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	<pubDate>Tue, 13 Oct 2026 09:06:15 +0000</pubDate>
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		<title>Il nucleare italiano, tra fantasmi e fake news</title>
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		<pubDate>Tue, 13 Oct 2026 09:06:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Interventi]]></category>

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		<description><![CDATA[&#160;
Da TERZOGIORNALE.IT
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Il governo accelera per far ripartire la produzione nazionale di energia nucleare. Si punta sulle centrali di nuova generazione che però ancora non esistono e intanto si dicono bugie sui costi e i pericoli. E poi c’è la grande incognita dei siti per i nuovi impianti: dove sorgeranno? Abbiamo girato queste domande a Gianni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="margin-bottom: 0cm">&nbsp;</p>
<p style="margin-bottom: 0cm" align="JUSTIFY"><font color="#0000ff" size="4"><em><strong>Da TERZOGIORNALE.IT</strong></em></font></p>
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<p style="margin-bottom: 0cm" align="JUSTIFY"> <img src="https://img.esg360.it/wp-content/uploads/2024/06/18121213/nucleare-bis-768x432.jpg.webp" width="500" height="232" /></p>
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<p style="margin-bottom: 0cm" align="JUSTIFY"><font color="#ff0000"><strong><font size="4"><em>Il governo accelera per far ripartire la produzione nazionale di energia nucleare. Si punta sulle centrali di nuova generazione che però ancora non esistono e intanto si dicono bugie sui costi e i pericoli. E poi c’è la grande incognita dei siti per i nuovi impianti: dove sorgeranno? Abbiamo girato queste domande a Gianni Silvestrini, direttore di Kyoto Club e ad Alfiero Grandi che è stato protagonista delle battaglie referendarie</em></font></strong></font></p>
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<p style="margin-bottom: 0cm" align="JUSTIFY"><font size="4">Il governo Meloni, per bocca della presidente del Consiglio e del ministro Gilberto Pichetto Fratin parla di “svolta storica” (<a href="https://www.terzogiornale.it/2026/09/24/nucleare-si-torna-al-passato-con-lo-spettro-delle-piccole-centrali/">https://www.terzogiornale.it/2026/09/24/nucleare-si-torna-al-passato-con-lo-spettro-delle-piccole-centrali/</a>).</font></p>
<p style="margin-bottom: 0cm" align="JUSTIFY"><font size="4">Nonostante il doppio pronunciamento degli italiani contro le centrali nucleari, il governo vuol far ripartire la produzione di energia nucleare con nuove centrali e riapre la strada al nucleare militare. Solo propaganda? Siamo di fronte a un bluff o il rischio è reale? Abbiamo girato le domande a Gianni Silvestrini, direttore scientifico di Direttore scientifico Kyoto Club, un’organizzazione non profit, creata nel febbraio del 1999, costituita da imprese, enti, associazioni e amministrazioni locali, impegnati nel raggiungimento degli obiettivi di riduzione delle emissioni di gas-serra assunti con il Protocollo di Kyoto, con l’Accordo di Parigi e con il Green Deal europeo e ad Alfiero Grandi che è stato sottosegretario dei governi Prodi II, Amato II, e D’Alema II, deputato della XIV legislatura e prima segretario confederale della Cgil. Si occupa di energia da anni ed è stato in prima fila nelle battaglie referendarie.</font></p>
<p style="margin-bottom: 0cm" align="JUSTIFY"><font size="4"><strong>Alfiero Grandi</strong></font><font size="4">. Dalla confusione che circonda le affermazioni del governo si potrebbe pensare a una balla, ma purtroppo non lo è, tanto che si è avviata una ricerca di risorse finanziarie attraverso la società </font><font size="4"><em>New Cleo</em></font><font size="4"> (Eni, Enel, Leonardo) che si è quotata proprio in questi giorni alla Borsa di NewYork. Non è detto che si riesca nell’operazione ma non si può sottovalutare il rischio per il Paese e per la democrazia. Si vorrebbero cancellare i risultati di due referendum, quello del 1987 e di quello promosso contro la legge voluta da Berlusconi per tornare al nucleare, bocciata dal referendum nel 2011. Si pone quindi prima di tutto una grande questione di democrazia. Preoccupa poi anche quella che potrebbe diventare una disponibilità ad accettare il ritorno del nucleare in Italia in varie aree politiche, anche tra le fila dell’opposizione.</font></p>
<p style="margin-bottom: 0cm" align="JUSTIFY"><font size="4"><strong>Gianni Silvestrini</strong></font><font size="4">. Quello che meraviglia, aldilà delle reali intenzioni politiche, è che non si voglia tenere conto delle dinamiche mondiali della produzione di energia. In Italia si vuole tornare al nucleare quando in tutti gli altri Paesi si è imboccata la strada delle energie rinnovabili. La percentuale di energia elettrica prodotta con il nucleare è in calo in tutto il mondo, soprattutto perché non si costruiscono più centrali. Anche in Cina, dove si continua a costruire, la quota delle rinnovabili è molto più alta, tre quattro volte più alta di in termini di elettricità prodotta rispetto al nucleare. Insomma se guardiamo al mondo, cogliamo un segnale chiaro: il boom delle rinnovabili, mentre il nucleare è in affanno in tutto l’Occidente. Nel 1996 il nucleare contribuiva per circa il 17% alla produzione mondiale di elettricità, oggi siamo scesi al 9%, nel frattempo il solare ha superato il nucleare in termini di energia prodotta a livello globale. Complessivamente, eolico e fotovoltaico generano ormai quasi il doppio dell’elettricità prodotta dall’atomo e, anche in Cina – spesso indicata come modello per il rilancio del nucleare – sole e vento producono oltre quattro volte l’energia generata dagli impianti nucleari.</font></p>
<p style="margin-bottom: 0cm" align="JUSTIFY"><font size="4"><strong>Alfiero Grandi</strong></font><font size="4">. Il disegno di legge varato afferma che il nucleare “vecchio” che c’era fino al referendum del 1987 verrà smantellato, mentre la proposta di legge proporrebbe un nucleare diverso. Qui è la prima menzogna. Il nucleare di cui parla il governo è da fissione, lo stesso delle centrali in smantellamento. Le nuove centrali produrranno scorie radioattive come quelle precedenti, che già non si sa dove collocare. Va aggiunto che la custodia delle nostre scorie in altri Paesi ci costa molto cara. Le nuove centrali come quelle precedenti dovranno procurarsi materiale fissile dall’estero per il funzionamento. Quindi ci sarà più dipendenza dall’estero. Saranno meno pericolose? Occorre un atto di fede, perché non esiste un prototipo di centrale SMR in occidente che possa essere esaminato, controllato, verificato.</font></p>
<p style="margin-bottom: 0cm" align="JUSTIFY"><font size="4"><strong>Gianni Silvestrini</strong></font><font size="4">. Negli altri Paesi non si costruiscono più nuove centrali per un problema soprattutto economico-finanziario, nel senso che i costi delle nuove centrali sono molto alti. Si è visto che le centrali costruite in Francia, Finlandia e Stati Uniti hanno fatto registrare costi che sono stati tre quattro volte superiori alle previsioni. Si punta su SMR, gli Small Modular Reactor, perché gli impianti tradizionali hanno dimostrato di essere un bagno di sangue. Il governo italiano conferma che non si dovranno costruire impianti nucleari tradizionali, ma si fa riferimento a centrali di nuova generazione che però non esistono. Non ci sono quindi esperienze reali in atto a cui fare riferimento, a parte qualcosa in Russia e Cina. Per quanto riguarda l’Occidente, c&#8217;è solo un impianto che si sta realizzando in Canada, ma non abbiamo elementi per giudicare perché siamo solo agli inizi. Vedremo alla fine quanto costerà, quanti anni ci vorranno per farlo. Siamo in una fase molto preliminare.</font></p>
<p style="margin-bottom: 0cm" align="JUSTIFY"><font size="4"><strong>Alfiero Grandi</strong></font><font size="4">. Un’atra falsa informazione da smentire riguarda la dimensione dei nuovi impianti. Non saranno centrali così piccole come racconta il governo perché i 300 MW di cui si parla sono il doppio di alcune di quelle che ci sono state e che poi sono state spente a Trino o sul Garigliano. Può essere che qualche pericolo sia stato eliminato, ma occorre verificare che sia veramente così e in ogni caso la sostanza è sempre la stessa: nucleare da fissione. Da verificare anche la promessa che costeranno meno. Un conto è scriverlo, altro è la prova provata. Per di più uno studio di Banca d’Italia ha concluso che non produrranno energia elettrica a costi inferiori al fotovoltaico, all’eolico, all’idroelettrico, al geotermico, in cui ci sono interessanti novità. Sommando i costi di costruzione delle centrali, quelli dello smantellamento e dello stoccaggio delle scorie (una parte per migliaia di anni) le risorse necessarie diventano molto ingenti.</font></p>
<p style="margin-bottom: 0cm" align="JUSTIFY"><font size="4"><strong>Gianni Silvestrini</strong></font><font size="4">. Il problema dell’individuazione dei siti per le nuove centrali è molto grosso, perché non si capisce quali saranno i criteri. Ci sono Regioni che hanno espresso la loro disponibilità a ospitare le nuove centrali, ma questo non vuol dire nulla perché dovranno essere i singoli Comuni a decidere e ad essere coinvolti. Non credo che ci sarà la fila dei Comuni che si propongono di ospitare gli impianti. E poi quali saranno i criteri per la scelta, come si stabilisce se piazzare un impianto nel territorio di quel comune, piuttosto che in un altro? Comunque vada non sarà una passeggiata, considerando i problemi che ci sono già per le rinnovabili che trovano forte obiezioni a livello locale, immagino che sul nucleare la situazione sia ancora più complicata. E poi, come abbiamo detto, le “small” non saranno poi così piccole: in Canada hanno fatto un buco di 40 m solo per fare le fondamenta.</font></p>
<p style="margin-bottom: 0cm" align="JUSTIFY"><font size="4"><strong>Alfiero Grandi</strong></font><font size="4">. Il governo spera che basti ripetere all’infinito nucleare sostenibile per risolvere i problemi, invece c’è bisogno di interventi forti, immediati con una scelta netta per le rinnovabili (nessuna esclusa). Altro che Italia hub del gas, dovrebbe essere l’hub dell’elettrico da fonti rinnovabili. Purtroppo rischiamo che prevalga un’ideologia retrograda e revanchista, alla fin fine subalterna a Trump. Prima il sistema delle imprese si renderà conto delle responsabilità del governo, prima usciremo da una crisi che ci condanna ad uno sviluppo da prefisso telefonico. La politica energetica è un punto essenziale per un’alternativa costituzionale alla destra. Puntare sull’eolico offshore, per esempio, significherebbe creare 800.000 posti di lavoro.</font></p>
<p style="margin-bottom: 0cm" align="JUSTIFY"><font size="4"><strong>Gianni Silvestrini</strong></font><font size="4">. Si deve puntare sulle rinnovabili, sia per una questione di sostenibilità sia per la valutazione dell’efficienza dei sistemi e di costi. Queste tecnologie stanno correndo a una velocità impressionante: il prezzo delle batterie è crollato e la loro diffusione è esplosa. Il calo dei costi sta accelerando l’adozione degli accumuli su larga scala. Parallelamente stanno crescendo anche gli accumuli di lunga durata, in grado di immagazzinare energia per giorni o settimane. Sebbene rappresentino ancora circa il 6% delle installazioni globali, sono in forte espansione e comprendono sistemi ad aria compressa (45%), accumulo termico (33%) e batterie a flusso al vanadio (21%), tecnologie destinate a rafforzare ulteriormente l’integrazione delle fonti rinnovabili nei sistemi elettrici. Tutti gli altri Paesi hanno scelto ormai la strada delle rinnovabili, come abbiamo visto in Germania per esempio o in Australia, dove un recente rapporto parlamentare bipartisan ha bocciato l’ipotesi di un programma nucleare. Secondo il documento, i costi dell’energia atomica risulterebbero non competitivi rispetto alle alternative disponibili e i tempi di realizzazione degli impianti sarebbero incompatibili con gli obiettivi di decarbonizzazione e con l’urgenza della transizione energetica.</font></p>
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		<title>Ravenna, Berlino, Gerusalemme, noi e le nostre libertà… andata e ritorno</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Oct 2026 09:49:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Interventi]]></category>

