ma una gita in massa di eurodeputati in Olanda alla ricerca di roba buona sarebbe stata subito notata.
Una risposta, che è anche la più spontanea, può essere la seguente: gli eurodeputati che hanno votato contro l’emendamento 36 ma a favore del testo definitivo della risoluzione hanno considerato positivamente il complesso della risoluzione medesima. Già. Ma allora perché non lo hanno spiegato al “popolo”, non dico uno per uno, ma gruppo per gruppo, Stato per Stato, come hanno fatto (sebbene costretti dall’interrogazione pubblica rivolta loro dal network “Sortir du Nucleaire”) i Verdi francesi del gruppo parlamentare europeo Europe écologie?
I membri di questo gruppo si sono spaccati sul punto, ma quelli che han votato a favore del testo definitivo si sono pubblicamente assunti la responsabilità della propria scelta. Anche perché, va sottolineato, si sapeva benissimo che la finalità della conferenza di Copenaghen sarebbe stata un accordo globale sul clima, giuridicamente vincolante, in vigore dal primo gennaio 2013.
E tuttavia, nonostante l’importanza della questione, il voto espresso dagli eurodeputati lascia sconcertati, come la chiarezza della scelta di ognuno di loro.
A guardare analiticamente le tabelle di voto non si capisce se abbia prevalso l’interesse nazionale (i francesi che hanno tanto nucleare e votano sì in massa, o i tedeschi all’avanguardia nelle energie alternative che votano no, o si astengono), oppure se ci siano state intese trasversalissime, pro e contro, oppure ancora se di fronte a una scelta impegnativa si sia preferito sorvolare sulla presenza dell’emendamento 36 e votare a occhi chiusi… perché in fondo poi è così che vanno le cose nella Ue… a dettare l’agenda e a fare i giochi sono in pochi, mentre la pratica del voto non è dissimile da quella che si vede nel Parlamento italiano… c’è uno che alza o rovescia il pollice e c’è la truppa che esegue…
In Italia, anche per le polemiche seguite alla scelta del governo di imporre un ritorno forzato al nucleare, nonostante il referendum del 1987 lo abbia bocciato, il tema avrebbe dovuto essere più sentito. Se non altro da parte di coloro che dicono di opporsi al nucleare.
Invece, i 72 europarlamentari italiani sono stati i più “sorprendenti”. Il loro è stato il voto più “vario” e “diversificato”. E quelli che al nucleare dicono (o pensano) di opporsi, adesso non sanno che pesci pigliare nei confronti di un governo che sul nucleare potrà giustificarsi dicendo di essere “in linea con l’Europa”.
Ma vediamo in dettaglio cos’hanno combinato i nostri 72, che sono distribuiti in 4 gruppi parlamentari (quelli del Pdl stanno nel Ppe, quelli del Pd in S&D, quelli dell’IdV nell’Alde, i leghisti in Efd) degli 8 presenti a Strasburgo (gli altri 4 sono: Greens/Efa, Ecr, Gue/Ngl, NI).
La sopresa, in estrema sintesi, è la seguente: hanno votato no al testo definitivo della risoluzione-supposta soltanto otto italiani: sette leghisti (Efd) e l’ottuagenario Ciriaco De Mita (Ppe).
Quattro furbetti si sono astenuti (tre leghisti e uno del Ppe) e tre furbacchioni si sono dati assenti (uno del Ppe, uno di S&D, uno di Alde). Gli altri, todos caballeros, tutti a favore. Per amore o per forza, per distrazione o per quieto vivere, o per come vi pare, ma tutti a favore.
La lista completa, nome per nome, e gruppo per gruppo, potete leggerla qui di seguito. Buon divertimento.

FAVOREVOLI (57)
PPE (32)
Salvatore TATARELLA , Gabriele ALBERTINI, Alfredo PALLONE, Alfredo ANTONIOZZI, Lara COMI, Antonio CANCIAN, Paolo BARTOLOZZI, Sergio BERLATO, Erminia MAZZONI, Cristiana MUSCARDINI, Barbara MATERA, Giovanni LA VIA, Antonello ANTINORO, Licia RONZULLI, Aldo PATRICIELLO, Salvatore IACOLINO, Iva ZANICCHI, Sergio Paolo Francesco SILVESTRIS, Roberta ANGELILLI, Amalia SARTORI, Crescenzio RIVELLINI, Herbert DORFMANN, Clemente MASTELLA, Andrea COZZOLINO, Carlo CASINI, Mario MAURO, Potito SALATTO, Marco SCURRIA, Carlo FIDANZA, Magdi Cristiano ALLAM, Raffaele BALDASSARRE, Tiziano MOTTI

S&D (19)
Francesco DE ANGELIS, Guido MILANA, David Maria SASSOLI, Leonardo DOMENICI, Sergio Gaetano COFFERATI, Luigi BERLINGUER, Debora SERRACCHIANI, Salvatore CARONNA, Pier Antonio PANZERI, Gianni PITTELLA, Rita BORSELLINO, Francesca BALZANI, Rosario CROCETTA, Gianluca SUSTA, Patrizia TOIA, Roberto GUALTIERI, Vittorio PRODI, Paolo DE CASTRO, Mario PIRILLO

ALDE (6)
Luigi de MAGISTRIS, Gianni VATTIMO, Vincenzo IOVINE, Giommaria UGGIAS, Niccolò RINALDI, Pino ARLACCHI (ha votato sì anche per l’emendamento 36)

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CONTRARI (8)
EDF (7)
Claudio MORGANTI, Giancarlo SCOTTA’, Matteo SALVINI, Mario BORGHEZIO, Lorenzo FONTANA, Oreste ROSSI, Mara BIZZOTTO

PPE (1)
Luigi Ciriaco DE MITA

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ASTENUTI (4)
EDF (2)
Francesco SPERONI, Fiorello PROVERA

PPE (2)
Vito BONSIGNORE, Elisabetta GARDINI

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ASSENTI (3)
PPE (1)
Giovanni COLLINO

S&D (1)
Silvia COSTA

ALDE (1)
Sonia ALFANO
 

1 commento

  • 1 Antonello Murgia
    23 Febbraio 2010 - 14:07

    Credo che quella della votazione al Parlamento europeo sui cambiamenti climatici sia stata una brutta pagina. Forse quello dei parlamentari di centro-sinistra è stato un errore in buona fede; non si può, tuttavia, dimenticare che in materie così importanti l’ignoranza è una colpa grave. Se si fossero documentati un po’ avrebbero, per esempio, potuto apprendere che il nucleare non è vantaggioso neppure per abbattere le emissioni di anidride carbonica per le quali si deve prendere in considerazione la CO2 prodotta nell’intero ciclo industriale dell’attività della centrale, dall’estrazione e frantumazione del minerale fino all’arricchimento e alla gestione delle scorie, processi che richiedono notevoli quantità di combustibile fossile. Questo non lo dice qualche pericolosa setta estremistica, lo dice anche Il Sole 24 ore, quotidiano della Confindustria, che pure è schierata pro-nucleare (per chi volesse approfondire : http://www.archivionucleare.com/index.php/2008/01/18/sole24ore-energia-troppa-co2-uranio )

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