Meditate gente: i giudici di Cala di Giunco sono gli stessi di Tuvixeddu

22 Settembre 2009
1 Commento


A.P.

Soru regnante, alcuni settori dell’ambientalismo sardo, fra i quali non pochi consulenti del principe o aspiranti tali, si scagliarono con virulenza contro il Tar Sardegna ed il Consiglio di Stato per le decisioni su Tuvixeddu, tutte di annullamento degli eccentrici (sul piano giuridico) provvedimenti della Giunta sarda. Analogo trattamento riservarono ai giudici amministrativi per i molti annullamenti di pezzi del PPR, anche se l’atto nel suo complesso è uscito indenne dal vaglio giudiziale. Ora, dopo le sentenze del Tar prima (n. 1997/2008) e quella confermativa del Consiglio di Stato del giorni scorsi ( n. 5459/2009), che hanno respinto i ricorsi della Cala di Giunco s.r.l., i giudici amministrativi divengono di colpo i paladini della difesa dell’ambiente, delle coste e del territorio, e l’Unità dedica all’avvenimento ben tre pagine.
Intendiamoci, è fuor di dubbio che si tratta di decisioni importanti e condivisibili perché chiudono definitivamente il tentativo di lottizzare una vasta area della costa di Villasimius. E sono importanti anche dal punto di vista giuridico. I giudici amministrativi hanno respinto la tesi secondo cui non esisterebbe una norma di rango legislativo a fondamento della competenza del piano paesistico a prevedere misure di salvaguardia. La sentenza del Consiglio di Stato inoltre riconosce alla previsione regionale particolare rigore e “piena giustificazione nell’esigenza di salvaguardare un paesaggio di incomparabile bellezza, che ha già subito attentati a causa della propensione italica ad una edificazione indiscriminata”. Parole sacrosante, espresse da un Giudice colto e sensibile ai valori costituzionali. Un giudice non dalla parte del mattone se poco avanti soggiunge: “Nalla valutazione comaparativa dei contrapposti interessi, quello generale alla salvaguardia del paesaggio, anche a tutela delle generazioni future, e quello individuale e imprenditoriale allo sviluppo degli insediamenti turistici, trova piena legittimità costituzionale la previsione regionale, estesa anche alle lottizzazioni in corso”. Di qui il rigetto del ricorso di Cala Giunco s.r.l., che vede frustrata la sua pretesa di lottizzazione.
Noi, ovviamente, ne siamo ben felici e siamo ancor più soddisfatti nel trovare nei giudici amministrativi dei garanti delle nostre libertà e degli interessi diffusi e collettivi. Si possono ricordare tante altre sentenza, sul caso Englaro ad esempio, e nei giorni scorsi il Tar Lazio sulla circolare Sacconi sull’alimentazione forzata in difesa della libertà di autodeterminazione del malato. Tuttavia, a scanso di schizofrenia, vogliamo nell’occasione, bonariamente, invitare certi settori dell’ambientalismo sardo, che negli anni scorsi si sono scagliati contro i giudici amministrativi per alcune sentenze demolitorie di provvedimenti della Giunta Soru, a riflettere sul fatto che questi giudici sono gli stessi che oggi hanno salvato Cala di Giunco.

1 commento

  • 1 angelo aquilino
    27 Settembre 2009 - 11:23

    caro A.P.,
    dopo la sconfitta di Soru, pensavo che non avesse piu’ voglia di attaccarlo. Mi accorgo che non e’ cosi’. Cosa vuole ancora? Il plotone di esecuzione? La informo,se mai Le fosse sfuggito, che questo sistema di punizione non e’ piu’ in uso in questo paese ed anche molti altri paesi lo hanno tolto anche dal codice penale militare.
    saluti
    Aquilino.

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