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		<description><![CDATA[Maria Paola Patuelli 
 
Ho votato a Berlino, il 20 settembre scorso. Prima di votare, ho steso riflessioni che alcune amiche e amici hanno già visto, ma che ripresento, come ATTO SECONDO, in questo mio ultimo ABC. 
Il presente, qui in Italia, è questo ATTO PRIMO e, dopo, un piccolo passo indietro, ritorno a Berlino, per ritrovare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="margin-bottom: 0cm" align="JUSTIFY"><font size="4"><strong><font color="#0000ff">Maria Paola Patuelli</font></strong> </font></p>
<p style="margin-bottom: 0cm" align="JUSTIFY"> <img src="https://scontent-mxp2-1.xx.fbcdn.net/v/t39.30808-6/493090160_1236838847800967_6571192242511723913_n.jpg?stp=dst-jpg_tt6&amp;cstp=mx1080x1350&amp;ctp=s640x640&amp;_nc_cat=109&amp;ccb=1-7&amp;_nc_sid=127cfc&amp;_nc_ohc=LsxLy9o0FR0Q7kNvwEemOs0&amp;_nc_oc=AdrEfAbYSE8Ldg-gwlZkBKiIxydo9UnRSZBksNAKTLAzr8GTSx_sBZC0k8R-612igk0&amp;_nc_zt=23&amp;_nc_ht=scontent-mxp2-1.xx&amp;_nc_gid=X4V0-8DciPvD_Ey8d1MO9A&amp;_nc_ss=7a289&amp;oh=00_AQOsa74d91dhaPsBnjcbZK1IEsVQeXBwRi3EMTzgNfTfyA&amp;oe=6AD289F3" width="500" height="600" /></p>
<p style="margin-bottom: 0cm" align="JUSTIFY"><font size="4"><strong>Ho votato a Berlino, il 20 settembre scorso.</strong></font><font size="4"> Prima di votare, ho steso riflessioni che alcune amiche e amici hanno già visto, ma che ripresento, come ATTO SECONDO, in questo mio ultimo ABC. </font></p>
<p style="margin-bottom: 0cm" align="JUSTIFY"><font size="4">Il presente, qui in Italia, è questo ATTO PRIMO e, dopo, un piccolo passo indietro, ritorno a Berlino, per ritrovare la preoccupata attesa. AFD vincerà anche a Berlino – mi chiedevo -, la città tradizionalmente più democratica e di sinistra nella storia della Germania?</font></p>
<p style="margin-bottom: 0cm" align="JUSTIFY"><font size="4"><strong>ATTO PRIMO – ITALIA, GERMANIA, SPAGNA, ISRAELE…</strong></font></p>
<p style="margin-bottom: 0cm" align="JUSTIFY"><font size="4">Ero a Berlino, in attesa del voto, ma spesso, troppo, con la testa in Italia. Impossibile staccare. Anche all’ombra della Porta di Brandeburgo ero – pensiero e azione – in connessione con le nostre associazioni in Italia, per seguire l’iter dell’</font><font size="4"><strong>ultima vergogna meloniana, la legge elettorale truffaldina</strong></font><font size="4"> passta alla camera a metà ottobre, con imposizione del voto di fiducia, con voto segreto, perché il (!) presidente del Consiglio, innervosita, temeva tranelli e minaccia vendette.</font></p>
<p style="margin-bottom: 0cm" align="JUSTIFY"><font size="4">Quali vendette? Dare le dimissioni per andare subito al voto, se avrà voti contrari, oltre a quelli, mi auguro tutti, dei partiti di opposizione. Una vendetta per chi, dei suoi, vuole invece andare a avanti, almeno fino a maggio, per non vanificare i benefici della propria carriera parlamentare. Carriera! Quando penso allo spirito con il quale Madri e Padri Costituenti hanno partecipato alla assemblea Costituente del 1946 e a quanti di loro, e molte altre e altri, sono poi state e stati in Parlamento, per qualche decennio, e li raccordo, per comparazione, a chi, oggi, siede in Parlamento, pensando ai propri vantaggi, più che al servizio da rendere al paese, sento la vertigine che si prova quando si è sull’orlo di un burrone.</font></p>
<p style="margin-bottom: 0cm" align="JUSTIFY"><font size="4">Per reagire a questa inquietante e vertiginosa sensazione, esiste, pressoché ignorata dai media, e debbo dire, salvo rare eccezioni, trascurata anche dai partiti, una società civile che da decenni si impegna, non sempre con continuità, ma certamente senza mai scomparire, per </font><font size="4"><strong>difendere la Costituzione dalle aggressioni che si sono ripetute, da decenni, ormai.</strong></font><font size="4">  Difesa quasi sempre di successo, fino all’ultimo Referendum, vinto dalla società civile – i partiti di opposizione, e anche le grandi organizzazioni, senza il nostro lavoro, non avrebbero vinto –  che ha messo in salvo l’autonomia della Magistratura, che, non dimentichiamolo mai, non è un “ufficio” come un altro, ma è uno dei tre poteri della Stato.</font></p>
<p style="margin-bottom: 0cm" align="JUSTIFY"><font size="4">Invece, da tempo, c’è chi ha in mente, con nostalgia, e desidera, un potere, UNO, sovraordinato rispetto agli altri due, legislativo e giudiziario. Il Parlamento e la Magistratura – hanno pensato e pensano, in troppi – ci fanno perdere del tempo, mentre è il popolo che ci vuole, il resto sono chiacchiere. Questa è la cultura lievitante da decenni, per cause enormi, in Italia, in Europa, in Occidente, che non possiamo discutere qui. Ma, ora, una nuova aggressione è in atto, con </font><font size="4"><strong>l’ipotesi legge elettorale </strong></font><font size="4"><em><strong>Melonellum</strong></em></font><font size="4">, di rilevanza costituzionale, come ogni legge elettorale, che può essere in sintonia con la Costituzione, o ostile alla Costituzione.</font></p>
<p style="margin-bottom: 0cm" align="JUSTIFY"><font size="4"><strong>È dal 2005, e, per qualche aspetto, sottovalutato anche da chi sta scrivendo, dai primi anni Novanta, ma sicuramente dal </strong></font><font size="4"><em><strong>Porcellum</strong></em></font><font size="4"><strong> in avanti, che votiamo con leggi elettorali ostili alla Costituzione. </strong></font><font size="4"> I partiti oggi di opposizione a volte sono stati responsabili di leggi incostituzionali, come </font><font size="4"><em>Italicum</em></font><font size="4"> e </font><font size="4"><em>Rosatellum</em></font><font size="4">, altre volte non le hanno contrastate con sufficiente forza, come il </font><font size="4"><em>Porcellum</em></font><font size="4">. Dal 2005 però, ogni volta, si è mossa la società civile, guidata da Felice Besostri, l’indimenticabile avvocato il cui punto di riferimento etico e politico era Giacomo Matteotti.</font></p>
<p style="margin-bottom: 0cm" align="JUSTIFY"><font size="4">Besostri, scolaro di un grande maestro, Matteotti, ucciso perché aveva denunciato in Parlamento la pessima legge elettorale Acerbo, del 1923, e, come se non fosse bastata questa vergogna, anche i brogli nelle elezioni del 1924. A proposito, un mio vivo ricordo. Ho avuto la fortuna di far parte, fin dal suo inizio, al Direttivo della Associazione Salviamo la Costituzione, quando era presieduta da Oscar Luigi Scalfaro. Agli incontri sempre e puntualmente partecipava Leopoldo Elia. Elia, di grande esperienza, Costituzionalista, Senatore, Presidente della Corte Costituzionale, un concentrato di scienza cosituzionale. Ricordo che, del</font><font size="4"><em> Porcellum</em></font><font size="4">, ci disse “è peggio della legge Acerbo”.  Noi, oggi, non dimenticando di avere fatto ricorso, con Besostri, anche contro l’</font><font size="4"><em>Italicum </em></font><font size="4">e il </font><font size="4"><em>Rosatellum</em></font><font size="4">, possiamo dire che il </font><font size="4"><em>Melonellum</em></font><font size="4"> è peggiore del </font><font size="4"><em>Rosatellum.</em></font><font size="4"> È, quindi, un continuo declinare.</font></p>
<p style="margin-bottom: 0cm" align="JUSTIFY"><font size="4">Ma, nel settembre scorso, in Italia non c’è stato solo il brutto spettacolo di </font><font size="4"><strong>una legge elettorale che rafforza la tendenza autoritaria ed accentratrice</strong></font><font size="4">, e conferma l’insofferenza per il ruolo centrale – così dovrebbe essere – del Parlamento.  Ci sono le intemerate del Ministro Valditara, che propone leggi che, se giungono a destinazione, costringono le scuole, private così della loro un tempo decantata autonomia, a fare classi con pochi bimbi di origine non italiana. E, per confondere le acque, tirano in ballo una circolare di Sergio Mattarella, quando fu Ministro della pubblica Istruzione. Mostrando una notevole incapacità di comprensione e di conoscenza dei contesti. Negli anni Ottanta, una circolare, non una legge, suggeriva che non si facessero classi ghetto e si lavorasse per il buon apprendimento della lingua italiana. Oggi, la legge ignora che la maggior parte dei bimbi di origine familiare straniera è di nascita italiana e la nostra lingua la sa bene.</font></p>
<p style="margin-bottom: 0cm" align="JUSTIFY"><font size="4">C’è, in realtà, con questa improvvida uscita, il </font><font size="4"><strong>desiderio di imitare AFD,</strong></font><font size="4"> che ha nel programma politico, fra tanto altro, </font><font size="4"><strong>una nazionalistica idea di scuola</strong></font><font size="4">, ed è con questo programma che ha raccolto moltissimi voti in Sassonia- Anhalt, tanti, ma meno, in Magdeburgo-Pomerania, e abbastanza, ma ancora meno, a Berlino. Ecco cosa propone AFD. L’eliminazione delle classi inclusive, la formazione di classi separate per studenti con disabilità –  da brividi – e per studenti definiti “migranti”, anche se nati in Germania. Così mi pare di avere inteso, e spero di sbagliare. Inoltre, non più del 25% di studenti possono entrare nei licei e, il resto, non in scuole che formano e istruiscono, ma che professionalizzano.</font></p>
<p style="margin-bottom: 0cm" align="JUSTIFY"><font size="4">A questo proposito, Valditara ha avuto un motto di creatività. Gli Istituti professionali restano tali, ma si chiameranno Licei professionali  e tecnici. Gli chiediamo. Aumenterà le ore di storia, inserirà l’insegnamento della filosofia e, almeno, se non del greco, almeno del latino?  Senza dimenticare che </font><font size="4"><strong>Valditara ha dato indicazioni alle scuole, in merito ai programmi di storia, di enfatizzare le radici occidentali, europee e italiane della nostra “nazione”</strong></font><font size="4">, limando e assottigliando ciò che già scarseggiava, la</font><font size="4"><strong> world history</strong></font><font size="4">, senza la quale leggere il nostro presente è impossibile e, forse ancor più, il passato. Valditara poi dice, nel presentare le sue indicazioni, con Ernesto Galli della Loggia ghostwriter non anonimo, che “Solo l’Occidente conosce la storia”. Incredibile, veramente.</font></p>
<p style="margin-bottom: 0cm" align="JUSTIFY"><font size="4">E la storia che vale la pena studiare è quella che riguarda i poteri, la politica, i governi. I vincitori e i vinti, mi viene da pensare. Tutto lo straordinario e infinitamente importante lavoro svolto dalla grande scuola francese degli Annales, viene ridotto al minimo. Economia, lavoro, cultura, immaginario, antropologia, arte. Piccole cose di contorno. Mi pare di capire che molte voci di dissenso si siano levate, nel mondo della scuola. E, tutto questo, ovvero la chiusura dentro il proprio eccellente recinto storico, che mette ai margini la </font><font size="4"><strong>world history</strong></font><font size="4"> – la più recente indicazione metodologica emersa dalla ricerca storica -, accade mentre il mondo è attraversato da sconvolgimenti terribili, i peggiori, dopo la seconda guerra mondiale. Tutto il mondo è in subbuglio, fra guerre e genocidi.</font></p>
<p style="margin-bottom: 0cm" align="JUSTIFY"><font size="4">Quello di Gaza lo è, e lo dicono anche tante persone di origine ebraica, senza dimenticare il film documentario </font><font size="4"><strong>Naza – termine militare che significa “danno collaterale” –</strong></font><font size="4">, opera di due giovani registri israeliani, Yuval Abraham e Rachel Szor. Yuval e Rachel, due nomi che escono direttamente dal Libro dei Libri. Suggerisco, a chi ha dubbi, di prendere in considerazione questo lavoro, di vederlo. Si potrà così toccare con mano quello che la madre di Giulio Regeni ha detto, vedendo il volto del figlio morto, trasfigurato dalle torture. C’era, in ciò che restava del suo volto, tutto il male del mondo.  Ma, dicono Meloni e Tajani, dopo la sentenza di condanna degli aguzzini egiziani, con l’Egitto i rapporti debbono essere mantenuti, perché ci conviene. </font><font size="4"><strong>Ecco la world history, Italia ed Egitto mano nella mano.  A Gaza, il male all’opera, in forme estreme e orrende, lo stiamo vedendo, da tre anni.</strong></font></p>
<p style="margin-bottom: 0cm" align="JUSTIFY"><font size="4">E in Europa? A nostro avviso, un unico paese ha un governo che non si è allontanato da quanto di meglio l’Occidente aveva concepito, dopo la seconda guerra mondiale, in tema di diritti umani e di politiche sociali. Il governo di Pedro Sanchez, che all’ONU ha detto parole di durissima condanna di Israele. Non è uscito dall’aula, ha parlato. Molte delegazioni sono uscite dall’aula, quando Netanyahu ha parlato, ed altre hanno scelto il silenzio, mentre qualcuno, immagino del Mossad, o dintorni, prendeva nota, chissà perché. Conosciamo i loro metodi, che non perdonano. Ma, strano a dirsi, Netanyahu, informato dell’attentato in preparazione, di Hamas, del 7 ottobre – fonti non solo arabe, anche ebraiche – ha lasciato fare.</font></p>
<p style="margin-bottom: 0cm" align="JUSTIFY"><font size="4">Aveva bisogno di suoi martiri, del suo stesso “sangue”, per procedere alla cancellazione del popolo di Gaza, e, a seguire, del popolo della Cisgiordania, di altro disprezzabile sangue? Sanchez ha parlato, all’ONU, dei crimini di guerra del governo di Israele e del genocidio, in Palestina. E, oggi, si è dimesso perché le sue proposte, in Spagna, per superare il grave disagio sociale di chi casa non l’ha o non riesce a sostenerne i costi sono state respinte. Ha scelto di rischiare. Quale sarà l’esito delle elezioni spagnole di fine novembre? Il suo coraggio sarà premiato?</font></p>
<p style="margin-bottom: 0cm" align="JUSTIFY"><font size="4">E in Italia?  </font><font size="4"><strong>In Italia, un gruppo di parlamentari, di varie appartenenze politiche, ha preparato una legge per colpire, dicono, l’antisemitismo. Ci vuole una legge speciale per un gruppo etnico speciale? La legge Mancino che colpisce ogni forma di razzismo, non basta?</strong></font><font size="4"> Fra questa truppa, che ritiene la legge Mancino insufficiente, troviamo anche Delrio, cattolicissimo. Il quale pensa che criticare, e condannare, il governo di Netanyahu, sia antisemitismo. Una vera follia. A quale punto di assurdità può portare l’ignoranza della </font><font size="4"><strong>world history</strong></font><font size="4">? Al punto di separare una etnia dalle altre, perché più preziosa, un ribaltamento opposto al passato, quando quella etnia era la più dannata, nell’Europa cristiana?</font></p>
<p style="margin-bottom: 0cm" align="JUSTIFY"><font size="4">La stessa Liliana Segre che, contrariamente ad altre persone di origine ebraica, che hanno criticato aspramente questa legge, l’ha invece accolta, ha però chiesto di inserire nel testo che criticare Israele e il sionismo non è antisemitismo. Nel suo caso, penso che la tragedia da lei vissuta ad Auschwitz ci consenta di non giudicarla, ma di comprendere il suo dolore, dovuto al trauma più grande che una bambina, come lei era, possa subire.  D’altra parte Primo Levi, al quale dobbiamo enorme gratitudine, quel trauma non l’ha superato, e ha preferito uscire da questo mondo, nel 1987, per mano propria. Comprendere, non giudicare, anche in questo caso. Mentre, Delrio e chi con lui, li critichiamo, aspramente.</font></p>
<p style="margin-bottom: 0cm" align="JUSTIFY"><font size="4"><strong>Molti ebrei, invece, anche religiosi di stretta osservanza, e Rabbini, condannano il sionismo e l’errore di uno Stato ebraico su base etnica.</strong></font><font size="4"> Quello che Hannah Arendt, ebrea, aveva detto a Ben Gurion, all’inizio del 1948 “non fatelo!” Sono, questi Rabbini, che dedicano la loro vita a decifrare e interpretare il Vecchio Testamento, antisemiti? Siamo, veramente, nel paradosso. I veri antisemiti sono Netanyahu e coloro che lo sostengono, in Israele e in Occidente. Sono loro la causa di un odio, certamente non razziale, che li circonda ormai, ovunque, nel mondo. Un trauma non rielaborato, quello dei carnefici? Sono una minoranza, ma talmente armata da incutere – il loro obiettivo è cancellare il popolo palestinese – orrore, in tante e tanti di noi.</font></p>
<p style="margin-bottom: 0cm" align="JUSTIFY"><font size="4"><strong>Il governo di Gerusalemme, si sta, da solo, dannando, di fronte alla storia.  </strong></font><font size="4">Il 2 ottobre a Ravenna, in piazza del Popolo, c’è stato un presidio di protesta per il ddl antisemitismo, come in altre città, mentre la proposta di legge arrivava a Montecitorio. È stato un presidio molto ben riuscito, con cartelli di denuncia, che dicevano le stesse cose di Anna Foa, dei Rabbini, con bandiere palestinesi, della Pace, e non di Hamas. Un cartello, in particolare, era non solo di denuncia, ma conteneva un messaggio politico. Non si votano i partiti che approvano il ddl antisemitismo. Ma nessuna parola di odio, da parte delle donne e degli uomini presenti, in buon numero. Abbiamo poi letto che eravamo in dieci, al massimo venti. Come è possibile dire questo? Eravamo più di cento. In Francia una proposta di legge in tal senso, dopo una pubblica discussione, con forti critiche, è stata ritirata. L’anima laica della Francia in qualche modo resiste.</font></p>
