Andrea Pubusa
Due cose dobbiamo tenere ferme: la lotta per la libertà degli iraniani e l’opposizione alla guerra. Istintivamente qualunqje mezzo ci pare auspicabile per porre fine al massacro criminale di chi vuole libertà e diritti, ma - a pensarci bene - per come stanno ĺe cose, un intervento armato americano non farebbe altro che incrementare lo scorrimento di sangue, e poi darebbe la libertà, una stabile liberazione, un’accettabile democrazia?
Ciò che si percepisce è che in Iran c’è un sentimento diffuso per la libertà, migliaia di persone scendono coraggiosamente in piazza e affrontano le forze repressive del regime. Molti sacrificano la vita. Ciò che non si vede è un gruppo dirigente che si propone per formare un governo alternativo agli ahiatollah. E si sa che senza una leadership forte e riconosciuta le rivolte non si trasformano in un assetto nuovo, in questo caso democratico. Anche in Italia è stato così. È vero che gli alleati hanno dato un apporto decisivo alla sconfitta dei nazifascisti, ma poi sono stati i dirigenti della Resistenza a costituire il nucleo portante della rinascita democratica del paese, battendo le vecchie forze reazionarie compromesse col fascismo e con la corona.
Certo, questo discorso non può essere accentuato, pena il pessimismo e il riflusso. Al contrsrio bisogna accrescere la mobilitazìone popolare e quelĺa delle istituzioni. Bisogna isolare il regime komeinista e determinarne lo sfaldamento favorendo la crescita di un nuovo gruppo dirigente democratico. È difficile, ma non ci sono altre vie.



1 commento
1 Aladin
20 Gennaio 2026 - 10:43
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