Parliamo di Chiesa

20 Febbraio 2012
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Gianna Lai

Mentre prosegue il pellegrinaggio, di vago sapore medievale, alle relique di Giovanni Paolo II, si è svolto a Cagliari un interessante e partecipato dibattito dal titolo “Parliamo di Chiesa”, con Mario Cugusi, il parroco di Marina allontanato dal Generale Mani, ed Ettore Cannavera animatore della Comunità “La Collina” di Serdiana. La Chiesa dei potenti e la chiesa degli umili.
L’iniziativa, promossa dall’Ass. Miele Amaro, è stata introdotta da Gianna Lai, di cui pubblichiamo l’introduzione.


Nell’ambito dell’ormai quasi conclusa rassegna di Miele Amaro, intitolata “150 anni, La storia come un romanzo nella letteratura dell’Italia unita”, oggi parliamo di Chiesa, con Mario Cugusi e Ettore Cannavera, così conosciuti, per il loro impegno sociale e la partecipazione al dibattito cittadino, da non aver bisogno di presentazioni. Il rapporto fra Stato e Chiesa attraversa tutta la nostra storia, la nostra letteratura, così come l’esperienza  della Chiesa nel sociale, la relazione della fede cattolica con cultura laica;  possiamo anzi dire che di questo tempo  tale rapporto sembra  rappresentare  la grave crisi di valori,  così come la registriamo a tutti i livelli della società. E’ recente il tentativo  di  porre la centralità dell’identità cristiana anche nel preambolo della Costituzione europea, secondo un’operazione di vero e proprio potere da parte delle gerarchie ecclesiastiche, e se alcuni settori di cattolici hanno dubbi sulla riabilitazione di Galileo,  notiamo che è in piena ripresa il creazionismo come unica interpretazione del mondo, ma ancora di più inquietano le reliquie di Giovanni Paolo II esposte a Cagliari in Cattedrale col picchetto d’onore, per volere dell’arcivescovo Mani. Questi fatti non sembrano fare da contrappunto a questa nostra società, attraversata da una forte ideologia conservatrice, proprio ora che  ai nuovi integralismi e xenofobie e razzismi si dovrebbero contraporre valori alti  di solidarietà e accoglienza? Dove un giovane su tre è disoccupato, i lavoratori espropriati di ogni rappresentanza politica e, si vorrebbe, anche sindacale, e avanza la povertà,  mentre le ricchezze continuano a concentrarsi indisturbate in poche mani, vera causa della crisi economica di questa Europa? E allora ci chiediamo e chiediamo anche ai nostri relatori, la Chiesa, i cattolici nelle loro associazioni levano la  voce di protesta contro lo squilibrio tra popoli ricchi e popoli poveri come fecero Giovanni XXIII e Paolo VI attraverso le loro encicliche? E’ ancora attuale la Pacem in terris di Giovanni XXIII che si rivolge agli “uomini di buona volontà”, e, dunque, anche ai non credenti portatori di giuste istanze morali e sociali? “Il papa più grande dei tempi moderni“, dice Pasolini di Roncalli, “che ha interrotto la terribile monotonia della vita“. E’ ancora attuale il rinnovamento della Chiesa operato dal Concilio Vaticano II, che corisponde ad un momento di grande crescita sociale e civile dell’intera Italia? Vi si ispirano forse  i nostri governanti, che si dichiarano cattolici quando, in maniera classista, irridono alle richieste del disoccupato alla ricerca di un posto di lavoro, possibilmente fisso? O quando stigmatizano lo studente-lavoratore fuori corso? Per cominciare a entrare nelle questioni di fede, contro questi ipocriti, Dio non dovrebbe proprio dire “le vostre preghiere non le voglio“?
Oggi, in contrapposizione all’esperienza forte di Giovanni XXIII e Paolo VI, Benedetto XVI, Ratzinger  si dichiara invece depositario della verità e tuona contro ogni forma di laicismo e relativismo, secondo una visione gerarchico-autoritaria della vita. Il papa tedesco sembra riportarci indietro, alle  correnti cattoliche più retrive del Risorgimento, nemiche della cultura liberale. E con il suo predecessore Wojtila, responsabile di aver dato forma giuridica all’Opus Dei, Ratzinger, allora cardinale,  falcidia la teologia della liberazione in America Latina, ambedue determinati a mantenere una forte ingerenza della Chiesa nelle questioni dello Stato italiano. E a mantenere atteggiamenti profondamente misogini in termini di contraccezione, interruzione della gravidanza, accesso delle donne alle gerarchie ecclesistiche  in un’Italia, dice Chiara Saraceno, dove  persiste “il connubio tra pensiero postfascista e l’ideologia cattolica, che negano, entrambi, l’ immagine femminile“. Ma se il divino è stato prima di tutto concepito nel corpo femminile, come può ancora oggi la Chiesa non sentire così pressante la richiesta di rinnovamento per  porre fine a una discriminazione che ha gravissime ripercussioni a livello sociale, in termini di riconoscimento della dignità della donna?
