Nonostante Gheddafi sono per la pace

21 Marzo 2011
1 Commento


Francesco Cocco 

Ammetto. Sono confuso. Sulla guerra contro Gheddafi non so che pesci prendere. Interrogo l’art. 11 della Costituzione, ma non trovo pace. Certo, l’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli. Ma la campagna di Libia non è in difesa di quel  popolo contro la repressione violenta del tiranno? Con mia sorpresa, mi conforta di più il il codice penale, che ammette non solo la legittima difesa, ma pure lo stato di necessità, ossia l’intervento contro il pericolo di un danno grave ad una persona portato da un terzo, sempre che - beninteso - ci sia proporzione tra il pericolo e l’azione in difesa. E certo questo principio vale anche a livello internazionale nei rapporti o negli scontro fra stati. Ma se i resistenti fossero una minoranza, l’azione militare non diverrebbe un attacco all’indipendenza di uno Stato sovrano? E questo non è contro l’art. 11? E se alle potenze più che i resistenti asserragliati a Bengasi interessassero petrolio e gas?
Mi vien da chiedere soccorso ai colleghi giuristi dell’Ateneo sassarese, quelli che deliberarono
la laurea onoris causa a Gheddafi, ricordate in occasione del baciamano del Cavaliere? Contrastati dai giuristi cagliaritani, ma guardati con simpatia da settori importanti della sinistra sassarese, sostennero la loro proposta fondandola sull’impegno antimperislista del Colonnello. E se oggi, proprio quel suo spirito indipendentista si volesse attaccare con ogni arma? E poi c’è proporzione fra attacchi esterni e difesa del popolo libico? O scongiurare il pericolo di massacro per i ribelli libici richiede un intervento diverso e più misurato? E poi quella faccia di La Russa! A tutto fa pensare fuorché alla difesa dei diritti inviolabili e delle libertà! 
Mentre sono combattuto da questi dubbi atroci, niente è più gradita della mail con allegata una riflessione di Francesco Cocco. Consente di iniziare a chiarirci le idee. Leggiamoci dunque le considerazioni sagge ed acute di Francesco. (a.p.)

E’ difficile schierarsi per la pace quando un dittatore sanguinario fa bombardare il suo popolo e lo opprime privandolo dei più elementari diritti umani. Non penso che il tiranno di Tripoli sia un campione dell’anticolonialismo. come vorrebbe farci credere qualche schematica  posizione politica. Quasi un Patrice Lumumba redivivo, il grande patriota congolese che nei primi anni Sessanta fu vittima degli intrighi del grande capitale occidentale.
 In realtà  Gheddafi è espressione del peggior capitalismo di rapina  che per decenni ha trasferito alla sua famiglia e ad una cerchia di fedeli i proventi della grande ricchezza libica  rappresentata dal petrolio.
La guerra di oggi è certamente finalizzata al controllo di una grande riserva energetica da parte dell’Occidente. Ma è anche guerra nei confronti di una cricca che col  capitalismo occidentale era totalmente inserita ed intrecciata. Sino a controllare, coi suoi “fondi sovrani” alimentati dai petro-dollari, gangli strategici dell’ economia capitalistica occidentale. Tanto per fare un esempio,  si pensi fermandoci all’Italia ai fondi sovrani LIA e LAFICO che detengono cospicue  quote di Unicredit, Finmeccanica, Mediobanca, Fiat, Eni (solo per citare i principali interventi finanziari nel nostro Paese). A fine 2010, il Fondo Monetario Internazionale valutava in 152 miliardi di dollari la partecipazione dei predetti fondi all’estero.  
Così la coscienza di ogni sincero democratico è tormentata dall’esigenza di conciliare  il principio dell’intervento umanitario (salvare non piccola parte del popolo libico dalla violenza di un dittatore sanguinario) col principio della pace. La pace “senza se e senza ma”.
Non è difficile avvertire  che la situazione è precipitata perché in passato non si è lavorato per preparare la pace: “se vuoi la pace prepara la pace”. La cupidigia capitalistica per accaparrarsi il petrolio ha fatto sì che il tiranno venisse vezzeggiato, assecondato in tutte le sue bizzarrie, esaltato come  grande statista. Il caso del presidente Berlusconi che, col bacio della mano al despota libico, ha umiliato l’intero popolo italiano sono un chiaro esempio di questa politica  foriera  di quelle contraddizioni  che, a livello europeo,  hanno finito per generare il conflitto odierno.
Nel caso libico preparare la pace, significava isolare il tiranno anche a costo di  rinunciare  agli affari   che  uno squallido ed umiliante “rapporto di amicizia” (non solo col governo italiano) riusciva a procacciare. Cosi oggi paghiamo le conseguenze  di una mancata politica della pace. E probabilmente dovremo pagare  un prezzo molto più salato.
                                                                       
 

1 commento

  • 1 michele podda
    21 Marzo 2011 - 20:50

    Caro Direttore,
    certo che c’è da essere confusi, perché le contraddizioni nel caso Libia sono tante, troppe. Ad esempio:
    - il giovane ufficiale che rovescia una monarchia sanguinaria e corrotta;
    - la volontà di difendere la Libia dagli artigli occidentali già proiettati sulle meravigliose coste;
    - la fermezza nel difendere a tutti i costi le proprie risorse come petrolio e gas;
    - la volontà di rivalsa nei confronti di potenze coloniali (Italia) e dei massacri perpetrati;
    - l’appoggio alla lotta del mondo arabo e dei Palestinesi contro la prepotenza americana e sionista;
    - la resistenza ad ogni tentativo di sopprimerlo insieme alla sua famiglia (le bombe sulla tenda, Ustica…);
    - la possibilità che forze indipendentiste mediterranee ed europee (sarde?) ne avessero l’appoggio;
    - il caso di uno Stato “moderno” e forte nell’Africa degli schiavi impegnato nel loro riscatto;
    - uno Stato in cui moltissimi sardi hanno lavorato per decenni.
    E poi
    - l’intesa col terrorismo internazionale;
    - il caso Lockerby (si scrive così?);
    - l’accumulo di enormi ricchezze secondo modalità occidentali (mica scemo!);
    - il mancato sviluppo sociale di quella popolazione nonostante le enormi risorse;
    - la dittatura, non so quanto feroce, ma facilmente immaginabile;
    - l’intesa con Berlusconi, in chissà quanti affari presenti e futuri (anche di pelo?)…
    E ancora
    - Berlusconi (e lo scimunito Fratino) hanno tentato di salvarlo (perché?), ma poi si sono arresi (vista la mala parata?);
    - Sarkozy, che non è di sinistra, si è scagliato contro di lui; perché?
    - Obama, che non è di destra (pare) gli si è scagliato contro; perché?
    - Quale reale percentuale di libici vuole davvero farlo fuori? Aiutati o incoraggiati da chi e perchè?
    - Quanti altri Stati “amici” dell’Occidente sono retti da dittature simili?
    - Quali interessi e quali altri Stati giocano sulla questione libica?
    - L’intervento in Irak non era contro il dittatore?

    C’è da essere piuttosto confusi. Se penso che La Russa vuole salvare il popolo libico mi sento ancora più confuso. Ma non è che queste contraddizioni LI’ EMERGONO ma nel nostro democratico mondo occidentale riusciamo-riescono (i governanti) anche a nasconderle un po’?
    Troppa confusione.

Lascia un commento