Gioco d’azzardo e bombe vietate…del tutto o poco poco?

2 Agosto 2019
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 Amsicora

 Amici miei, forse sono presuntuoso, avete notato che scrivo sempre meno? Volete saapere il perché? Non ci sono dietro ragioni complesse, c’è solo un calo d’ispirazione. Lo scenario non è per nulla divertente, non si presta a osservazioni argute. Notizie horror che giornali e tv lanciano con dovizia di particolari orripilanti. Pugnalate, sangue a zampilli, sparatorie folli sulla folla e simili amenità. Chi ha voglia di scrivere?
Ma anche venendo alla politica o all’alta amministrazione c’è poco da spassarsela. Prendete il presidente dell’Agcom Marcello Cardani. Ha preso carta e penna e ha avvertito il governo che il divieto di pubblicità del gioco d’azzardo previsto dal decreto Dignità ed entrato in vigore a metà luglio è difficile da applicare. Gli operatori stranieri non possono essere sanzionati in Italia. Ergo, vengono svantaggiate le aziende italiane. Ergo - sembra di capire - meglio come prima. Non solo gli stranieri, ma anche gli italiani facciano propaganda per il gioco d’azzardo e lucrino sulla rovina altrui. Poi il nostro polemizza con Di Maio che si era permesso nientemeno di dire una cosa sacrosanta: “Il gioco d’azzardo è come una droga: rovina ragazzi, adulti e intere famiglie”. “Ora l’Agcom, che è l’autorità per le comunicazioni, ha talmente annacquato il divieto che sta praticamente dicendo a tutte quelle famiglie ‘sì, il Ministro ha vietato la pubblicità, ma noi la rimettiamo, in modo che tuo figlio giochi ancora, e ancora’. Parole sante in un paese in cui il gioco d’azzardo è ancora reato. Codice penale: art. 718. “Chiunque, in un luogo pubblico o aperto al pubblico, o in circoli privati di qualunque specie, tiene un gioco d’azzardo o lo agevola  è punito con l’arresto da tre mesi ad un anno e con l’ammenda non inferiore a duecentosei euro”.
In questa situazione
invitare i signori dell’Agcom a dimettersi e il minimo che si può fare. Del resto  a settembre dice il vice premier “cambieremo i vertici“, il cui mandato di sette anni è comunque scaduto il 26 luglio. “Che cavolo di Paese siamo se un Ministro vieta la pubblicità e una authority la permette di nuovo?” – chiede provocatoriamente il capo politico del M5s. E come dargli torto?
Curiosa la risposta di Cardani: “l’Authority non può essere considerato un ufficio di diretta collaborazione di un ministro”. Bravo! Ma neanche di diretto ostacolo all’azione di governo! E neanche di favore alla elusione delle leggi. O no?

Interviene sulla questione il PD e che fa? Sostiene il contrasto al gioco d’azzardo o parla d’altro? Non ho tempo da perdere. La risposta datela voi.

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Abbiamo parlato di gioco d’azzardo. Ma se passiamo alle produzioni stragiste, la musica non cambia. Sindaci (non tutti) e sindacati del Sulcis, dopo il blocco delle esportazioni allo Yemen, non si sentono sollevati dal fatto che i crimini contro l’umanità perpetrati nello Yemen (parola del Consiglio d’Europa) non vedono più il concorso indiretto di chi produce gli ordigni. No, quandomai! Non vedono le famiglie e i figli altrui, ma pensano ai propri. E li pensano anche a prescindere dall’art. 11 Cost., i trattati internazionali, le risoluzioni dell’ONU e del Consiglio d’Europa e la legge italiana, che tutte vietano l’esportazione di armi a paesi non europei belligerati, tanto più se - più che sospettati - di crimini contro l’umanità (sempre parola del Consiglio d’Europa non del Comitato per la riconversione RWM). Dove pensano di andare a parare questi statisti? Non è più ragionevole rientrare nella legalità costituzionale e internazionale e battersi per una riconversione? Non è che insistere per la produzione di bombe sia autolesionistico? Non ho tempo da perdere. La risposta a voi.

(strage di Natale in Yemen)

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