<p style="margin-bottom: 0cm" align="JUSTIFY"><font size="4">Questi accadimenti, in Italia. Poche settimane prima, </font><font size="4"><strong>a Berlino, AFD cresce, ma in modo contenuto, e vince la Linke, con un programma che parla di diritto alla casa, al welfare, e che si oppone al massiccio riarmo di Merz</strong></font><font size="4">, che ha visto dimezzati i suoi consensi, ovunque.  Un dato su cui riflettere. Il riarmo sottrae voti a chi si riarma, voti che vanno sia alla estrema destra che a sinistra. Cosa significa? Significa che i popoli d’Europa, di guerre, non vogliono sentire parlare. Solo in Europa? Grande questione, che lascio in sospeso. La Linke – a proposito, in tedesco, Linke vuol dire sinistra – potrà mantenere le proprie promesse solo in alleanza con SPD e Verdi, e, in Sassonia-Anhalt e Pomerania, i tantissimi voti di AFD probabilmente non le consentiranno di governare, perché non trova chi con loro vuole sporcarsi le mani.</font></p>
<p style="margin-bottom: 0cm" align="JUSTIFY"><font size="4">Torniamo in Italia, che da decenni vede sotto attacco la pagina più alta della nostra storia, la Costituzione. L’abbiamo salvata, ancora una volta, nel marzo scorso dall’ultima aggressione. Ma il governo Meloni cerca di fare tornare dalla finestra quello che abbiamo impedito passasse dalla porta. Dopo la sconfitta al referendum, la legge sul premierato elettivo è stata riposta nel cassetto. Ma è in corso di approvazione una legge elettorale più truffaldina di tutte le recenti leggi elettorali. Mai paese europeo ha visto tante leggi elettorali succedersi, in meno di trenta anni. Quasi tutte fatte dai governi in carica pro domo propria, per facilitare il proprio successo elettorale. Ogni legge elettorale ha valenza costituzionale.</font></p>
<p style="margin-bottom: 0cm" align="JUSTIFY"><font size="4">La sua legge, Meloni la chiama </font><font size="4"><em>Stabilicu</em></font><font size="4">m! Cioè, deve servire per avere governi duraturi. La mia impressione è che “loro” siano convinti che la nostra vita scorra solo dormendo, o in continua disconnessione con la realtà. Non sappiamo fare i conti? Siamo distratti e non ci stiamo accorgendo che il governo Meloni sta arrivando a fine legislatura, vigendo il </font><font size="4"><em>Rosatellum</em></font><font size="4">? Legge, peraltro, con numerosi tratti di incostituzionalità, che non abbiamo intenzione di difendere. Ma lo </font><font size="4"><em>Stabilicum </em></font><font size="4">sarebbe addirittura peggiore, perché, di fatto, introduce il premier elettivo, aggredendo gli equilibri scritti in Costituzione. Lo </font><font size="4"><em>Stabilicum</em></font><font size="4"> quasi certamente sarà approvato con voto di fiducia. Non è una eccezione, ricorda Massimo Villone in un recente articolo, che ricostruisce date che dicono molto. La fiducia fu posta da Mussolini nel 1923, Legge Acerbo, da De Gasperi nel 1953, “legge truffa”, da Renzi nel 2015, </font><font size="4"><em>Italicum</em></font><font size="4">, da Gentiloni nel 2017, </font><font size="4"><em>Rosatellum.</em></font></p>
<p style="margin-bottom: 0cm" align="JUSTIFY"><font size="4">Nel 1923 non c’eravamo, ma c’erano Gramsci e Matteotti, e sappiamo come è andata a finire. Nel 1953 eravamo all’alba della nostra esistenza, ma nel 2015 e nel 2017 ci siamo opposti, anche con i ricorsi promossi da Felice Besostri. Anche per lo </font><font size="4"><em>Stabilicum</em></font><font size="4"> stiamo preparandoci ai ricorsi, seguendo il metodo che Felice Besostri ci ha insegnato. Non abbiamo governi da compiacere, né nel passato, né nel presente, ma ci muoviamo, quando lo riteniamo necessario. Certo, non possiamo nasconderci che il contesto, in Italia e nel mondo, è assai cupo, più cupo del tempo passato. Sono in crescita forze autoritarie, nei partiti, e in poteri assai forti, che non hanno bisogno di essere nelle Istituzioni per condurre le cose del mondo. Resistere a pulsioni autoritarie che disprezzano rappresentanza, leggi e Stato di diritto risulta essere, ancora una volta, un obbligo, civile ed etico. Non abbiamo dimenticato la lezione di Claudio Pavone, che scrisse </font><font size="4"><em>Una guerra civile. Saggio storico sulla moralità nella Resistenza</em></font><font size="4">. La moralità di tanta gioventù, e non solo, che ebbe la prima radice nel dovere di rendere l’Italia libera, e democratica. Sono passati Ottanta anni, e le ragioni sono le stesse.</font></p>
<p style="margin-bottom: 0cm" align="JUSTIFY"><font size="4">Che fare, allora? Continuare a fare quello che dal giugno scorso stiamo facendo. Dopo la vittoria referendaria, non tiriamo i remi in barca e ci muoviamo, in quante più località riusciamo a raggiungere, per informare sul significato devastante della nuova legge elettorale truffa, peggiore di quella del 1953, che fallì, portando con sé nel suo fallimento anche la storia politica di De Gasperi, che incontrò, nel paese e in Parlamento, una fortissima opposizione. Sapranno farsi sentire con forza, i partiti di opposizione, in Parlamento e ovunque? Riusciranno a rendere la loro opposizione un programma alternativo e credibile, come le forze progressiste sono riuscite a fare a Berlino?</font></p>
<p style="margin-bottom: 0cm" align="JUSTIFY"><font size="4">Siamo in attesa, non senza la preoccupazione che ci accompagna da tempo, e che persiste.</font></p>
<p style="margin-bottom: 0cm" align="JUSTIFY"><font size="4"><strong>ATTO SECONDO – BERLINO</strong></font></p>
<p style="margin-bottom: 0cm" align="JUSTIFY"><font size="4"><strong>Votare a Berlino Città Stato: la mia piccola goccia nel mare in burrasca. </strong></font><font size="4">Quando decisi, nel 2011, di fare di Berlino non solo una città visitata e amata, ma un luogo dove trascorrere parte del mio tempo di vita, sapevo della sua storia contemporanea, ma molto meno di una sua peculiare caratteristica, quella di Città Stato.  Lo è diventata per ultima, Città Stato, nell’ordine del tempo, rispetto alle due che l’hanno preceduta, in Germania. Amburgo e Brema.</font></p>
<p style="margin-bottom: 0cm" align="JUSTIFY"><font size="4"><strong>Amburgo </strong></font><font size="4">lo è diventata nel 1189, per decisione di Federico Barbarossa, nome ben noto a noi, in Italia. La sua apertura sul mare ne fece, e ne fa, una protagonista della storia, politica e commerciale, in particolare da quando, nel Cinquecento, divenne guida della Lega Anseatica. Anche </font><font size="4"><strong>Brema </strong></font><font size="4">deve la sua speciale storia alla grande ricchezza raggiunta per il suo forte ruolo nella Lega Anseatica. Nel 1646, un istante prima della fine della guerra dei Trenta anni, l’Imperatore Ferdinando III d’Asburgo la decretò Libera Città Imperiale. La metteva al riparo da altre mire, nel caso le cose della guerra si fossero messe male. Divenne una Repubblica piccola, ma autonoma nel farsi le leggi e nel governarsi, e obbediva solo all’Imperatore, che era lontano, e non ai Principi e ai Vescovi, che erano vicini.</font></p>
<p style="margin-bottom: 0cm" align="JUSTIFY"><font size="4">Ma Città Stato Brema lo diviene solo al Congresso di Vienna nel 1815. Fu una – rara – risposta “illuminata” all’imperialismo di Napoleone che aveva annesso all’Impero Francese tutte le città anseatiche, imponendo, inoltre, il Codice Napoleonico. Per Brema la Restaurazione – quasi una eccezione in Europa, in particolare se pensiamo al nostro caso italiano – fu un ritorno alla libertà, potenziata nel diventare Stato con un proprio territorio. La storia fa spesso improvvisate, e rimescola carte rimaste per secoli immobili. Precedenti storici li troviamo nelle </font><font size="4"><em>poleis</em></font><font size="4"> greche, nei Comuni medievali, per quanto riguarda l’area europea. Certo, città autonome ma non per questo pacifiche, come Tucidide ci ha ben spiegato, e come la storia dei Comuni medievali italiani ben dimostra.</font></p>
<p style="margin-bottom: 0cm" align="JUSTIFY"><font size="4"><strong>Berlino</strong></font><font size="4">, la terza e per ora ultima Città Stato in Germania, lo è soltanto dal 3 ottobre del 1990, data de </font><font size="4"><strong>Die Wende, </strong></font><font size="4">la riunificazione, una festa fino ad oggi molto sentita, con il motto</font><font size="4"><strong> Wir sind ein Volk, Siamo un unico popolo</strong></font><font size="4">, che risuonò per la prima volta a Lipsia il 9 novembre 1989, e che ho trovato scritto e ripetuto infinite volte, in manifesti, pubblicazioni, in tante occasioni. Ma fino a quando, ci stiamo chiedendo, sentiremo e leggeremo Wir sind ein Volk, dopo l’esito bruciante delle elezioni in Sassonia-Anhalt, che, ha detto Angela Merkel, silenziosa quasi sempre, ma non in questi giorni, “mi ha fatto a pezzi il cuore”?</font></p>
<p style="margin-bottom: 0cm" align="JUSTIFY"><font size="4">Fino al 1990, come è noto, Berlino era divisa in due parti, e ben prima del Muro – </font><font size="4"><strong>Mauer – </strong></font><font size="4">del 1961. Un muro che solo l’arte di Wim Wenders ne </font><font size="4"><em>Il cielo sopra Berlino</em></font><font size="4"> del 1987 è riuscito a trasformare in poesia. La storia di Berlino si intreccia con il diffuso e storico policentrismo tedesco, che la vede emergere con gli Hohenzollern del Brandeburgo, che diventarono all’inizio del XV secolo Principi elettori, a cui poi seguì un consistente e robusto salto, con l’annessione della Prussia, che diventò regno nel 1701, con Federico I incoronato re a Königsberg, la città di Kant.</font></p>
<p style="margin-bottom: 0cm" align="JUSTIFY"><font size="4">E il bello arriva qui, pagina che forse AFD ignora, e che non metterà nei futuri libri di scuola che, dice nel suo programma, vuole riscrivere. L’arricchimento del Brandeburgo Prussia fu favorito dall’accogliere molti ebrei ricchi, espulsi dall’Austria, e molti ugonotti, ottimi artigiani, espulsi dalla Francia per ragioni religiose.  Immigrazione, quindi, altro che remigrazione.  Forse AFD potrebbe rispondermi “ma erano di pelle bianca!”. Ma il vero imprevisto fu un Hohenzollern dedito sia alla guerra, specialità famigliare, che alle arti. Friedrich der Grosse fece di Berlino “l’Atene sulla Sprea”, così allora si disse. Fu amico dei </font><font size="4"><em>Philosophes</em></font><font size="4">, introdusse a Berlino forme classiche, ad imitazione delle architetture greche e romane, la riempì di giardini. Fu inflessibile con i nobili, che richiamò al dovere della sobrietà e della onestà, e attento ai bisogni dei contadini, da sostenere, alfabetizzare, e da trattare con rispetto.</font></p>
<p style="margin-bottom: 0cm" align="JUSTIFY"><font size="4">Alla fine del Settecento quasi tutta la popolazione prussiana sapeva leggere e scrivere.  Friedrich era gay, con grande dolore del padre Guglielmo, e, a posteriori, dell’italico Vannacci. Ma, dirà AFD, “però era bianco ed era nato qui”. Tutte le religioni, proprio tutte, erano da lui riconosciute, altro dolore per i sovranisti contemporanei. Che potrebbero risponderci. “Sì, ma ebrei e calvinisti erano di pelle bianca, e non erano musulmani”. Già, anche questa è una questione dirimente, per AFD.</font></p>
<p style="margin-bottom: 0cm" align="JUSTIFY"><font size="4">Una grande offesa fu, per Berlino, Napoleone conquistatore, che entrò in città attraversando la Porta di Brandeburgo, che era stata costruita come simbolo di pace, e volutamente, a imitazione del Partenone, per volontà del re Federico Guglielmo II, nel 1791, mentre la Rivoluzione francese era in corso. Una offesa che accese fuochi nazionalistici e vendette, fino al II Reich tedesco proclamato da Bismarck a Versailles nel 1871. Un insulto alla Francia, una offesa insanabile, a conferma della potenza dei simboli.</font></p>
<p style="margin-bottom: 0cm" align="JUSTIFY"><font size="4">E la Francia non perdonò. La Germania a sua volta non perdonò, nel 1914. E fu punita e umiliata, nel 1919. Il terribile circolo vizioso di umiliazioni e vendette. La più tragica, il nazismo vincente. Per chi – è il mio caso – trova nella cultura tedesca, da Kant in avanti, passando per Beethoven, Goethe, Thomas Mann, Rosa Luxemburg, Hannah Arendt, Gunther Anders, e mi fermo qui, per non allungarmi in un continuum infinito, un necessario alimento, il nazismo resta il più grande e tragico mistero. Bastano umiliazione e risentimento a spiegarlo? No, non mi basta. E l’interrogativo ritorna, oggi. Bastano risentimento, paura, sfiducia a spiegare AFD, il suo attuale successo, e il suo bisogno di cancellare sensi di colpa, e che colpa? Non credo.</font></p>
<p style="margin-bottom: 0cm" align="JUSTIFY"><font size="4">Con Bismarck Berlino diventa capitale del II Reich, ma non Città Stato. Il resto della storia tedesca è universalmente noto. Quella di Berlino, non sempre. Durante la guerra fredda, Berlino è capitale della DDR, mentre la capitale della Germania Ovest è Bonn. Il grande balzo di Berlino è quindi l’esito della caduta del Muro, e della riapertura della Brandenburger Tor, diventata veramente e finalmente, in quel momento almeno, simbolo di pace. E, per questo, meritò il dono di Città Stato. In realtà, in quel momento si pensò che anche la storia potesse ripartire, in un mondo pacificato. Il mio, in quel momento, fu un diverso sentire, in realtà. L’equilibrio nel mondo si era rotto. Non avevo fiducia in un equilibrio che si riposizionasse da solo. Uno dei due poli, dissolto. Eraclito </font><font size="4"><em>docet</em></font><font size="4">. Quando viene meno uno dei poli opposti, caos. Mi piaceva il muro? No, assolutamente. Ma non avevo fiducia nella saggezza dei vincenti. Chi, poi, aveva vinto?</font></p>
<p style="margin-bottom: 0cm" align="JUSTIFY"><font size="4">A Berlino, comunque, con Der Wende, si ebbe una fioritura straordinaria di cultura, come fu negli anni Venti, e di urbanistica, libera di inventare nuove forme e destinazioni, nei tanti spazi lasciati vuoti dai bombardamenti, o incompiuti dalla DDR. Città Stato, uno dei sedici Länder, un proprio territorio, proprie leggi, un proprio Parlamento, un Borgomastro che è anche Kanzler. Città multi etnica, per interesse e per scelta. Un Parlamento Rosso Verde – SPD, Verdi, Linke – che tanto mi piaceva, quando qui arrivai, fino all’ultima tornata elettorale. Dal 2023, il governo berlinese si è spostato al centro, CDU e SPD. Il vento stava soffiando in altre direzioni, dopo il Covid e l’aggressione russa all’Ucraina. Abbiamo visto immediatamente un peggioramento, qui a Berlino, a partire dalla funzionalità e dai prezzi dei mezzi pubblici, che erano fino a quel momento un vanto per la qualità della vita della città.</font></p>
<p style="margin-bottom: 0cm" align="JUSTIFY"><font size="4">Il 20 settembre in Meclemburgo e Pomerania Anteriore – siamo sempre a Est – e a Berlino Città Stato si va al voto.  A Berlino voto per la Circoscrizione, come è possibile fare dal 1992. I risultati avranno rilevanza e ricaduta nazionale. Certo, Berlino non è la Germania, ma dice molto, in ogni caso. Così come non poco hanno detto le numerose manifestazioni anti AFD in tante città, dopo il voto in Sassonia-Anhalt.  Ed era assai affollata la grande manifestazione a Berlino, domenica 13 settembre. Fra le decine di migliaia, tanta gioventù, che invitava alla non astensione e a un voto antifascista. C’è movimento, c’è partecipazione. L’esito non è scritto.</font></p>
<p style="margin-bottom: 0cm" align="JUSTIFY"><font size="4">Ma cresce in me la convinzione che il nostro fermo antifascismo, il nostro opporci alle torsioni autoritarie, vada accompagnato da un continuo lavoro di quotidiane pratiche democratiche, di studio, di informazione, di discussione. Parole scambiate in presenza. Un vero ritrovarsi, non da soli in passivo ascolto di voci lontane e irraggiungibili. Il voto è necessario ma non basta. Come e perché tutto questo – il virare al bruno – è accaduto, e sta accadendo, in Germania, in Italia e in Europa? Un quesito al quale è impossibile sottrarsi.</font></p>
<p style="margin-bottom: 0cm" align="JUSTIFY">&nbsp;</p>
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		<title>La civiltà occidentale precipita</title>
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		<pubDate>Sun, 11 Oct 2026 16:08:31 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[ Andrea Pubusa

