RWM. Notificato il ricorso al Tar delle associazioni pacifiste contro il Comune di Iglesias sull’ampliamento della fabbrica di bombe. Occorre anche una decisa iniziativa politica

12 Gennaio 2019
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Andrea Pubusa

Italia Nostra, il Comitato Riconversione RWM per la pace, l’Unione Sindacale di Base per la Regione Sardegna, l’ARCI Sardegna,  l’Assotziu Consumadoris Sardigna ONLUS, Legambiente Sardegna, il Centro Sperimentazione Autosviluppo – ONLUS, il Movimento Nonviolento, la Confederazione Sindacale Sarda-CSS, hanno notificato ieri il ricorso al Tar contro il Comune di Iglasias e la RWM per ottenere l’annullamento dell’autorizzazione rilasciata dal Comune di Iglesias all’ampliamrnto dell’impianto per la produzione di ordigni da guerra. Queste associazioni fanno da battistrada, ma sostengono l’iniziativa soggetti come l’ANPI, il CoStat e altri ancora coinvolti nella battaglia che ha portato alla ribalta nazionale e internazionale il problema RWM. I vizi specifici della procedura sono tanti, primo fra tutti, l’aver spezzettato il progetto per “saltare” la procedura di impatto ambientale.Tanti piccoli progetti per nasconcere l’organicità dell’ampliamento e baipassare una valutazione d’impatto ambientale stretta più delle forche caudine.
Al di là dei vizi procedurali, che sarà compito del Tar vagliare, la fabbrica di ordigni da guerra di Domusnovas-Iglesias solleva quesiti più generali che interrogano il Comune di Iglesias, la Regione sarda e il governo nazionale, tant’è che Conte nella conferenza di fine anno  ha preso l’impegno di esaminare il dossier insieme alla ministra della difesa, mentre il sindaco Marco Usai avalla e Francesco Pigliaru tace.
La produzione e il commercio di armi da guerra prodotte a Domusnovas e di cui si vuole l’incremento contrasta con norme dell’ordinamento interno e sovranazionale. Anzitutto con l’art. 11 della nostra Costituzione, che enuncia il principio pacifista, con la L. 185/1990, che proibisce esportazione e transito di armi «verso i Paesi i cui governi sono responsabili di gravi violazioni delle convenzioni internazionali in materia di diritti umani», e col Trattato sul commercio delle armi dell’ONU del 2.4.2013 (Arms Trade Treaty – ATT), che enuncia il regime delle proibizioni in particolare al commercio e all’uso delle armi per la commissione di atti di genocidio, crimini contro l’umanità o violazioni delle Convenzioni di Ginevra del 1949.
Di questi testi abbiamo già parlato in questo blog. L’ampliamento della RWM contrasta manifestamente anche con la risoluzione del Parlamento europeo dell’ottobre 2018 sulla guerra contro lo Yemen.
In essa c’è una severa e agghiacciante descrizione di quanto sta accadendo nello Yemen sotto attacco della coalizione a guida saudita. In particolare – si legge nella Risoluzione - «nel giugno 2018, la coalizione guidata dall’Arabia Saudita e dagli Emirati arabi uniti (EAU) ha avviato un’offensiva volta a conquistare la città di Hodeida». Tale azione militare «secondo l’organizzazione Save the Children […] ha causato centinaia di vittime tra i civili. […] Il 9 agosto 2018 un attacco aereo sferrato dalla coalizione guidata dai sauditi ha colpito uno scuolabus in un mercato nella provincia settentrionale di Saada, uccidendo varie decine di persone tra cui almeno 40 bambini, la maggior parte dei quali di età inferiore ai 10 anni … Due settimane dopo, il 24 agosto, la coalizione guidata dai sauditi ha lanciato un nuovo attacco in cui hanno perso la vita 27 civili, per la maggior parte bambini, che stavano fuggendo dalle violenze nella città assediata di Hodeida, nel sud del paese». Inoltre, «la campagna guidata dai sauditi e gli intensi bombardamenti aerei, compresi gli attacchi indiscriminati in zone densamente popolate, aggravano l’impatto umanitario della guerra» mentre «le leggi di guerra vietano attacchi deliberati e indiscriminati contro i civili e obiettivi civili quali scuole e ospedali.[…] Dal marzo 2015 più di 2.500 bambini sono stati uccisi, oltre 3.500 sono stati mutilati o feriti e un numero crescente di minori è stato reclutato dalle forze armate sul campo. Le donne e i bambini risentono in modo particolare delle ostilità in corso», e, «secondo l’UNICEF, quasi due milioni di bambini non sono scolarizzati, il che compromette il futuro di un’intera generazione di bambini yemeniti come conseguenza dell’accesso limitato o nullo all’istruzione, rendendo tali bambini vulnerabili al reclutamento militare e alla violenza sessuale e di genere». Per queste ragioni, prosegue la Risoluzione, «nell’agosto 2018 una relazione dell’Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani ha concluso che vi sono ragionevoli motivi per ritenere che tutte le parti implicate nel conflitto nello Yemen abbiano commesso crimini di guerra», giacché vengono utilizzate «armi pesanti in zone edificate e densamente abitate, attaccando anche ospedali e altre strutture non militari».
Basta questa sintesi molto parziale del documento a delineare un vero e proprio film dell’orrore; la risoluzione, che è un atto ufficiale del Parlamento Europeo, fa comprendere quanto l’esportazione di ordigni all’Arabia Saudita, compresi quelli fabbricati nello stabilimento RWM di Domusnovas-Iglesias, si configuri come un’attività contro il dettato della nostra Costituzione e delle nostre leggi nonché dei Trattati internazionali.
Sorprende dunque che i governi del centrosinistra in ordine alla vicenda RWM si siano lavati le mani (e la coscienza) e si spera che il governi Conte ponga rapidamente rimedio. In questa direzione la folta pattuglia dei parlamentari pentastellati sardi dovrebbe avviare un’iniziativa immediata, chiamando a raccolta anche gli altri membri, sardi e non, delle Camere. Dovrebbero prendere l’iniziativa anche i candidati alla presidenza della Regione. In particolare Zedda dovrebbe chiamare il suo compagno di cordata Mauro Usai, sindaco di Iglesias, per richiamarlo al dovere di riesaminare l’autorizzazione alla luce del ricorso e delle proteste, ed invitarlo al ritiro dell’autorizzazione all’ampliamento in autotutela, d’ufficio. Esistono le condizioni per la soluzione politico-istituzionale della vicenda, evitando la sentenza del giudice sempre aleatoria.

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