Anche in Sardegna esiste il problema dello spopolamento dei piccoli comuni, specie delle aree interne, e della loro prevedibile non lontana scomparsa. Ecco sul tema una riflessione di Massimo Villone, rivolta principalmente alla Campania, ma con spunti di carattere generale.

MASSIMO VILLONE
Se chiedessimo in giro cosa è il Psnai, possiamo
scommettere che nessuno o quasi saprebbe
rispondere. Se dicessimo che esiste un Piano
strategico nazionale delle aree interne susciteremmo
meraviglia. E se poi aggiungessimo che dal 2014 è in atto
una strategia nazionale per le aree interne (Snai)
desteremmo incredulità. Perché nessuno se n’è accorto.
Qualche amministratore coscienzioso o burocrate
attento, certo. Ma non in generale la pubblica opinione,
o - quel che più conta - la politica. Dal marzo 2025 esiste
- ma è pubblico solo ora · un ponderoso rapporto (164
pagine), del Dipartimento per le politiche di coesione e
per il Sud della Presidenza del consiglio dei ministri.
Una lettura da non perdere, perché trae dai dati non
solo l’analisi dell’esistente, ma anche gli scenari
possibili, anzi probabili. E so no previsioni che toccano la
vita di milioni di persone, in specie nel Mezzogiorno.
L’avvio del rapporto non dice nulla che non sapessimo
già. “La sfida demografica, insieme ai fenomeni correlati
dello spopolamento e dell’invecchiamento della
popolazione, rappresenta una delle minacce più gravi
per l’Unione Europea e, in particolare, per l’Italia. In
particolare, le aree interne si trovano ad affrontare
criticità più accentuate, in quanto sono maggiormente
esposte a fenomeni come il forte spopolamento,
l’invecchiamento della popolazione e la carenza di
servizi”.
Il rapporto fa una radiografia delle aree interne in
tutto il paese. I Comuni sono classificati in base alla
disponibilità di servizi (sanità, istruzione, trasporti), e
alla distanza da centri in cui quei servizi sono ottenibili.
Si giunge così alla individuazione di quattro categorie:
comuni di cintura, intermedi, periferici, ultra periferici.
È una classificazione che misura la difficoltà per i
cittadini del Comune di ricevere un servizio
qualitativamente e quantitativamente adeguato. Sono
classificati come aree interne i Comuni delle tre ultime
categorie: intermedi, periferici e ultraperiferici. Si tratta
di 3834 Comuni con quasi 13 milioni e mezzo di
residenti. Ed ecco il punto che ci riguarda. Le tabelle
dimostrano che la maggior parte dei Comuni rientranti
nella definizione di aree interne si trova nel
Mezzogiorno, e lo stesso vale per la popolazione
residente (in specie, p. 31) . Chiaro poi l’incrocio con
le previsioni demografiche Istat. “Tra 10 anni quasi il
90% dei Comuni dell e aree interne del Mezzogiorno
subirà un calo demografico, con quote che
raggiungeranno il 92,6% nei Comuni ultraperiferici. La
situazione appare migliore per le aree interne del
Centro-nord (con il 73,3% dei Comuni in declino),
confermando disparità esistenti tra aree che presentano
le medesime condizioni di fragilità in termini di
accessibilità ma che si trovano in aree geografiche
diverse” (p. 39) . Un elemento essenziale della maggiore
fragilità del Sud è dato dalla fuga dei giovani, che
emigrano in cerca di fortuna. Contribuisce a
determinare uno scenario possibile in cui “un numero
non trascurabile di aree interne si trova già con una
struttura demografica compromessa. .. . Queste aree non
possono porsi alcun obiettivo di inversione di tendenza
ma non possono nemmeno essere abbandonate a sé
stesse. Hanno bisogno di un piano mirato che le possa
assistere in un percorso di cronicizzato declino e
invecchiamento in modo da renderlo socialmente
dignitoso per chi ancora vi abita” (p. 45-46). Si prospetta
una eventuale strategia di eutanasia territoriale,
accompagnata da un pietoso sostegno di cure palliative.
Un contesto in cui si dimostra sbagliato l’atteggiamento
sulla Academy di San Giovanni a Teduccio del
presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca, in battaglia
personale contro il resto del mondo. Non è certo la
questione di “regali a vuoto”, di cui leggiamo spesso. L’Academy comunque si iscrive nel tentativo di evitare un futuro forse già scritto in assenza di politiche adeguate. Candidature e numero di mandati sono
piccole miserie quotidiane. Un vero problema è invece
dato da quella parte del Sud che potrebbe nel giro di
pochi anni giungere a un punto di non ritorno. Milioni di
persone. Ne parliamo in campagna elettorale?



2 commenti
1 Aladin
19 Luglio 2025 - 08:39
Anche su aladinpensiero: https://www.aladinpensiero.it/?p=167353
2 Aladin
19 Luglio 2025 - 08:41
Anche su aladinpensiero online: https://www.aladinpensiero.it/?p=167353
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