No al riarmo, forma estrema di violenza di Stato

15 Luglio 2025
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Gianna Lai

 

 

Per un’Europa solidale pacifista e duramente in contrasto con la propaganda che costruisce fin nella scuola una coscienza di guerra, secondo i piani didattici della Ue, denunciare l’orrore di Gaza e le responsabilità dell’Italia in quei missili forniti da noi occidentali: un misto di bombe e carestia procurata, come dice Famiglia Cristiana, responsabile della terribile catastrofe umanitaria.

Dai teatri permanenti di guerra, ai luoghi delle servitù militari in tutto il mondo, per Barbara Spinelli oltre 750, installati dagli Usa in 80 Paesi, un centinaio sul territorio italiano, secondo il Fatto: Sigonella, Aviano e poi i poligoni sardi che ne sperimentano gli armamenti, senza informativa alcuna per i nostri deputati e senatori su quanto vi accade. E poi le fabbriche di armi, che preparano la guerra nel mondo, in nome del 5% del Pil: Meloni dice è doveroso, è alla nostra portata, bieco servilismo verso Trump, dal quale l’ltalia acquista armi in attesa delle proprie future produzioni. Mentre si annunciano commesse miliardarie che impongono la fine del welfare, quel socialisteggiante retaggio di Costituzioni antiche a lungo sostenuto dalla resistenza popolare, sì da ridurci tutti quanti a vivere come vivono gli americani.

Feroce l’attacco al diritto internazionale da parte dei signori della guerra, nostra nuova classe dirigente: ora bisogna fare in fretta, ce lo chiede l’Europa, ce lo chiede la Nato, il nemico è alle porte, uniche a rifiutarsi Spagna, Irlanda e Slovenia. Prima l’islamismo terrorista, oggi, in aggiunta, la Russia, per rispondere in realtà a un obiettivo Usa ben definito, come ci dicono gli studiosi, il contenimento cioè della Cina e, più in generale, del rafforzamento economico e politico nei Paesi aderenti ai Brics. E non stiamo parlando delle destre che si apprestano a governare l’intera Europa, la classe dirigente che ha costruito questo sistema è quella proveniente dai partiti di centro e dalle socialdemocrazie, le destre estreme, semmai, pronte a occupare lo spazio lasciato libero da altri. Ed è così che la Ue diviene seconda solo agli Usa nella produzione e nel mercato degli armamamenti, mentre la stessa Italia con Leonardo (cannoni, carri armati, siluri, aerei, navi da guerra, sistemi elettronici) destinati ai Paesi alleati, al Nord Africa, Medio Oriente e Israele, vede ora convertirsi al riarmo importanti aziende della sua industria tradizionale come Fincantieri e Piaggio.

A Cagliari, nell’incontro di domenica 29 giugno che chiude la settimana per la pace, iniziata il 21, dicono alcuni relatori che la guerra comincia qui, in Sardegna, nella regione della sindrome di Quirra o dell’uranio impoverito. Nei poligoni, cioè, che garantirebbero sviluppo e ricchezza ai territori su cui gravitano, scelti, e non a caso, fra i più poveri, così come avviene nel resto d’Italia. O nelle fabbriche di armi, dalla RWM azienda del colosso tedesco Rheinmetal, che vuole ancora ampliarsi nel nostro Paese, e che oggi produce a Domusnovas droni su licenza della israeliana “Uvision”. Profitti per 35 milioni di euro e comportamento da padrone assoluto, solo il Consiglio di Stato ne ferma gli abusi edilizi, in un processo promosso dalle associazioni locali, Italia Nostra, Comitato Riconversione, Arci, Unione Sindacale di base, Associazione Assotziu Consumadoris, ecc. Radioattività e nuovi inquinanti come i Pfas, denuncia l’Associazione nazionale medici per l’ambiente, sperimentazione di armamenti e addestramento di migliaia di soldati, con relativi e non sempre resi noti incidenti, come quello di Quirra dei due missili dispersi in mare nella recentissima esercitazione di maggio. Mentre Meloni, per affrettare il 5%, consente alla difesa di togliere i vincoli sulle verifiche ambientali a caserme e basi militari e, per compiacere Trump, giunge fino a non escludere l’utilizzo delle basi sparse nel territorio italiano all’esercito Usa, in grave violazione dell’art.11 della Carta.

Per concludere, qui da noi sperimentati, oltre agli armamenti, anche i modi dell’opposizione alla prepotenza della guerra, a partire dalla grande mobilitazione popolare di Pratobello, presso Orgosolo, che nel 1969 impedisce l’installazione del quarto poligono destinato a servitù militare in Sardegna, dopo Teulada, Quirra e Capo Frasca: si può fare, ci si può seriamente opporre.

Perchè il riarmo è forma estrema di violenza di Stato, sì da rendere oggi Gaza il più grande campo di sperimentazione delle armi provenienti da tutto l’Occidente: “collaudate in battaglia”, l’agghiacciante definizione che le accompagna nel mercato di vendita, come leggiamo sul Rapporto di Francesca Albanese, relatrice Onu per i territori palestinesi occupati. A significare di una responsabilità collettiva cui siamo chiamati fin da subito a rispondere di fronte alla storia. Dagli esempi e modelli pedagogici per l’educazione alla pace, dalla stessa pedagogia del lavoro che nasce col movimento operaio, i valori atti a trasformare la società: associazionismo, opposizioni parlamentari e sindacato in continuità con le lotte per il lavoro e contro l a guerra e contro le stesse politiche repressive del governo. E se i primi ad esserne colpiti sono proprio i lavoratori che, credo, abbiano chiarito, con la manifestazione a Bologna dei diecimila in autostrada, come si affrontano i diktat di Piantedosi, allora per imparare da loro bisogna essere in tanti, fortemente uniti e “insieme per la pace disarmata”.

 

 

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