La scuola che resiste

30 Agosto 2011
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Alba Sasso

su il manifesto del 22 giugno 2011

Non si arresta l’offensiva nei confronti della scuola pubblica italiana. Quello che si sviluppa in maniera sempre più articolata, scientifica, è un vero e proprio massacro delle scuole, impoverite di tutto, nel tentativo di espellere non solo la presenza fisica dei professori, ma la possibilità e la capacità di continuare ad essere luogo dove si formano i cittadini. Compito affidato alla scuola pubblica dalla Costituzione, che è il vero obiettivo di questo lavorìo di macelleria scolastica. La scuola sta resistendo. Ma accade che ogni qual volta il mondo della scuola trovi al suo interno le forze e la creatività della ribellione, ad ogni moto di orgoglio, ad ogni mobilitazione, corrisponde un nuovo attacco del governo.
È un nemico mortale, la scuola, per il berlusconismo. A niente è stata dedicata tanta forza, tanta energia, una così infinita sequenza di provvedimenti come alla scuola pubblica. Neanche sul tema della giustizia si procede con tanta ostinata e scientifica sistematicità. Prendiamo la sequenza degli ultimi atti governativi e ministeriali: i tagli sul numero degli insegnanti e del personale Ata per il 2011/2012 colpiranno le possibilità di lavoro, di occupazione per tante e tanti, ma colpiranno, ce ne sono già le tracce, sempre di più la qualità della scuola, il diritto all’apprendimento. Si taglia non l’inutile, come ebbe a dire la Gelmini, ma il necessario. Il pane per crescere. Ma quello che ancora di più sta suscitando rabbia e indignazione è questo assurdo e scomposto balletto sui precari. Dopo aver approvato in Parlamento l’immissione nelle graduatorie dei docenti abilitati, la fiducia di oggi alla Camera ne uccide prospettive e speranze.
E ogni punitiva improvvisazione contro il precariato è consentita. E non solo contro quello della scuola. Cosa è tutto questo se non la risposta rabbiosa di un governo alle corde ad un mondo, quello della scuola, che resiste oltre ogni previsione?
Le risorse di quel mondo sono ancora grandi. Sono la risorsa delle intelligenze dei docenti, la loro infinita pazienza, capace di affrontare ogni empasse, pensiamo all’errore delle prove Invalsi che ricade in questi giorni esclusivamente su di loro, senza che nessuno neppure li ringrazi. Sono la risorsa dei giovani, di ragazze e ragazzi che continuano ad avere fiducia nella scuola pubblica, in «quel bene comune» che altri vogliono cancellare dalla loro vita e che forse, proprio per questo, sempre di più hanno voglia di capire, di contare e di decidere.
Oggi cominciano gli esami di stato. Un grande in bocca al lupo alla scuola che va avanti, ai docenti, agli studenti, a tutti quelli che ostinatamente ogni giorno camminano controcorrente. A quei precari che lasceranno i loro presìdi per essere questa mattina in classe. È un contrasto sempre più grande, sempre più evidente tra questo mondo e un governo della scuola che sa solo tagliare ma è incapace di governare un sistema complesso e carico di potenzialità per il futuro delle persone e del Paese.
Le mobilitazioni non si fermeranno. In estate i precari non vanno in vacanza. E gli studenti sanno cosa li aspetta a settembre. Chi non sa bene cosa lo attende è probabilmente il governo. Che non capisce, non può comprendere l’ostinazione di un intero popolo a difendere la scuola pubblica, la sua scuola. Sarà un autunno ancora in difesa della scuola quello che ci attende. Ai generali berlusconiani si contrapporrà la creatività infinita di un mondo, quello del sapere e della conoscenza che ha al suo interno tutte le risorse per vincere questo scontro.

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