Sembra di tornare all’intransigenza cattolica postrisorgimentale, anche nell’Italia dei nostri giorni che celebra la breccia di Porta Pia (1870) con il Cardinal Bertone, ministro degli esteri vaticano. Quando l’ unità d’Italia si costruisce contro il mondo cattolico, contro la Chiesa, ormai privata del suo potere temporale, della sua egemonia nel campo dell’istruzione,  fino alle prime aperture della Rerum novarum del 1891, e al patto Gentiloni (di appoggio cattolici a Giolitti) del 1913. Ma sembra resti, nella storia d’Italia, la volontà  di una  parte del mondo cattolico di ottenere una  rivincita sullo Stato italiano: prima i  Patti Lateranensi nel ‘29, con un regime alla ricerca  del consenso dei cattolici e dell’appoggio della Chiesa, che  non denuncerà l’alleanza neanche di fronte alle leggi razziali;  e sarà cocente l’accusa mossa a Pio XII di non aver parlato contro lo sterminio.  “Per non fare peggio“, dicono oggi i suoi difensori. “Io non voglio giudicare“, dice sulla questione Moni Ovadia, “ma  il Capo spirituale della Chiesa Ortodossa bulgara, il metropolita Stephan, non ebbe paura di fare peggio: tuonò contro i nazisti e li diffidò a non osar toccare la popolazione, e insieme a altre figure istituzionali della Bulgaria. Salvò così migliaia di persone dai lager, come fecero tanti sacerdoti in Italia”.
 Una  rivincita nel secondo dopoguerra con l’articolo 7 della Costituzione, quando le aspirazioni teocratiche di pio XII, si realizzarono nell’Italia del centrismo democristiano, in un rapporto fra Chiesa e Stato che sempre di più la garantisce, nel finanziamento alle scuole confessonali, fino alla famosa ripartizione dell’8 per mille, (e intanto lei fa  business con lo Ior di Marcinkus, la banca del Vaticano).
E non è proprio dal rafforzarsi della Chiesa espressione del potere Vaticano che nasce la sua crisi, come crisi delle vocazioni e della partecipazione all’esperienza religiosa, le chiese vuote, e insieme gli scandali dei preti pedofili e della banca vaticana? E’ dunque  ancora valido il celebre giudizio di Machiavelli sugli italiani, diventati per colpa della Chiesa “sanza religione e cattivi”?
 Ma c’è la Chiesa dei preti  e dei cattolici che scelgono di stare tra la gente e spesso disobbediscono alle gerarchie ecclesiastiche,  don Milani e don Mazzi, dom Franzoni, e poi don Ciotti e don Gallo, e la Chiesa povera  e umile sognata dal Cardinal Martini, e Dionigi Tettamanzi, voci illuminate nel conservatorismo di questi tempi. Questa Chiesa non ha dimenticato il Concilio vaticano II e si vuole ispirare al Vangelo, alla predicazione di Cristo, cosi eversiva  perchè fondata sulla speranza assicurata a uomini e donne tutti uguali di fronte a Dio, poveri derelitti e schiavi. fondata su quel cambiamento interiore che pose l’esperienza  religiosa come problema della coscienza, le basi per la libertà di coscienza e di una  nuova  condizione esistenziale per tutti gli uomini.
Vogliamo dire, e concludo,  che  una comunità progressista ha bisogno di una Chiesa aperta e non compromessa col potere, così le esperienze di  partecipazione alla vita sociale della città e del territorio, di Mario Cugusi a Marina, ahimè  drammaticamente interrotta dall’autorità costituita. E Ettore Cannavera nella Comunità della “Collina“, entrambi punto di riferimento popolare e di crescita culturale, che avvicinano la Chiesa agli uomini, indistintante a tutti gli uomini di buona volontà. Ce ne parleranno, come vorranno,  nei loro interventi, cui seguiranno le domande e gli interventi del pubblico.
 

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