Fra un po&#8217; vederemo in diretta la fucilazione di un uomo, finora le abbiamo viste in film o registrate, mai in contemporanea. Ci pare una cosa orrenda quasi impossibile, torniamo indietro nei decenni, nei secoli o in qualche parte periferica del pianeta. Ma non è così. La fucilazione avviene nel faro della democrazia, la culla [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 1em"> <strong><font color="#ff0000">Andrea Pubusa</font></strong></span></p>
<p><img src="https://www.ansa.it/webimages/news_base/2026/10/9/e20827577f2f3fa1f4038bcf8e11ba1e.webp" width="500" height="300" /></p>
<p><span style="font-size: 1em">Fra un po&#8217; </span><span style="font-size: 1em">vederemo in diretta la fucilazione di un uomo, finora le abbiamo viste in film o registrate, mai in contemporanea. Ci pare una cosa orrenda quasi impossibile, torniamo indietro nei decenni, nei secoli o in qualche parte periferica del pianeta. Ma non è così. La fucilazione avviene nel faro della democrazia, la culla dei valori occidentale, gli USA. </span></p>
<p>Forse niente più di questo avvenimento mostra in quale abisso siamo precipitati. Giustamente il Papa ha levato la sua voce<span style="font-size: 1em"> per fermare lo scempio, ma intorno regna il silenzio.  Che angoscia!</span></p>
<p><span style="font-size: 1em">Navi Pillay ha ricevuto il Nobel per la pace. Ha trascorso la sua vita combattendo per la tutela dei diritti. Una santa dei nostri tempi.  Apriti  cielo! I presidenti delle più decantate democrazie in occidente, USA e Israele, insorgono con violenza, con rabbia.  Non sembra vero. </span><span style="font-size: 1em">Come siamo precipitati nel buio!</span></p>
<p>Ci vuole di più per indignarci, per sollevarci? Seguiamo l&#8217;insegnamento di Navi Pillay.</p>
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		<title>L&#8217;Italia allo sfascio, ma il governo con gli alleati pensa alle armi</title>
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		<pubDate>Fri, 09 Oct 2026 21:29:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Ambiente]]></category>

