Regione, riforme…riforme…riforme

2 Maggio 2014
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 Peppino Pentumas

Caro Professore,
leggo ormai con una certa apprensione i suoi interventi  sulla politica regionale sarda che lei pubblica su Democrazia oggi. Le sue  preoccupazioni sono ben note, così come sono arcinote le sue posizioni sulla riforma costituzionale, sulla riforma regionale e la sua costanza nel vedere ancora protagonisti, nel bene e nel male, quello che rimane ancora degli Enti locali della Sardegna. Capisco quindi la sua puntigliosità nel chiedere alla Giunta regionale, ed in particolare al suo Presidente Francesco Pigliaru, una riforma strutturale della Regione. Lei chiede a Francesco  di organizzare un <<progetto>> in grado di trasformare un elefante in una docile gazzella ma anche di schierarsi in netto contrasto con la  “controriforma “ che ci sta proponendo il Governo Renzi.
In linea con lei si è proposto recentemente, su un altro blog, anche l’ex Assessore Massimo Dadea che auspica una nuova stagione autonomistica che metta in grado la Sardegna di uscire da un angusto ambito riformista aprendo, se ho capito bene, alle nuove istanze sovraniste, oppure ad una nuova costituente…..
Ohioi….Ohioi….cosa mi tocca sentire. Ottime teorie ma difficili in questo momento da mettere in pratica, soprattutto con questa classe politica regionale.
Considerato però che lei è uno studioso della materia e che il Dr. Dadea è stato anche Assessore degli Affari Generali, peraltro preposto alla Riforma della Regione e che tutti e due siete stati consiglieri regionali, in un impeto di generosità, vi concedo le attenuanti generiche.
Come sapete, sono e continuerò ad esserlo, almeno per altri tre anni, Segretario Generale del Governatorato di Truncus is Puddas . Resto quindi rispetto a voi un modesto cultore della materia costituzionale e regionale. Però intendo scendere nell’agone della discussione essendo stato,  insieme a lei, nel Comitato per le Riforme del nostro Governatorato che, come ricorderà, ha ricevuto un premio come migliore riforma istituzionale e burocratica nella convention dei piccoli Stati, tenutosi a Malta nel 2005.
Tutto ciò è stato possibile grazie ad una iniziativa del  Partenariato economico-sociale e degli Enti Locali.  Poi una Commissione di Esperti e di Saggi ha predisposto un Disegno di Legge che il nostro Consiglio Senatoriale, dopo una vivace discussione, ha approvato.
Dalle vostre discussioni sulle riforme, invece, traspaiono molta lentezza,  litigiosità e critiche rispetto a ciò che gli altri fanno o propongono. Ritengo quindi che sia necessario partire con una serie di proposte concrete su cui incalzare il vostro Governatore.
Caro Professore nel mio precedente intervento ho riportato (in grassetto) una frase estratta dalle Dichiarazioni Programmatiche della prima  Giunta di sinistra del 1980: La nuova fase costituente deve, quindi, concretizzarsi, in una vera e propria rifondazione dall’interno della regione per disegnare un ruolo fondamentale di programmazione, di indirizzo e di coordinamento, con contestuale trasferimento o delega agli enti locali di tutte  le funzioni amministrative ad essi trasferibili e delegabili; dall’altro, nella costruzione di un nuovo rapporto con lo Stato che consenta sia di valorizzare tutte le potenzialità autonomistiche contenute nello Statuto speciale, sia di pervenire, in tempi ragionevoli, ad un suo adeguamento attraverso l’approvazione di quelle modifiche ed integrazioni che le forze politiche sarde hanno individuato come necessarie.
Non voglio insegnare niente a nessuno, molto modestamente intendevo provocare un dibattito. Concordo quindi con lei sulle osservazioni e le critiche riguardanti la vostra disastrata regione. Aggiungo, inoltre , che  la Giunta, dopo aver proposto nel Programma elettorale un  paragrafo intitolato “ Istituzioni di alta qualità“ e aver mosso  severe critiche alla burocrazia, non ha indicato i rimedi radicali su cui intervenire per contrastare l’elefantiasi e  lo spreco di risorse che avviene ogni giorno nella vostra Regione.
Ancora oggi l’Assessore competente è stato visto più volte aggirarsi tra Viale Trieste e Viale Trento esclamando: Riforme….., riforme…., riforme. Purtroppo solo parole e niente fatti. Pigliaru, anzi il mitico Francesco, sta ancora aspettando uno straccio di riforma purchessia, peraltro da me e da lei indicata e invocata tempo addietro.
La voglio comunque incoraggiare: il nostro agente segreto Lelle Puddinu, mi ha inoltrato una scheda sintetica, da lui elaborata, in cui afferma che esistono già alcuni documenti predisposti da alcuni ex-candidati, oggi consiglieri della maggioranza, che però non trovano spazio in quanto non in linea con quanto sostiene l’attuale Assessore preposto alle Riforme,  Prof. Gian Mario Demuro.
Caro Professore, ho estrapolato dal documento alcune modeste proposte che, pur non godendo della originalità,  consentiranno alla Giunta regionale di iniziare a discutere di cose reali. Si tratta, in particolare, di: 
- un Disegno di Legge che modifica la L.R. 7 gennaio 1977, n.1 “Norme sulla riorganizzazione amministrativa della Regione sarda e sulle competenze della Giunta, della Presidenza e degli Assessorati regionali” che  accorpa e ridimensiona drasticamente alcune competenze regionali con l’intento di attribuirle al sistema degli Enti locali. Tale proposta dimezza inoltre gli Enti regionali, le società partecipate e le Società in house.
- Un Disegno di legge  che modifica e integra la L.R. 13 novembre 1988, n.31 che riguarda la  “Disciplina  del personale  regionale e dell’organizzazione degli uffici della Regione” che prevede una migliore dislocazione delle competenze, uno snellimento delle procedure e un ridimensionamento degli organici.
- Una Bozza di Deliberazione della  Giunta regionale che prevede il taglio di almeno 12 Direzioni generali (attualmente sono 25) e circa 20 Direzioni di Servizio, peraltro  15 già vacanti.
- Una Bozza di Deliberazione per l’istituzione di una Commissione, composta  da 3 funzionari dirigenti e da  4 membri esterni,  sulla semplificazione amministrativa in grado di generare in tre mesi due procedure standard da adottare in modo drastico su tutti i provvedimenti amministrativi.
Quindi caro Pubusa,  dal suo blog potrebbe partire una iniziativa a favore di queste proposte. Si tratta, come potrà notare,  di piccole “riforme” ma per la vostra Isola potrebbe essere già una piccola rivoluzione. Il Prof. Pigliaru capirà che si tratta comunque  di vantaggi competitivi…e di un notevole risparmio. La Sardegna non può più aspettare.

P.S. Sulla riforma statutaria e sulla costituente lascio a lei e ad altri esperti l’elaborazione di una proposta.
 

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