Carbonia. Carbosarda, piglio imperioso e andare per le spicce, ma il movimento operaio del Sulcis è ormai noto e popolare in tutta Italia per la sua lotta in difesa della dignità del lavoro e della democrazia

17 Aprile 2022
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Gianna Lai

 

Oggi domenica di Pasqua, ma noi pr0seguiamo nella pubblicazione della storia di Carbonia, iniziata il 1° settembre 2019.

 

Piglio imperioso e andare per le spicce, secondo l’azienda i licenziamenti di massa devono avvenire nel più breve tempo possibile: rudezza con gli operai e disprezzo del mondo del lavoro si affiancano ai modi violenti tenuti dalla forza pubblica. Secondo, naturalmente, la volontà dello stesso governo che, non dimentichiamo, come tengono a sottolineare anche i testimoni, sopratutto Renato Mistroni e Aldo Lai, è solito chiamare, alla testa della SMCS, direttori generali provenienti direttamente dalla Montecatini. Rostand, “uomo di fiducia di Donegani, il quale supera indenne le conseguenze della sconfitta militare e la caduta del fascismo, per ripresentarsi nelle vesti di direttore tecnico della Carbosarda, all’indomani del 25 luglio e dell’8 settembre”. E Fioretti e poi Spinoglio, direttore generale negli anni difficili del dopoguerra, in precedenza, come ricorda Ignazio Delogu nel suo “Carbonia”, direttore della Montecatini. Uomini di fiducia dei colossi industriali, in sicura intesa con la politica degasperiana e einaudiana sulle miniere, “la dirigenza della Carbosarda, ad eccezione di qualche tecnico sardo, fu sempre contraria, nonostante concessioni e apparenti cedimenti, ad ogni piano di sfruttamento industriale e chimico del carbone Sulcis: la provenienza dalla Montecatini dei massimi dirigenti testimonia della loro infedeltà agli interessi del bacino carbonifero”. E del loro rifiuto di ogni relazione con le maestranze: non si muovono da Roma, i vertici dell’ACaI, né incontrano mai i lavoratori, né le Commissioni interne o i sindacati, compito esclusivo dell’Associazione degli Industriali di Cagliari che, così bene, sapeva rappresentare, della SMCS, metodi e politica, in termini di ascolto delle richieste operaie e di rispetto delle loro istanze. Eppure con la perseveranza del movimento e con la sua capacità e intelligenza, Carbosarda e industriali devono fare i conti, quasi tutti i giorni: grande certo la fatica del lavoro nel sindacato, in una ricostituzione e formazione continua di nuovi quadri e di nuove linee di intervento. Ora sotto la guida di un così illustre dirigente come Velio Spano, affiancato da Giovannetti, Vargiu, Cocco, Barboni, tra i suoi collaboratori più stretti, per dare nuovo impulso alla lotta contro i licenziamenti di massa e sollevare il movimento dalla crisi in cui lo gettano continuamente la perdita di tanti posti di lavoro e le violenze poliziesche. E tuttavia sempre ben ferma la popolarità di Carbonia in tutta la Penisola, per l’importanza del suo combustibile, durante la ricostruzione, e per le lotte degli operai, del sindacato e della sinistra, in quegli anni. E poi i Consigli di gestione, che la accomunano alle esperienze delle grandi fabbriche nazionali, così la dura repressione dopo i fatti del 14 luglio e, ora, la messa in atto della “non collaborazione”, praticata in tante aziende del Nord e preparatoria, nel Sulcis, della lotta dei 72 giorni. Fin dal pur recente inizio di quella Prima Legislatura, le notizie sulla miniera arrivano direttamente alla Camera e in Senato, grazie all’impegno continuo dei parlamentari socialisti, comunisti e dei sardisti di Emilio Lussu: i problemi sociali che si aggravano di giorno in giorno, in particolare, e che spaventano per le imprevedibili ripercussioni sull’intera economia isolana e sul suo immediato futuro.
Ma il tempo stringe, si capisce dal “gradimento” del governo nei confronti del senatore Velio Spano, nuovo dirigente cittadino, direttamente investito dalla violenza della repressione, ora che la rottura dell’unità sindacale indebolisce la democrazia e riduce decisamente la capacità contrattuale del movimento operaio nell’intero Paese.Se nuova solidarietà si sta creando in città, ad animare il fronte di lotta è la convinzione che un’industria di Stato non possa comportarsi come i privati, di fronte a una tale emergenza sociale: la battaglia deve investire l’intera CGIL, a livello nazionale, e costruire legami forti con le altre categorie in lotta nel territorio e nell’isola, a partire dagli stessi contadini che rivendicano la terra con grandi mobilitazioni già in atto. E deve coinvolgere più profondamente le istituzioni, il Parlamento e poi la Regione, il cui Statuto è legge costituzionale, proprio mentre ci si appresta, nell’isola, a designare i canditati per le imminenti scadenze elettorali. Ma sopratutto perchè sempre più pericolosa si fa, nei confronti del Sulcis, la politica estera degasperiana, del tutto dipendente dal mercato del carbone americano: una storia che i lavoratori di Carbonia conoscono fin troppo bene, sapendo che nessuna contropartita sarà facile ottenere, neppure di fronte alla richiesta del sindacato di un finanziamento governativo “di 7 miliardi di lire”, onde sopperire, nell’immediatezza, alla grande emergenza sociale dei licenziamenti di massa in miniera.

E’ per prima la questura ad annunciare, nella sua relazione di settembre, “Crisi economica e finanziaria della Carbosarda che potrebbe portare alla cessazione dell’attività mineraria”, preceduta solo da L’Unità del 25 che, chiamando in causa la direzione SMCSt, parla di “scandalo per i mancati pagamenti agli Istituti di Cassa mutua e infortuni”, quando già “ giudiziari hanno messo sotto sequestro i camion della società”. Mentre continuano i trasferimenti alle aziende d’appalto AcaI dei minatori allontanati dai cantieri e, nel giro di pochi mesi licenziati senza indennità di disoccupazione alcuna. Alla Camera del lavoro il compito di unire il fronte operai – impiegati, approvando un ordine del giorno contro la smobilitazione e l’orario ridotto, per questi ultimi, in adesione alla “Lotta regionale” sul migioramento dei salari e il controllo dei prezzi. E si chiude il mese di settembre con il pagamento addirittura “spezzettato” delle paghe già così misere, cui i minatori rispondono scioperando per un’ora, mentre è di nuovo la Camera del lavoro a denunciare il comportamento di Spinoglio, che rifiuta “con arroganza, di prendere in considerazione le richieste operaie”. Così su L’Unità del 1 ottobre, “Spinoglio si è fatto forte della nuova situazione politica, che consente all’azienda qualunque manovra”. E il giorno successivo, “Il padrone è Chieffi, Spinoglio riceve ordini da lui” se, di fronte ai rappresentanti degli operai, può dire, “mentre prima i lavoratori strozzavano l’azienda, oggi è necessario strozzare i lavoratori”: da L’Unità del 2 ottobre.

 

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