		<category><![CDATA[Interventi]]></category>

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		<description><![CDATA[Andrea Pubusa

Sfoglio ogni santo giorno L&#8217;Unione sarda e le notizie dai territori danno una testimonianza precisa della situazione reale. Nelle corrispondenze non ci sono valutazioni politiche e dunque le notizie non sono di natura propagandistica, ci descrivono i fatti.
Vediamo ieri. Prima pagina, &#8220;Topi a scuola, studenti in piazza&#8220;, &#8220;Sanità, voci di rabbia&#8220;. Poi vado agli approfondimenti, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><font color="#ff0000">Andrea Pubusa</font></strong></p>
<p><img src="https://www.caritas.it/wp-content/uploads/sites/2/2025/02/54317868447_1db8083259_o-1-1024x768.jpg" height="350" width="500" /></p>
<p><span style="font-size: 1em">Sfoglio ogni santo giorno L&#8217;Unione sarda e le notizie dai territori danno una testimonianza precisa della situazione reale. Nelle corrispondenze non ci sono valutazioni politiche e dunque le notizie non sono di natura propagandistica, ci descrivono i fatti.</span></p>
<p><span style="font-size: 1em">Vediamo ieri. Prima pagina, &#8220;</span><em style="font-size: 1em">Topi a scuola, studenti in piazza</em><span style="font-size: 1em">&#8220;, &#8220;</span><em style="font-size: 1em">Sanità, voci di rabbia</em><span style="font-size: 1em">&#8220;. Poi vado agli approfondimenti, in quarta pagina &#8220;</span><em style="font-size: 1em">Contro topi e blatte, più igiene nelle scuole</em><span style="font-size: 1em">&#8220;  e due pagine dedicate alle reazioni degli studenti in lotta. In sesta, &#8220;</span><em style="font-size: 1em">Pronto soccorso, piano non attuato</em><span style="font-size: 1em">&#8220;. Dalla Gallura, &#8220;L&#8217;estate in trincea dell&#8217;emergenza&#8221;. In 7^,  &#8220;</span><em style="font-size: 1em">Sanità, la rabbia dei lavoratori. Troppe criticità</em><span style="font-size: 1em">&#8220;. Nella pagina successiva &#8220;</span><em style="font-size: 1em">L&#8217;assalto è iniziato, le pale da 200 metri sbarcano nell&#8217;isola</em><span style="font-size: 1em">&#8220;. Non è meglio la pagina 9: &#8220;</span><em style="font-size: 1em">Il caro carburante divora lo stipendio, protesta a Cagliari</em><span style="font-size: 1em">&#8220;. Alla pagina 11, c&#8217;è la spiegazione del disastro: &#8220;</span><em style="font-size: 1em">Guerra nucleare (simulata) della Nato</em><span style="font-size: 1em">&#8220;. Anche la Sardegna è investita  da caccia, navi, e da ogni altro sistema d&#8217;arma.</span></p>
<p>Bastano i titoli, senza i dettagli e gli approfondimenti per capire in quale brutta situazione ci hanno cacciato i nostri governanti romani ed europei, oltre quelli d&#8217;oltreoceano. Fra l&#8217;altro non c&#8217;è sbocco militare se non con una guerra nucleare. La NATO e l&#8217;occidente hanno violato i piani e gli accordi adottati in occasione della riunificazione pacifica della Germania; hanno spinto le loro installazioni militari fino ai confini della Russia, poi hanno utilizzato l&#8217;Ucraina per disgregarla, ricevendo da Mosca uno stop femo e perentorio con l&#8217;invasione dell&#8217;Ucraina. Oggi la guerra dura da anni ed è chiaro che Kiev non può vincere e che l&#8217;unico sbocco è la pace, se non si vuole una <em>escalation</em> che può portare al dis<span style="font-size: 1em">astro </span><span style="font-size: 1em">atomico.</span></p>
<p>La situazione va peggiorando. La Russia colpisce strutture e città, Zelensky viene rifornito di armi dalla UE per mettere fuori gioco installazioni industriali vitali della Russia. Questa, tuttavia, ha dichiarato che non intende attaccare in Europa, ma ha altresì avvertito che, se necessario, per difendersi utilizzerà tutto il suo arsenale, quindi anche le armi nucleari, e ha aggiunto che si fermerà solo dopo aver conquistato per intero il Donbass.<br />
Tutti ammettono che ormai pretendere una restituzione di quanto già acquisito da Mosca sul campo è irrealistico. Allora ci vuole qualcuno che inventi una soluzione. Si può fare una guerra mondiale per un pezzetto di Donbass? Non si può ricorrere ad un&#8217;alternativa? Per esempio, ad una consultazione delle popolazioni interessate? Certo, dietro c&#8217;è altro, molto altro. C&#8217;è il declino degli USA e dell&#8217;Occidente e l&#8217;emergere prorompente della Cina e dei grandi paesi del Sud del mondo riuniti nel Brics. Ma per risolvere questi problemi complessi e creare nuovi equilibri planetari, ci vuole molta trattativa e tanta intelligenza. Utilizzare Kiev come grimaldello e far massacrare milioni di persone è solo una inutile e molto pericolosa follia.</p>
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		<title>Al sopruso della legge elettorale bisogna rispondere subito con un’alternativa costituzionale</title>
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		<pubDate>Fri, 09 Oct 2026 11:02:17 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Alfiero             Grandi
 


