La giustizia talora sbaglia ma voterò No

30 Gennaio 2026
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MASSIMO VILLONE

[…] Non è minimamente accettabile il tentativo della destra di fare  uno spot per il Sì nel referendum, dal caso Garlasco, la casa nel b8osco, Palamara, l’Imam di Torino, i migranti, il caso Tortora. Il No rimane fermo. Può capitare che la giustizia commetta un errore, lo sappiamo. Ma il No nel referendum è volto a difendere la giustizia non così com’è, ma come vorremmo che fosse. È appunto volto a mantenere aperta la possibilità di una giustizia migliore: obiettivo che il Sì rende più difficile raggiungere. È lo stesso ministro Nordio che certifica la maggiore difficoltà quando si meraviglia delle proteste delle
opposizioni perché la riforma converrebbe anche a loro nel momento in cui giungessero al governo. Così mettendosi in piena sintonia con la presidente Meloni, che nella conferenza stampa di inizio anno auspica che tutti remino nella stessa direzione. Governo, parlamento, magistratura.
Qui è il punto. Non vogliamo una riforma conveniente per
il governo· chiunque sia l’occupante pro tempore di Palazzo
Chigi -perché restituisce il primato alla politica e blocca
l’invadenza dei magistrati. Non vogliamo giudici e pubblici
ministeri che remino insieme a chi detiene il comando.
Siamo contrari a qualunque riforma che, indebolendo nel
suo complesso la magistratura come fa la Meloni-Nordio,
faciliti un simile esito. Perché pensiamo che il compito che
la Costituzione assegna alla magistratura attraverso il
principio della separazione dei poteri e la costruzione di un
sistema di checks and balances sia l’esatto opposto. Si trova
nella garanzia dell’eguaglianza e dei diritti dei cittadini
anche, nel caso, contrapponendosi a chi comanda. Il
ministro Nordio narra della “sua” riforma in un libro, in cui
fa ampio riferimento alla “petulante litania” delle
opposizioni (Una nuova giustizia, 2026). Un richiamo a qual
che pensa della partecipazione democratica che va di pari
passo con la scarsa considerazione che mostra di avere per
la Costituzione repubblicana: “… compromesso di concetti
troppo conservatori per placare i progressisti, troppo arditi
per gratificare i conservatori, e troppo conciliatori per
convincere ambedue” (pag. 83 dell’edizione digitale). Una
Costituzione che richiede evidentemente a suo avviso un
vigoroso intervento di modernizzazione. Che viene
assicurato dalla riforma della magistratura e non solo.
Sempre Nordio giustifica il suo silenzio in aula e la sua
mancata interlocuzione con le opposizio ni, che ha
prodotto l’approvazione della proposta governativa nel
testo presentato senza alcun emendamento nelle quattro
letture parlamentari. Diversamente - ci informa in
un’intervista al Corriere della Sera· non ci sarebbe stato
tempo per l’altra riforma, quella sul premierato.
Così si lega la riforma - non della giustizia, ma della
magistratura· alla ridefinizione dell’architettura istituzionale
nel suo complesso. Rivoltare il paese come un calzino, diceva
Meloni nella campagna elettorale del 2022. Si fa con la riforma
sottoposta a referendum, cui si affiancano la legge elettorale
di cui la maggioranza già ampiamente discute, e l’autonomia
differenziata, che l’iniziativa del ministro Calderoli ha portato
fino alla firma di accordi preliminari con quattro regioni
(Veneto, Lombardia, Piemonte, Liguria) . La presidente Meloni
cerca nel referendum una validazione plebiscitaria da
spendere sull’attuazione delle riforme che cementano in uno
scambio la coalizione di governo: giustizia a Forza Italia,
premierato a Fratelli d’Italia, autonomia differenziata alla
Lega. Il fine è un successo da mettere in vetrina nel futuro
voto politico. Il No nelle urne referendarie è lo strumento di
cui disponiamo per contrastare il progetto. […]

Tratto da Repubblica - Napoli

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