S. Francesco di Alessandro Barbero

11 Novembre 2025
1 Commento


Andrea Pubusa

Ho letto la vita di S. Francesco in cui Alessandro Barbero illustra le vite del santo scritte subito dopo la morte e quelle successive. Non ho appreso molto di nuovo rispetto a quanto già sapevo, ma la lettura mi ha precisato i fatti essenziali della straordinaria vita del frate che in molti punti ricordavo in modo sbiadito.
Che Francesco sia un santo è fuori discussione. Il suo amore infinito per Dio, l’osservanza rigorosa della povertà, l’umiltà e l’ubbidienza lo comprovano senza ombra di dubbio. Suscita perplessità forse l’eccesso. Viveva in ripari precari, dormiva preferibilmente sulla terra nuda, vestiva solo col saio, la cordicella e le mutande, anche d’inveno, sotto la neve. Mangiava l’essenziale, ricavato dalle elemosine, aborriva tutto ciò che andava oltre lo stretto essenziale, non toccava neppure il danaro. Era severissimo e intransigente su questo punto coi suoi seguaci; abbandonò presto la guida dell’ordine preferendo ubbidire che comandare, anche se la sua autorevolezza morale dava alle sue parole, per chi lo ascoltava, un carattere precettivo di per sé.
Barbero mette in luce come negli scritti meno vicini alla morte, e dunque opera di chi non aveva conosciuto Francesco, si accentua l’attenzione per fatti miracolosi, che a noi appaiono inverosimili. Fu una iniziativa che mirava ad avvicinarlo a Cristo, a farne un nuovo figlio di Dio.
Qui, ho avuto la stessa sensazione che ho provato leggendo il volumetto su Gesù di Piero Martinetti. Purgata di tutti gli episodi miracolistici, la figura di Cristo anziché indebolirsi esce rinforzata, un uomo che fa e dice quanto lui ha fatto e detto suscita un fascino irresistibile. Per Francesco può ripetersi la stessa cosa: una grandezza senza eguali tanto più depurandola da improbabili fatti miracolosi (lupo di Gubbio compreso). Francesco è un miracolo egli stesso, senza necessità di aggiungere altro.
Vien da chiedersi piuttosto se tanto rigore sia giustificato e fosse necessario. Sarebbe stato santo anche con po’ di penitenza in meno, come gli consigliava qualche cardinale. Ma queste sono considerazioni di un laico, del tutto inapropriate per il grande poverello d’Assisi.

1 commento

Lascia un commento