La legge elettorale voluta dalla destra è stata           approvata. Ainis l’ha definita un vero e proprio sopruso. La           destra spinta (e  [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal"><a href="https://www.strisciarossa.it/author/alfiero-grandi/"><span><strong>Alfiero             Grandi</strong></span></a></p>
<p class="MsoNormal"> <img src="https://www.quotidiano.net/image-service/view/acePublic/alias/contentid/NzU3NmRiZDctY2FlZS00/0/la-protesta-delle-opposizioni-dopo-il-voto-finale-sulla-legge-elettorale.webp?f=16%3A9&amp;q=0.75&amp;w=580" height="280" width="500" /></p>
<p class="MsoNormal"><span><br />
</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>La legge elettorale voluta dalla destra è stata           approvata. Ainis l’ha definita un vero e proprio sopruso. La           destra spinta (e           ricattata) da Giorgia Meloni ha approvato una legge elettorale           imponendola alle           opposizioni con la prepotenza che le consentono i numeri in           parlamento. Numeri           a cui non corrisponde una maggioranza di voti. Il ricorso a           forzature           regolamentari, voti di fiducia a raffica è stato fin qui           dominante. C’è stato           un voto di fiducia ogni 11 giorni nei primi 18 mesi, dopo è           stato anche peggio,           3 solo per questa legge elettorale alla Camera, dove il voto           di fiducia è           servito per ottenere l’obbedienza dei parlamentari di           maggioranza nel voto.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Questa legge elettorale ha l’obiettivo di           mantenere la           destra al potere, ottenuto senza merito grazie alla legge           elettorale in vigore           nel 2022. La destra nel 2022 ha avuto il 44% dei voti ma ha           ottenuto il 59% dei           parlamentari, un “regalo” del 15%, grazie agli errori           dell’opposizione, e l’ha           usato come una clava per imporre le sue soluzioni in tutte le           occasioni.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>La destra di Giorgia Meloni poco prima di           approvare la           legge elettorale aveva fatto un altro grave strappo alla           democrazia e alla           Costituzione, arrogandosi il diritto di calpestare il           risultato di due tornate           referendarie (1987, 2011) che hanno detto no al nucleare in           Italia, con il voto           della maggioranza assoluta degli elettori. La destra se n’è           fregata e ha           imposto una legge che promuove il ritorno al nucleare.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>La destra con il premierato voleva far eleggere           direttamente il Capo del governo ma gli stessi elettori           vengono offesi con           l’approvazione di una legge che afferma il contrario del           risultato del loro           voto. Per di più aprendo una contrapposizione tra voto           popolare e ruolo del           parlamento molto pericolosa, destabilizzante. Un incentivo           all’astensionismo.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Questo è un colpo al funzionamento della nostra           democrazia ed è contro la Costituzione che prevede i           referendum e afferma che           la rappresentanza parlamentare esercita il potere che           appartiene al popolo.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Questo conferma che questa destra non solo ha           un           passato che riaffiora rapsodicamente in modo preoccupante, ma           ha un evidente           pregiudizio contro la Costituzione che vorrebbe riscrivere nei           suoi fondamenti.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>La sconfitta nel referendum sull’indipendenza           della           magistratura ha spinto la destra ad una maggiore prudenza sul           premierato per           questo la destra l’ha messo su un binario morto.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>La destra ha travasato nella legge elettorale i           contenuti della modifica costituzionale a cui ha rinunciato –           per ora – e l’ha           fatta approvare con atti di imperio.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Il governo di Giorgia Meloni ha fatto diventare           le           forzature regolamentari e gli strappi un sistema scientifico,           ripetuto di           continuo. Ogni volta il parlamento è stato ridotto a votificio           di decisioni           prese altrove, anche questo è contro la Costituzione.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>In democrazia il ruolo dell’opposizione           dovrebbe           essere tenuto in conto, infatti ci sono norme regolamentari in           parlamento per           garantirla, ma in realtà hanno dimostrato che quando la           maggioranza agisce come           un rullo compressore, spinta da uno spirito di rivalsa, non           servono a granché.           Basta pensare alla commissione di vigilanza Rai che non ha           potuto vigilare           praticamente su nulla.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Il vanto della destra al governo è non avere           stravolto           i conti pubblici. Ma a quale prezzo? Giorgetti ha sequestrato           il drenaggio           fiscale (il di più di tasse che si pagano per effetto           dell’inflazione) che in           pratica è una tassa nascosta, ed ha incamerato le maggiori           entrate per lo stato           per l’aumento di gas, benzina, diesel. Sono tasse           sull’inflazione. L’Italia è           oggi più povera, la domanda interna è in caduta come i redditi           da lavoro e da           pensione. Il futuro non promette bene.</span></p>
<p class="MsoNormal"><strong><span>L’opposizione             solleciti la Corte             costituzionale al suo ruolo di controllo</span></strong></p>
<p class="MsoNormal"><span>Ora con la legge approvata l’opposizione           politica e           sociale ha la possibilità di richiamare le sedi istituzionali           previste dalla           Costituzione ad un ruolo di controllo e di censura. In           particolare va chiesto           alla Corte costituzionale se non ci siano diversi aspetti di           incostituzionalità           che vanno corretti. È un modo per chiarire anzitutto           all’opinione pubblica il           tentativo della destra di intaccare la Costituzione.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Il nome del candidato Presidente del Consiglio           con           questa legge, deve obbligatoriamente essere indicato nel           programma della           coalizione ma è chiaramente una forzatura sull’articolo 92 che           affida al           Presidente della Repubblica la scelta del capo del governo e           sull’articolo 67           che vieta i vincoli di mandato per i parlamentari. È tanto           vero che la destra           ha inserito nel testo la conferma di quanto previsto dalla           Costituzione, scelta           pleonastica che però tradisce (excusatio non petita accusatio           manifesta) il           timore di una censura. Per non parlare poi dei partiti e delle           coalizioni           obbligati a indicare il candidato anche se non sono d’accordo,           pena la non ammissibilità           della lista e questo fa a pugni con la libertà dei partiti,           attraverso un vero           e proprio ricatto.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Poi c’è un abnorme premio di maggioranza (70           deputati           e 35 senatori) con un meccanismo complicato che rende           impossibile capire per           quali candidati si stia votando e rende i voti degli elettori           strutturalmente           disuguali. Inoltre la differenza abissale delle firme           necessarie per presentare           le liste vede una discriminazione evidente tra partiti già in           parlamento e           quelli che si candidano ad entrare, una sorta di numero chiuso           di fatto.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Senza farla lunga, sono diversi i punti su cui           ricorrere alla Corte costituzionale prima del voto,           ammaestrati da precedenti           episodi che hanno visto arrivare le sentenze della Corte dopo           le elezioni e           hanno lasciato in carica parlamenti eletti con norme           incostituzionali.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Per questo è importante che l’iniziativa dei           costituzionalisti di presentare i ricorsi proceda           speditamente, con firmatari           rappresentativi della società che ha condotto la battaglia           vittoriosa nel           referendum del 22/23 marzo scorso. Questa iniziativa va           sostenuta. A giorni           arriverà il testo base dei ricorsi, si raccoglieranno le firme           e dovrà iniziare           una vera e propria campagna di sostegno e di attenzione           nell’opinione pubblica           per ottenere le risposte della Consulta prima delle elezioni.           La Consulta può           farlo con una sentenza che modifica direttamente il testo           giudicato non           conforme a Costituzione.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Sarebbe un atto di pulizia politica e           istituzionale,           ma resta sempre il problema di fondo. Con qualunque legge           elettorale, perfino           con questa che ha voluto la destra, occorre comunque vincere           nelle urne e           mandarla all’opposizione.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Anzitutto per meglio difendere la Costituzione.           Occorre riprendere un vecchio suggerimento dei comitati           Dossetti per la           Costituzione che finora è rimasto inascoltato. Occorre alzare           le soglie di           garanzia previste nella Costituzione, pensate quando c’era una           legge           proporzionale. Oggi siamo in una fase in cui la tentazione           maggioritaria è           forte, mettere in sicurezza la Costituzione è un imperativo           per tutti noi.           Pensiamo al referendum popolare sulle modifiche           costituzionali, con la legge           voluta dalla destra la maggioranza dei due terzi per evitare           il referendum è           pericolosamente vicina per la coalizione che ha vinto. Con           qualche modesto aiuto           (Vannacci) la destra, se vincesse, potrebbe mettere una           pesante ipoteca sulla           Costituzione.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Inoltre occorre portare l’Italia fuori dalla           deriva           neo corporativa in cui l’ha precipitata il governo della           destra, impoverendo i           redditi da lavoro e pensione, le famiglie, fino a colpire la           domanda interna e           a peggiorare nettamente le condizioni di vita e sociali della           maggioranza dei           cittadini.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Per questo il primo, fondamentale problema non           è certo           quello delle primarie ma delle proposte con cui ci si candida           a governare:           dalla priorità della pace per la quale deve cambiare           l’iniziativa del governo           italiano e dell’Europa, di cui si avvertono scivolate           guerresche. Così il no           all’aumento degli armamenti e a pagare le conseguenze nefaste           delle decisioni           unilaterali di Trump come la guerra con l’Iran. Le guerre che           Trump doveva           risolvere continuano a fare lutti e distruzioni.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Eppure Giorgia Meloni l’aveva proposto per il           Nobel           per la pace. Trump destabilizza il mondo che ne paga. Europa           compresa, lo           scotto, provoca una politica di riarmo che vuol dire risorse           deviate dalle           reali necessità e il rischio concreto di scivolare verso un           conflitto           catastrofico. I trattati sul controllo e sulla riduzione delle           armi nucleari           sono scaduti e il mondo è sull’orlo di una crisi drammatica           senza strumenti           concordati per prevenire i conflitti.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Senza trascurare la crisi climatica che           colpisce           sempre più duramente e fa scrivere a Giorgio Parisi che           l’umanità rischia di           essere l’oggetto della 6° estinzione.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Riarmo, guerre, cambiamento climatico sono           aspetti           diversi dello stesso problema, l’umanità si trova su una china           che potrebbe           diventare disastrosa. Per questo occorre individuare i           capisaldi del programma           dell’alternativa costituzionale, da contrapporre all’attacco           della destra alla           Costituzione e avviando una grande iniziativa nel paese che           consenta di vincere           le prossime elezioni e di mandare la destra all’opposizione.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>È la priorità assoluta. Per farlo occorre           rendere           esplicito, forte, riconoscibile il carattere dell’alternativa           politica. Le           primarie, ammesso che siano necessarie, debbono svolgersi solo           dopo la           definizione di un programma di coalizione concordato e se la           Corte non avrà           cancellato l’indicazione del nome, pena esclusione dalla           competizione           elettorale.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Lavoriamo per denunciare l’incostituzionalità           della           legge elettorale, chiediamo alla Corte costituzionale di           intervenire, comunque           il problema di fondo resta prepararsi ad una svolta politica           il cui obiettivo è           vincere comunque le elezioni, con qualunque sistema           elettorale. È un risultato           possibile come dimostra la vittoria del No nel referendum del           22/23 marzo scorso           e quel clima, quella energia politica dobbiamo puntare a           richiamare in campo.</span></p>
<p class="MsoNormal"><strong><span>L’opposizione non             perda più tempo:             l’Italia non glielo perdonerebbe</span></strong></p>
<p class="MsoNormal"><span>Non perdiamo tempo. L’Italia è ferma, non ha           progetti,           innovazioni, vivacchia a spese di chi lavora e dei pensionati.           Eppure il           governo di Giorgia Meloni ha avuto a disposizione i soldi del           PNRR (prestiti e           investimenti a fondo perduto) ma la domanda interna è           asfittica perché i           redditi sono stati duramente colpiti in questi anni, salari e           pensioni in           testa. Anche lo spread ha ripreso ad agitarsi.<br />
Questo è il momento di costruire l’alternativa costituzionale.</span></p>
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		<title>Ucraina, fermare il grande massacro</title>
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		<pubDate>Fri, 09 Oct 2026 09:11:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Interventi]]></category>

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		<description><![CDATA[&#160;
La doverosa solidarietà con il popolo ucraino per le sofferenze causate dalla guerra, non può tradursi, anzi è contraddetta da quelle azioni che alimentano la guerra all’infinito
Domenico Gallo
 
