Migranti: domande scomode e risposte difficili (ricordando Francesco Cocco)

6 Gennaio 2018
2 Commenti


Lucia Pagella

Sul tema dei migranti Francesco Cocco il 7 ottobre 2015 ha scritto su questo blog uno stimolante articolo, che ha dato origine agli interventi di Andrea Pubusa, Tonino Dessì, Lucia Pagella e Gianfranco Sabattini, una riflessione a più voci ancora attuale.

In questi giorni tristissimi in cui la morte di Francesco ha aperto un vuoto incolmabile, desidero ricordarlo per come l’ho conosciuto fin dai banchi dell’università : una persona  dalle convinzioni profonde, un comunista rigoroso ma anche un uomo libero che non temeva di esprimere le proprie idee anche quando queste potevano apparire eterodosse. In Lui aveva sempre la meglio l’Umanità, la Pietas verso le persone più deboli e la preoccupazione per il loro destino.
Avevo ancora tante domande da rivolgergli perché le sue risposte erano sempre illuminanti, così lontane della preoccupazione del politicamente corretto.
Ed oggi desidero farlo a rischio di essere fraintesa.
Prendo spunto dalla ripresa degli sbarchi dei migranti in condizioni di mare proibitive.
Avanzare dubbi su questa non soluzione è stato (e lo è tutt’ora ) difficile perché si rischia di apparire preoccupati di essere invasi, di perdere i nostri privilegi, di divenire più poveri. Ma nessuno all’infuori di Francesco si è posto il problema del destino delle terre che vengono abbandonate e delle popolazioni che abbandonano le loro radici, la loro cultura per trasferirsi in paesi lontani dove sono appena tollerati quando non respinti da frontiere che non dovrebbero più esistere.
Francesco si era posto il problema del destino dell’Africa, il luogo dove la razza umana ha avuto origine, così ricca e così povera. Le ricchezze del suo sottosuolo sono state la sua maledizione perché altri uomini accecati dall’avidità se ne sono appropriate con la forza prima e con l’inganno poi, trasformando in un deserto di valori quello che poteva essere la ricchezza del mondo.
E’ un tragico paradosso che coloro che sembrano maggiormente preoccupati del destino dei disperati in realtà non sappiano escogitare altra soluzione se non il trasferimento coatto dei poveri del mondo attraverso il Mediterraneo su barconi fatiscenti per essere alloggiati in veri e propri lager, sfruttati, respinti e cinicamente considerati “opportunità”.
E qui sorge la prima ineludibile domanda: opportunità per chi? Opportunità per le cooperative che ne hanno fatto un affare miliardario (meglio della droga), opportunità per i caporali che taglieggiano il loro miserabile salario, opportunità per i proprietari delle terre e dei cantieri dove sono costretti a lavorare per orari che troviamo solo all’origine della rivoluzione industriale.
Francesco si poneva il problema del destino dei paesi che vengono privati dei loro figli migliori, del loro futuro.
Ed ecco la seconda domanda : perché la fuga dei nostri cervelli viene considerata una jattura  e la fuga dei cervelli dall’Africa viene considerata un fatto positivo da incoraggiare? Forse perché questa non soluzione ci fa sentire tutti più buoni? Ho avuto modo di parlare con alcuni migranti e, intrisa di pregiudizi occidentali, mi sono meravigliata che molti, oltre a parlare un italiano più che discreto, avessero seguito studi superiori conseguendo diplomi e talvolta lauree che avrebbero potuto migliorare le condizione dei paesi di origine.
Ma c’è la guerra, si osserva con insopportabile ipocrisia.
Ed ecco la terza domanda: ma chi ha scatenato le guerre? Nessuno sembra ricordarsi che le rivoluzioni (primavere arabe comprese) sono il parto del mercato che premia i trafficanti di armi che difendono i trafficanti di diamanti, di oro, di uranio e naturalmente di petrolio.
Ho ascoltato la conferenza di una prefetta che vantava il suo dispendio di forze a favore dell’”accoglienza” sulla quale aveva fondato la propria brillante carriera di rappresentante dello stato centralista e mi dava l’impressione di vedere il bimbo che su una spiaggia cerca di vuotare il mare con un secchiello. No! Non è con i barconi che salveremo il mondo: tra venticinque anni l’Africa conterà più di due miliardi di abitanti e dovremo fare i conti con la nostra avidità. Ma forse saremo tutti spazzati via da una guerra nucleare: i pazzi che la possono scatenare non mancano dal dittatore coreano al presidente americano che tutte le volte che firma una delle sue ca**ate si affretta ad esibire la  firma forse per rassicurarci che è anche in grado di leggere e scrivere.
Per salvare il mondo, per scongiurare l’Apocalisse dovremo compiere una autentica rivoluzione culturale:
- dovremo partire dalle preoccupazione di Francesco e darci le risposte conseguenti;
- dovremo smetterla di considerare l’Africa solo una gigantesca miniera ed i suoi abitanti un accidente da sistemare dove ci è più comodo;
- dovremo smetterla di affidarci alla benevolenza interessata dei vari tirannelli sostenuti dalle nostre armi a difesa delle nostre ricchezze rapinate e non uccidere i Sancara che dimostrano come sia possibile modificare le condizioni di un popolo riconoscendo libertà e giustizia;
- dovremo smetterla di riempirci la bocca della parola democrazia proprio ora che questa è più a rischio anche da noi ed evitare di “esportarla”;
- dovremo seguire le raccomandazioni di questo Papa, così amato da Francesco, e condividere le nostre ricchezze nel nostro stesso interesse perché solo la condivisione genera pace e benessere.

2 commenti

  • 1 Oggi sabato 6 gennaio 2018 | Aladin Pensiero
    6 Gennaio 2018 - 10:35

    […] Lucia Pagella su Democraziaoggi. ————————————— Oggi 6 sabato gennaio 2018 aladinews […]

  • 2 Tonino Dessì
    6 Gennaio 2018 - 14:23

    Avverto l’esigenza di ricordare che questo fu un argomento (l’unico, forse, in tanti anni), relativamente al quale rivolsi a Francesco delle puntualizzazioni, che confermo, anche perché lui stesso non le ritenne immotivate.
    Direi che occorre non dimenticare la connessione stretta fra il problema nella sua globalità e la sua gestione politica contingente. Siamo alla vigilia delle elezioni politiche e purtroppo sul tema, come ha testimoniato l’accordo tra il Ministro Minniti e alcuni ras libici, ma anche l’affossamento parlamentare del disegno di legge sullo ius soli, sta prevalendo una posizione antiumanitaria, anticostituzionale, xenofoba e razzista, condivisa dalla destra, dalla Lega, da FI, dal PD e dal M5S.
    http://www.democraziaoggi.it/?p=4072#more-4072

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