Grosso: “Indipendenza magistratura va garantita in concreto, legge Nordio condiziona Csm”
Intervista al professor Enrico Grosso, presidente onorario del Comitato Giusto dire No
“L’indipendenza e l’autonomia della magistratura non sono soltanto un principio stabilito dalla Costituzione. Occorrono delle regole che ne sostengano in concreto l’effettività: queste regole, contenute nella Costituzione stessa, si sostanziano essenzialmente nella presenza di un Consiglio superiore della magistratura, organo autorevole, di altissimo rilievo costituzionale, che svolge una difesa attiva e quotidiana di quella indipendenza“.
In un’intervista con La Magistratura, Enrico Grosso, presidente onorario del comitato “Giusto dire No” spiega perché il provvedimento mette a rischio l’indipendenza della magistratura, come recita la campagna di manifesti promossa dal Comitato. “Questa riforma mina la forza del Consiglio superiore della magistratura, intervenendo sulle sue modalità di composizione, sulla sua struttura e sulle sue competenze: il combinato disposto di questi tre interventi lo rende più debole, più inefficace e quindi, nei fatti, rende la magistratura più fragile, più condizionabile, più attaccabile”.
Grosso smonta la tesi del governo secondo cui la legge Nordio arginerebbe il ‘potere delle correnti’: “È una questione strumentalmente agitata. Da un lato che esistano articolazioni della magistratura, associazioni di magistrati, che la pensano in modo diverso su molte questioni ideali è del tutto normale, come è normale che anche gli altri cittadini si dividano sulla base di diverse posizioni ideali, perché siamo in una democrazia pluralista. Quello che viene criticato, cioè il cosiddetto “correntismo”, non viene affatto combattuto da questa riforma”. Questo perché Grosso ricorda come “quei membri del Csm che saranno sorteggiati continueranno ad essere avvicinati dai politici e quei politici continueranno a chiedere loro di esercitare il potere che indubbiamente il Csm esercita, in maniera conforme ai loro desiderata”.
Il presidente del Comitato ricorda inoltre come il sorteggio secco riguardi soltanto la componente togata del Csm. “Secondo la riforma i componenti del Csm provenienti dalla magistratura saranno sorteggiati e la riforma non dice nient’altro. Invece, con riferimento ai componenti eletti dal Parlamento in seduta comune, lo stesso rinnovato articolo 104 dice che il sorteggio avverrà in una rosa di nomi, scelti sempre dal Parlamento in seduta comune. Non è prevista nemmeno una maggioranza qualificata: questo significa che la maggioranza politica potrà scegliere i membri laici tra i quali poi avverrà il sorteggio. Questo già fa comprendere l’asimmetria con cui le due componenti sono trattate: da un lato una componente organizzata, che porterà dentro al Csm una linea politica, dall’altro lato delle monadi. Ovvero, singoli magistrati scelti a caso, fortemente indeboliti rispetto all’altra componente”.
Ma non solo. Grosso, dati alla mano, sottolinea come sia “una solenne bufala” la tesi secondo cui i magistrati che sbagliano non pagano. “La quantità di sanzioni disciplinari irrogate dalla sezione disciplinare del Csm – ho i dati degli ultimi due anni – sono altissime, del tutto non paragonabili a quelle di tutti gli altri Consigli superiori della magistratura d’Europa. E sicuramente non paragonabili alle sanzioni disciplinari che sono irrogate dai Consigli di disciplina degli ordini professionali di qualunque professione”. E ancora: “Per il 2024 il 40% dei procedimenti disciplinari discussi davanti alla Sezione disciplinare si sono conclusi con una condanna, di fronte al 47% che si sono conclusi con una assoluzione. E quella differenza è rappresentata da decisioni di ‘non luogo a procedere’, che nella maggior parte dei casi sono pronunciate perché il magistrato, nelle more del giudizio, si dimette dalla magistratura. Sono in realtà delle condanne mascherate o comunque dei provvedimenti che producono l’effetto di far cessare il magistrato dalle sue funzioni. Davvero i dati smentiscono completamente questa falsa narrazione che i magistrati sarebbero meno severi con se stessi”, spiega.
“Se fosse vero che la sezione disciplinare del Consiglio superiore della magistratura proscioglie la maggior parte dei magistrati – aggiunge Grosso – il ministro della Giustizia, che si lamenta del Csm che non punirebbe a sufficienza i magistrati, perché non esercita il potere che gli è assegnato dalla Costituzione e che potrebbe eventualmente reagire avverso questo malcostume? La risposta è una sola: che non c’è nessun malcostume e il sistema disciplinare funziona benissimo”.
Grosso è ordinario di Diritto costituzionale all’Università di Torino e avvocato. Per questo lancia un appello ai suoi colleghi: “Gli avvocati dovrebbero essere i primi a essere preoccupati da una riforma del genere. Sono i primi ad avere l’interesse ad avere di fronte a sé un giudice davvero indipendente, perché solo un giudice davvero indipendente è un giudice davvero imparziale. Solo un giudice libero è un giudice che è in grado di prendere le sue decisioni senza paura, anche contro i poteri forti, anche quando quelle decisioni sono scomode. Gli avvocati difendono persone che spesso chiedono giustizia. E per chiedere giustizia bisogna avere di fronte a sé giudici che non siano condizionabili da nessuno, in particolare dai politici. Questa è la ragione per cui sono davvero stupito che gli avvocati non siano tutti con noi a combattere questa battaglia. Per fortuna molti avvocati sono a favore del no e ci dicono e dicono pubblicamente che questa riforma è pericolosa”.
Grosso commenta poi la raccolta firme online partita a ridosso di Natale. “Il nostro comitato non ha promosso la raccolta firme, che è stata promossa da 15 volenterosi cittadini che secondo me hanno fatto un’azione lodevole dal punto di vista civile e che noi guardiamo con soddisfazione e apprezzamento. Io personalmente ho firmato. Noi facciamo la nostra campagna. Prendiamo atto del fatto che il governo ha fissato la data. Naturalmente guardiamo con grande apprezzamento a questo moto di popolo: auspicheremmo in ogni caso che siano lasciati ai cittadini adeguati spazi e tempi per approfondire”. E ancora: “Tutta la vicenda di questa riforma, segnalo, è segnata da una incomprensibile fretta: una fretta nel dibattito parlamentare, una fretta nell’approvazione, adesso anche una fretta nell’indizione del referendum. Forse un po’ più di calma sarebbe stata auspicabile: non dimentichiamoci che non stiamo cambiando una leggina qualunque, qui stiamo mettendo mano alla Costituzione, alla carta fondamentale del nostro Paese. Auspico davvero una campagna referendaria approfondita che renda i cittadini consapevoli. Da quando abbiamo cominciato a spiegare ai cittadini qual è la vera posta in palio, i sondaggi hanno cominciato a cambiare, forse è anche per questo che il governo ha tutta questa fretta. Io credo davvero che se i cittadini saranno informati adeguatamente, alla fine i no prevarranno. E se abbiamo il tempo di spiegarlo a tutti, ovviamente, saremo molto felici di poterlo fare.
La C








1 commento
1 aladin
1 Febbraio 2026 - 09:05
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