Sono quattro mesi che le principali forze politiche che dovranno costituire l’Alleanza per la Costituzione discutono della necessità di costruire un programma comune con il quale affrontare le [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="CENTER" style="margin-bottom: 0cm">&nbsp;</p>
<p align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm"><font size="4">La doverosa solidarietà con il popolo ucraino per le sofferenze causate dalla guerra, non può tradursi, anzi è contraddetta da quelle azioni che alimentano la guerra all’infinito</font></p>
<p align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm"><font color="#0000ff" size="4"><strong>Domenico Gallo</strong></font></p>
<p align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm"> <img src="https://images2.corriereobjects.it/methode_image/2022/02/25/Esteri/Foto%20Gallery/AFP_323W6EG-001_MGZOOM.jpg" height="330" width="500" /></p>
<p align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm"><font size="4">Sono quattro mesi che le principali forze politiche che dovranno costituire l’Alleanza per la Costituzione discutono della necessità di costruire un programma comune con il quale affrontare le prossime elezioni politiche, ma il programma ancora non si vede. Non è un caso se questo programma non è venuto ancora alla luce perché ci sono dei nodi sui quali è difficile trovare una sintesi. Il Movimento 5 Stelle ha effettuato una consultazione dei propri iscritti sulle principali questioni programmatiche da sottoporre al giudizio degli elettori con la Convenzione Nova. Nel capitolo “Pace, guerra e riarmo”, i risultati sono stati nettissimi. Nel voto degli iscritti, il punto relativo al non proseguire nell’invio di armi all’Ucraina ha ottenuto il 91,7%, mentre il primato del diritto internazionale ha raggiunto il 98,3%. La contrarietà al piano di riarmo europeo ha ottenuto il 94,1% e quella all’aumento della spesa per la difesa il 91,8%.</font></p>
<p align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm"><font size="4">Questi profili programmatici implicano una profonda svolta rispetto all’integralismo atlantista e alla politica bellicista dell’Unione europea sostenuta a spada tratta dal partito unico della guerra del quale fanno parte i socialisti europei, compreso il Pd. La questione relativa all’invio di armi all’Ucraina può sembrare un punto secondario nell’economia di un programma necessariamente più vasto, invece è una cartina di tornasole che marca la differenza fra una politica che persegue la pace, in armonia con i principi supremi della Costituzione italiana, e una politica disumana e bellicosa che punta a rilegittimare la guerra come strumento della politica internazionale e a prepararci alla guerra con la Russia, agitando una minaccia che non esiste.</font></p>
<p align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm"><font size="4">Bene ha fatto Conte a ribadire che non firmerà nessun programma in cui sia previsto l’invio di nuovi armamenti all’Ucraina. Immediatamente c’è stata una levata di scudi da parte dei custodi dell’ortodossia atlantica del Pd, fra cui Quartapelle, Guerini, Sensi, Fassino e Gori. Quest’ultimo ha detto esplicitamente che la posizione di Conte su Kiev costituisce “un problema” per un eventuale accordo. Ha sostenuto che il Pd non può fare marcia indietro sulla necessità di garantire un sostegno pieno alla resistenza ucraina, “compreso lo strumento militare”, richiamando la posizione dell’Ue e dei partiti socialisti europei. Questi allarmi della componente “riformista” marcano il divorzio fra questo gruppo dirigente e il popolo degli elettori del Pd. Che non sembra abbia fatto una consultazione come ha fatto il M5S. Se l’avesse fatta molto probabilmente sarebbe venuta fuori l’avversione per la guerra condivisa dalla maggior parte del popolo italiano, e i “riformisti” si sarebbero scoperti dei generali senza esercito.</font></p>
<p align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm"><font size="4">Questa volta, però, non sarebbe possibile ripetere il colpo di genio di Enrico Letta che, per fedeltà atlantica, nel 2022 ha rotto l’alleanza consegnando l’Italia nelle mani di Meloni e dei suoi partner. Per questo, saggiamente, la Schlein ha respinto gli appelli alla rottura e ha dichiarato che una composizione si troverà. A questo punto bisogna precisare che la doverosa solidarietà con il popolo ucraino per le sofferenze causate dalla guerra, non può tradursi, anzi è contraddetta da quelle azioni che alimentano la guerra all’infinito. Come ha osservato il generale Mini: “Vedere un paese europeo disastrato, una popolazione europea decimata e offrire la prospettiva di ulteriori distruzioni e massacri non è solidarietà, come non è patriottismo fare annegare la Patria in un mare di sangue per compiacere il più forte, piuttosto che discutere del proprio destino e dei propri interessi.” Il popolo ucraino è stanco di guerra, ce lo dicono i numeri. Nel gennaio del 2026, secondo l’ex ministro della Difesa Fedorov circa due milioni di giovani risultavano ricercati per evasione dalla mobilitazione perché evidentemente non vogliono essere mandati al massacro dal governo Zelensky incoraggiato dal nostro sostegno. I falsi amici dell’Ucraina sono in realtà i suoi carnefici.</font></p>
<p align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm"><font size="4">Risuonano di piena attualità le parole di Papa Francesco nell’intervista alla Tv svizzera del 9 marzo 2024: “Ma credo che è più forte quello che vede la situazione, pensa al popolo e ha il coraggio della bandiera bianca e negoziare. (..) Quando tu vedi che sei sconfitto, che la cosa non va, avere il coraggio di negoziare. E ti vergogni, ma se tu continui così, quanti morti (ci saranno) poi? E finirà peggio ancora (..) Non avere vergogna di negoziare prima che la cosa sia peggio”.</font></p>
<p align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm"><font size="4">Se la coalizione assumerà come prioritario il diritto dei popoli che vivono in Ucraina a non subire ulteriormente le piaghe della guerra, allora sarà più facile trovare una sintesi che sia compresa nelle urne dal popolo italiano e allontanare dagli orizzonti del nostro paese l’incubo di una guerra suicida con la Russia.</font></p>
<p align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm">&nbsp;</p>
<p style="margin-bottom: 0cm">&nbsp;</p>
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		<title>La Todde si ispira a su connottu nella nomina dei consulenti e non solo</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Oct 2026 09:59:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Interventi]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.democraziaoggi.it/?p=9638</guid>
		<description><![CDATA[Andrea Pubusa

E&#8217; difficile essere d&#8217;accordo con L&#8217;Unione sarda, ma stavolta è proprio azzeccato il titolone di prima pagina &#8220;La carica dei 150 consulenti&#8220;, ed ha ragione Beppe Grillo quando segnala un vistoso discostamento della Todde dall&#8217;ispirazione e dal programma originario del M5S. La parola d&#8217;ordine centrale era di distruggere la casta. Ma ora basta guardare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><font color="#ff0000">Andrea Pubusa</font></strong></p>
<p><img src="https://immagini.unionesarda.it/version/c:YTY0ZDU2OWEtZmU0OC00:Y2Y5NzY2NDItYmUwZC00/image.webp?f=3%3A2&amp;q=0.75&amp;w=640" width="500" height="300" /></p>
<p>E&#8217; difficile essere d&#8217;accordo con L&#8217;Unione sarda, ma stavolta è proprio azzeccato il titolone di prima pagina &#8220;<em>La carica dei 150 consulenti</em>&#8220;, ed ha ragione Beppe Grillo quando segnala un vistoso discostamento della Todde dall&#8217;ispirazione e dal programma originario del M5S. La parola d&#8217;ordine centrale era di distruggere la casta. Ma ora basta guardare l&#8217;elenco che il quotidiano sardo ha pubblicato per rendersi conto che alla casta di destra, a quella di Solinas, la Todde ne ha sostituito un&#8217;altra, altrettanto robusta e vorace. Le consulenze superano i 10 mila euro mensili pro capite e interessano tutto l&#8217;arco delle forze di governo. Ognuno mette i suoi con un preciso bilanciamento.<br />
Come si fa a rendere credibile una svolta, un&#8217;alternativa con questo continuismo?  Fra l&#8217;altro, per molti dei prescelti è difficile individuare la loro professionalità, Di qualcuno di questi ricordo ancora il libretto nel quale a Giurisprudenza registrai l&#8217;esame per la desolante mediocrità. Evidentemente il criterio decisivo per la nomina è la fedeltà ai vari capibastone, non la competenza. Peccato, ci eravamo illusi, votando la Todde, di creare i presupposti per una svolta anzitutto di costume.<br />
La Todde ha mostrato altre debolezze imperdonabli: sulla questione RWM, in cui ha lasciato spazio ad un raddoppio degli impianti di dubbia legittimià, ma certo politicamente inopportuna, mentre il M5S, richiamando l&#8217;art. 11 Cost., è contro la produzione e l&#8217;invio di armi nei teatri di guerra. Ancora non ha dato alcun rilievo alle migliaia di firme sulla Pratobello, mentre il M5S diceva di voler aprire le assemblee elettive come si fa con le scatolette. Si può anche non condividere la iniziativa, ma è dovere istituzionale e democratico esaminare la proposta  popolare anziché relegarla ad amuffire in un cassetto.<br />
La Todde condanna chi è per il cambiamento a subire un vero e proprio tradimento. Certo è che, finita la legislatura, nessuno farà il suo nome per la prossima. Cercherà probabilmente anche lei un incarico ben remunerato e sarà dimenticata. Purtorppo i sardi si fanno male da se stessi.</p>
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		<title>Molte stranezze nell&#8217;integrazione degli aeroporti sardi</title>
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		<pubDate>Mon, 05 Oct 2026 09:17:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Interventi]]></category>

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		<description><![CDATA[Andrea Pubusa

Sulla procedura di integrazione degli aeroporti sardi non si può negare che esistono molte stranezze. La Regione dovrebbe perseguire l&#8217;interesse generale dei sardi. È stata istituita per questo. Ma gli atti finora posti in essere sembrano andare in direzione opposta. La Regione vuole mettere 30 milioni in una operazìone che dà la maggioranza azionaria [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><font color="#ff0000">Andrea Pubusa</font></strong></p>
<p><img src="https://thumb.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/4/4c/Aeroporto_Cagliari-Elmas.jpg/1920px-Aeroporto_Cagliari-Elmas.jpg?utm_source=it.wikipedia.org&amp;utm_campaign=index&amp;utm_content=thumbnail" width="500" height="300" /></p>
<p>Sulla procedura di integrazione degli aeroporti sardi non si può negare che esistono molte stranezze. La Regione dovrebbe perseguire l&#8217;interesse generale dei sardi. È stata istituita per questo. Ma gli a<span style="font-size: 1em">tti finora posti in essere sembrano andare in direzione opposta. La Regione vuole mettere 30 milioni in una operazìone che dà la maggioranza azionaria a Ligantia 12, un soggetto privato. E la Camera di commercio di Cagliari cede a Ligantia la propria partecipaz</span><span style="font-size: 1em">ione a Sogaer pari al 94% dell&#8217;intero pacchetto di Elmas. Insomma, la Regione e la CCIA si consegnano, mani legate, a Ligantia, e per di più senza gara. Ma - si obietta - la gara non è fattibile . L</span><span style="font-size: 1em">igantia è infungibile, perche&#8217; possiede già gli scali di Olbia e Alghero. L&#8217;integrazione quindi può farsi solo con essa. A prima vista la condiderazione sembra inattaccabile. Sennonche&#8217; l&#8217;accordo prevede che Ligantia possa liberamente cedere la propria quota a chi vuole, liberamente, a partire dal gennaio 2029. Sembra dunque che la gara venga scansata  non in favore di Ligantia, ma di un terzo che per ora sta nell&#8217;ombra. Secondo i ben informati il fondo  d&#8217;investimento Blach Rock.<br />
</span>Terzo mistero, alla fin fine, a operazione conclusa  l&#8217;interesse pubblico, ossia quello alla migliore mobilità dei sardi, chi lo tutela? La Regione non mantiene alcun potere di indirizzo. Il controllo è tutto nelle mani dei privati che pensano solo ai dividendi, non alla mobilità di noi isolani.</p>
<p><span style="font-size: 1em"> </span></p>
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		<title>O gli esplosivi o l’ambiente. Che cosa hanno fatto gli attivisti per salvare il fiordo di Oslo</title>
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		<pubDate>Sun, 04 Oct 2026 15:46:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Interventi]]></category>

