No al nucleare, sì alle rinnovabili

20 Ottobre 2025
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Vittorio Bardi, Alfiero Grandi

 

L’Associazione “Si alle rinnovabili NO al nucleare” chiama alla mobilitazione contro il progetto di legge approvato dal governo per il ritorno del nucleare civile in Italia. Nucleare bocciato - come si ricorderà - dai due referendum abrogativi del 1987 e del 2011.

Il governo ha deciso di procedere alla presentazione della proposta di legge e nelle prossime settimane inizierà il percorso parlamentare per esaminarla.

Allo stato sembra che il governo stia puntando all’approvazione della proposta entro questa legislatura ma in modo tale da evitare che il referendum abrogativo, se richiesto con le note modalità si svolga prima delle nuove elezioni, previste nel 2027. Evidentemente il governo ritiene preferibile evitare un referendum abrogativo sul progetto di ritorno al nucleare prima delle elezioni.

Nel frattempo il Ministro preposto ha ritenuto di procedere al blocco sostanziale delle iniziative fin qui adottate per lo smaltimento delle scorie radioattive, sia di bassa che di alta intensità, per ripartire da capo con una nuova procedura affidata all’approvazione della legge che sta iniziando il cammino parlamentare e che mette un nuovo limite di attuazione al 2038. Tenuto conto che Sogin è stata decisa dal governo D’Alema per smaltire le scorie è evidente che il ritardo diventerà enorme.

Dalle dichiarazioni del Ministro è difficile trarre le ragioni di questa scelta  visto che il numero dei nuovi depositi delle scorie immaginati dal Ministro è variabile e per nulla motivato. L’unico risultato concreto è che per molto tempo gli attuali depositi provvisori continueranno a custodire le scorie esistenti, disseminate in un numero consistente di localizzazioni.

Il governo in realtà dovrebbe prima chiedere al parlamento di modificare le attuali normative sulle scorie radioattive prima di decidere di interrompere il percorso che è l’oggetto stesso dell’esistenza della Sogin, come recita il suo statuto.

Invece il governo fa esattamente il contrario, blocca e rinvia le decisioni, venendo meno ai suoi compiti, in attesa che la nuova legge venga approvata, quindi questo governo ancora una volta ribalta il rapporto costituzionale tra governo e parlamento e  non da attuazione alle leggi in vigore.

Il governo inoltre insiste a presentare una proposta di legge per reintrodurre il nucleare in Italia pur sapendo che ben due referendum abrogativi hanno detto no (nel 1987 e nel 2011) alle centrali nucleari civili in Italia e a dispetto della sentenza Tesauro della Corte costituzionale 199/2012 che ha chiarito che non può essere riproposto l’oggetto abrogato con un referendum.

Da questo deriva la ripetuta affermazione dello stesso governo che si tratterà di nuovo nucleare, a cui vengono attribuite arbitrariamente etichette come 3° generazione, addirittura 4°, per dimostrare che si tratta di una situazione del tutto nuova, mentre invece la sostanza del nucleare esistente è lo stesso di quello precedente nelle funzioni fondamentali.

Inoltre si cerca di introdurre una nuova categoria di centrali come gli SMR di cui però non esistono prototipi verificabili, di cui possano essere calcolati i costi di produzione e di funzionamento. In questo caso si verificherebbe che sono molto più alti delle energie rinnovabili. Inoltre i prototipi sono indispensabili per verificare le condizioni di sicurezza del funzionamento, la natura e la quantità delle scorie, la custodia e la sicurezza dell’impianto, la presa in carico dello smantellamento, costi compresi, a fine della vita degli impianti.

In definitiva le stesse condizioni che sarebbero oggetto di verifica di qualunque altra centrale oggi conosciuta nel mondo.

Il tentativo del governo è chiaro: chiedere una delega a tutto campo, del tutto generica, senza vincoli particolari, facendo discendere l’approvazione di un modello di nucleare o dell’altro da condizioni del tutto vaghe, con verifiche attribuite ad una nuova costituenda agenzia di cui non si conoscono le caratteristiche di reale indipendenza e affidabilità, quindi in condizioni prive di certezze e di sicurezza, con un meccanismo che prevede l’implementazione subalterna in Italia di autorizzazioni avvenute in altre situazioni europee e non solo.

La conseguenza sarebbe una difficoltà enorme nel conoscere, controllare, anche contrastare decisioni in materia che avverrebbero in maniera opaca e senza neppure l’adozione dei meccanismi francesi di informazione preventiva delle popolazioni interessate sui nuovi insediamenti nucleari, che in questo contesto sarebbero diverse e molteplici.

Come sappiamo la fusione nucleare, che potrebbe essere la vera novità in materia di produzione energetica, è ben lontana dal potere diventare una fonte disponibile in tempi brevi, quindi si sta parlando in sostanza del nucleare da fissione, sostanzialmente quello stesso oggetto dei 2 referendum abrogativi, di cui l’Italia non avrebbe alcun bisogno se il governo promuovesse seriamente gli investimenti nelle energie rinnovabili, garanzia di indipendenza nazionale, anziché puntare di nuovo sul nucleare che, se attuato, farebbe dipendere ulteriormente l’Italia dall’estero per l’approvvigionamento energetico. Occorre invece puntare sulle risorse nazionali che renderebbero l’Italia più indipendente e garantita.

Sarebbe un errore sottovalutare la portata della proposta del governo, sostenuta da una propaganda diffusa, sostenuta da interessi evidenti e da una voglia di revanche sulle vittorie referendarie. Questi interessi hanno continuato a lavorare sotto traccia e oggi ringalluzzite da questo progetto di legge intendono sostenerne l’approvazione cercando di convincere l’opinione pubblica della bontà della proposta. Ad esempio Swg ha condotto un sondaggio che, sia pure con la prudenza con cui va preso,  dimostra che l’opinione pubblica è confusa e soprattutto manca nella discussione il punto di vista di chi non è d’accordo e avanza proposte alternative. Per mesi solo i sostenitori del nucleare hanno parlato e sono stati presenti nell’opinione pubblica. Ora è necessario recuperare questo ritardo e portare gli argomenti che possono consentire di recuperare lo spazio che può consentire di esercitare un contrasto forte nel merito verso i sostenitori del nucleare nella discussione pubblica.

Come in passato gli interessi legati al nucleare sono in campo, godono di molte risorse e di ascolto, chi non è d’accordo con il ritorno al nucleare invece finora è stato assente, sia pure con lodevoli eccezioni. Dobbiamo riprendere l’iniziativa con slancio e forza.  

 

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