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		<description><![CDATA[ Futura D&#8217;Aprile - Altraeconomia
                                                    [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="row"> <a href="https://altreconomia.it/author/futura-d-aprile/" title="Articoli di Futura D'Aprile" class="author url fn" rel="author"><strong>Futura D&#8217;Aprile - Altraeconomia</strong></a></p>
<p><figure>                         <img src="https://i0.wp.com/altreconomia.it/app/uploads/2026/09/1.webp?resize=770%2C500&amp;ssl=1" width="500" height="300" class="attachment-single-thumb size-single-thumb wp-post-image" />                         <figcaption>                             © Kelly [Tusen Takk]                        </figcaption>                     </figure></p>
<p class="the-excerpt">Il gigante norvegese Chemring Nobel vuole costruire la più grande fabbrica di esplosivi d’Europa, grazie anche ai fondi comunitari. Il gruppo di attivisti Knus krigsmaskinen ha occupato la ex caserma di Avgrunnsdalen, nel cuore della foresta di Hurummarka, e bloccato la realizzazione del nuovo impianto. L’azienda intanto continua a vendere esplosivi ad alto potenziale a Israele e Stati Uniti.<br />
<span style="font-weight: 400">Per far fronte alla domanda crescente di esplosivo la Chemring Nobel ha deciso di espandersi e costruire quello che dovrebbe essere il più grande impianto di produzione di ottogene (composto chimico esplosivo potente e stabile, noto anche come “high melting explosive”, Hmx, <em>ndr</em>) di tutta Europa. Per farlo ha avuto sia il sostegno del governo nazionale sia dell’Unione europea. La costruzione del nuovo sito infatti è sostenuta anche dal Regolamento europeo per la produzione di munizioni (Act in support of ammunition production, Asap), un fondo istituito nel 2024 dalla Commissione per aumentare la produzione di esplosivi e munizioni in Europa a supporto -almeno in teoria- dell’Ucraina.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400">Ad oggi il progetto è ancora fermo, e non per una decisione politica o per cavilli burocratici. I lavori sono stati bloccati da attivisti e attiviste contrari al nuovo progetto a causa dei danni ambientali e dei rischi umanitari che l’espansione della Chemring Nobel porterebbe con sé. Il gruppo, noto con il nome di <a href="https://www.instagram.com/knus.krigsmaskinen/" target="_blank" rel="noopener">Knus krigsmaskinen</a> (letteralmente, “distruggi la macchina della guerra”), ha occupato a inizio aprile la caserma militare abbandonata di Avgrunnsdalen, nel cuore della foresta di Hurummarka. Situata sulla penisola di Hurum, a Sud-Ovest di Oslo, la valle dovrebbe ospitare il nuovo stabilimento della Chemring Nobel, già presente con un altro sito produttivo nella vicina città di Sætre.</span></p>
<p><aside class="adv adv-inside-text clearfix"><ins data-revive-zoneid="58" data-revive-id="2e01107c6009c2b8703f6020dea10f48" data-revive-seq="0" id="revive-0-0" data-revive-loaded="1" style="text-decoration: none"></p>
<p id="beacon_11974f15cb" style="position: absolute; left: 0px; top: 0px; visibility: hidden"><img src="https://revive.altreconomia.it/app/www/delivery/lg.php?bannerid=1538&amp;campaignid=736&amp;zoneid=58&amp;loc=https%3A%2F%2Faltreconomia.it%2Fo-gli-esplosivi-o-lambiente-che-cosa-hanno-fatto-gli-attivisti-per-salvare-il-fiordo-di-oslo%2F%3Futm_source%3Dnewsletter%26utm_medium%3Demail%26utm_campaign%3DNL30926NANS&amp;referer=https%3A%2F%2Fa4c1h6.emailsp.com%2F&amp;cb=11974f15cb" width="0" height="0" style="width: 0px; height: 0px" /></p>
<p></ins></aside><span style="font-weight: 400">Dietro all’azione di Knus krigsmaskinen ci sono due motivazioni. La prima è di carattere umanitario. Come spiegano gli attivisti, Chemring Nobel è direttamente coinvolta nella militarizzazione della Norvegia e dell’Europa e contribuisce anche al genocidio in corso in Palestina. Il 60-70% della produzione dell’azienda norvegese è destinata all’estero e in particolare ad aziende statunitensi quali Lockheed Martin e Northrop Grumman, entrambe produttrici di missili, caccia e tecnologie radar impiegati nella guerra contro l’Iran. Ma non solo: gli esplosivi prodotti a Sætre sono componenti essenziali dei missili Hellfire, prodotti negli Stati Uniti e usati da Israele contro la popolazione di Gaza. Inoltre nel 2024 Chemring Nobel e Nammo, un’azienda militare svedese, hanno siglato un accordo della durata di 12 anni con l’azienda tedesca Diehl Defence, </span><em><span style="font-weight: 400">partner</span></em><span style="font-weight: 400"> strategico dell’israeliana Elbit Systems. Il tutto nonostante la Norvegia vieti l’<em>export</em> di armi e munizioni verso Paesi in guerra come Israele.</span><span style="font-weight: 400">Anche le motivazioni alla base del progetto di ampliamento della produzione di esplosivo non convincono gli attivisti. La Chemring Nobel <a href="https://defence-industry-space.ec.europa.eu/asap-eu-strengthens-ammunition-production-capacity-norway-2025-11-10_en" target="_blank" rel="noopener">ha ricevuto dalla Commissione europea 67 milioni di euro</a> per tre diversi progetti finanziati tramite l’Asap. Il fondo -con un </span><em><span style="font-weight: 400">budget</span></em><span style="font-weight: 400"> complessivo di 500 milioni- è stato lanciato nel 2024 per incrementare la produzione di munizioni ed esplosivi in Europa e sostenere in primis l’Ucraina. L’Ue si è impegnata a mettere il 40% dei fondi, mentre gli Stati membri devono coprire il restante 60% dei costi per l’ammodernamento delle linee produttive esistenti e la loro espansione. Due anni dopo, però, i progetti vincitori non hanno ancora raggiunto gli obiettivi richiesti per sostenere l’Ucraina. La stessa Chemring Nobel prevede di concludere la costruzione del nuovo sito produttivo nel 2030, otto anni dopo l’inizio di un conflitto che per quella data potrebbe (e si spera) dirsi concluso.</span><span style="font-weight: 400">C’è poi da considerare l’impatto ambientale del progetto. La costruzione del nuovo sito porterà alla distruzione di 15 chilometri quadrati di foresta, ma a preoccupare sono gli alti livelli di inquinamento già causati dalla Chemring Nobel. Il fiordo di Oslo è pesantemente inquinato a causa dell’eccessiva presenza di azoto, emesso anche dall’azienda militare, e l’aumento dei livelli produttivi a seguito della guerra in Ucraina ha già peggiorato la situazione.</span>Come denunciato dalla Ong Oslofjord open air council, l’impianto di trattamento dell’azienda si è rivelato inadeguato a far fronte ai nuovi volumi e tonnellate di azoto e altri materiali di scarto sono stati scaricati in mare. Per tutta risposta, nel 2024 il ministero del Clima e dell’Ambiente ha permesso alla Chemring Nobel di aumentare le emissioni di azoto annuali fino al 2027, anno entro cui era prevista la realizzazione di un nuovo impianto di trattamento.Di recente, però, l’azienda ha chiesto al governo altri due anni di proroga. “La Chemring Nobel produce esplosivi destinati a guerre contro le persone e la natura: i 15 chilometri quadrati di foresta da distruggere sono ben poca cosa rispetto alle vaste aree che saranno rese inabitabili dalle bombe dell’azienda -spiegano gli attivisti-. Desta preoccupazione anche il totale disprezzo per le questioni ambientali dimostrato dall’attuale stabilimento della Chemring Nobel a Sætre, che ha ripetutamente sversato sostanze chimiche nel fiordo. La costruzione di un impianto ancora più grande non farà che aggravare la situazione”.<span style="font-weight: 400">Gli stessi attivisti devono ora fare i conti con il disastro ambientale dell’area. Il panorama intorno alla ex caserma militare sembra uscito da una favola: una fitta foresta, corsi d’acqua, cespugli con frutti di bosco e animali selvatici circondano l’accampamento degli attivisti, ma non bisogna farsi ingannare. Il ruscello che scorre proprio accanto alla caserma è contaminato da piombo e altre sostanze chimiche, residui di oltre un secolo di test sugli esplosivi, esercitazioni di tiro e da una vicina discarica di prodotti chimici. Senza contare l’impossibilità di bagnarsi nelle acque del vicino fiordo, ugualmente contaminato. Nell’aria risuonano poi i colpi d’arma da fuoco provenienti dai poligoni di tiro vicini. Nonostante ciò, gli attivisti sono determinati a restare nella zona fino allo smantellamento del progetto. “Siamo in contatto con la popolazione locale contraria alla fabbrica, e con le comunità indigene e internazionali colpite dalla militarizzazione -hanno dichiarato-. Abbiamo partecipato a udienze pubbliche, organizzato proteste presso le aziende coinvolte e creato una rete di persone pronte a difendere Hurummarka. La nostra lotta proseguirà finché le attività letali della Chemring Nobel non saranno fermate”.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400">La loro opposizione alla fabbrica si inserisce in una più ampia critica alla crescente militarizzazione dell’Europa. “I </span><em><span style="font-weight: 400">budget</span></em><span style="font-weight: 400"> destinati alla guerra aumentano a scapito dei servizi sociali e pubblici, mentre il servizio militare diventa sempre più difficile da evitare. Ingenti risorse finanziarie vengono assegnate all’industria bellica. Basti pensare ai <a href="https://www.chemring.com/media/press-releases/2024/10-10-2024" target="_blank" rel="noopener">32 milioni di sterline spesi dalla Norvegia per raddoppiare la capacità produttiva della Chemring Nobel</a>”. Gli attivisti norvegesi riconoscono le difficoltà di portare avanti questa resistenza, ma non si sentono soli. “La lotta contro la macchina bellica si sta diffondendo a livello internazionale in tutta Europa, con imponenti scioperi giovanili, manifestazioni e mobilitazioni in diversi Paesi contro il genocidio in corso in Palestina, la militarizzazione e le politiche di austerità. Temiamo delle ripercussioni legali ma la preoccupazione per le vite umane prevarrà sempre”.</span></p>
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		<title>Quanto sono autolesionisti col riarmo i governi occidentali!</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Oct 2026 00:45:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Interventi]]></category>

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		<description><![CDATA[Andrea Pubusa

Ormai ogni TG e le prime pagine dei quotidiani sono dedicati in gran parte ai rimedi che i governi adottano contro la crisi generale delle nostre economie. C&#8217;è anzitutto la illustrazione delle misure per calmierare l&#8217;aumento dei carburanti. Quakche centesimo in meno su benzina e gasolio, e si celebrano le iniziative dei capi di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><font color="#ff0000"><strong>Andrea Pubusa</strong></font></p>
<p><img src="https://ilmanifesto.it/cdn-cgi/image/format=auto,width=768,quality=75/https://assets.ilmanifesto.it/af6ff345-de1a-4dae-9afa-be3e35093e97/af6ff345-de1a-4dae-9afa-be3e35093e97.jpg" width="500" height="300" /></p>
<p>Ormai ogni TG e le prime pagine dei quotidiani sono dedicati in gran parte ai rimedi che i governi adottano contro la crisi generale delle nostre economie. C&#8217;è anzitutto la illustrazione delle misure per calmierare l&#8217;aumento dei carburanti. Quakche centesimo in meno su benzina e gasolio, e si celebrano le iniziative dei capi di governo, della Meloni e della von der Leyen. Poi si passa al gas. Quanti aumenti! E&#8217; a rischio addirittura il riscaldamento invernale. Poi si elencano i deficit nei servizi, a partire dalla sanità e dalla scuola, ma basta mettersi in viaggio con la propria auto per verificare lo stato pessimo delle strade. E si potrebbe ontinuare. Ma è sufficiente leggere l&#8217;Unione sarda o la Nuova per vedere ogni giorno i disastri. Paesi senza medico o senza pediatra, reti idriche colabrodo, scuole dei piccoli comuni che chiudono battenti con annessi accentramenti, i bambini diventano fuori sede fin dalle elementari. Comunità e sindaci che protestano e manifestano.<br />
Ma c&#8217;è a monte una causa di tutto questo sconquasso? Sì c&#8217;è, ed è evidente. Si è destinato al riarmo una fetta molto grossa dei bilanci statali per difenderci da minacce varie, della Russia, dell&#8217;Iran e dell&#8217;islamismo in genere. Tuttavia, Mosca dice di non voler attaccare l&#8217;Europa, l&#8217;Iran afferma la stessa cosa mei cofronti di USA e Israele. Ma cosa dicono i fatti? Che Teheran sia stata ataccata è fuori discussione. Trump pensa pure di far saltare in aria gli iraniani, e lo ripete in continuazione. La questione russa è solo in parte diversa, perché è vero che Putin ha invaso l&#8217;Ucraina, ma è anche vero che tutti gli affidamenti dati quando Gorbaciov consentì la riunificazione tedesca sono stati violati. La Nato ha cinto la Russia di una fitta rete di basi e presenze militari, che certo non sono amichevoli e l&#8217;Ucraina è stata utilizzata come testuggine per disintegrare la Russia. Anche questa è un&#8217;aggressione. La Germania è oggi il massimo pericolo per Mosca, anziché essere grata per la sua pacifica riunificazione.<br />
In questo quadro si scambiano aggrediti per aggressori e si dà il via ad un riarmo senza precedenti, tanto da mettere in crisi le economie occidentali. Il problema dunque non è dare aiutini temporanei a cittadini e imprese, ma rimuovere la causa fondamentale della crisi. Basterebbe smettere di produrre armi, di moltiplicare le spese militari e riavviare una politica di distensione e di pace. Si potrebbe così risolvere la crisi energetica e tutto ciò che ne consegue e destinare di nuovo le risorse pubbliche per il benessere delle popolazione e la difesa dell&#8217;ambiente. Fantasie? No. Lo dice anche papa Leone.</p>
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