Il NO al referendum contro la legge Meloni-Nordio

5 Febbraio 2026
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Alfonso Gianni

 

 

[…] Fare vincere il NO è possibile, a condizione che si possano raggiungere quella massa consistente di cittadini che, anche nei sondaggi, mostrano di non conoscere l’argomento o di essere indifferenti.

Ciò che è in discussione non è tanto la separazione delle carriere, cavallo di battaglia di Berlusconi, perché essa di fatto è già stata attuata con le limitazioni poste dalla precedente legislazione ordinaria (vedi la legge Cartabia), ma l’indipendenza e l’autonomia della magistratura dal governo. Quindi l’equilibrio fondamentale dei poteri – il legislativo, l’esecutivo e il giudiziario - su cui si regge uno Stato democratico. Del resto lo stesso ministro Nordio lo ha affermato, in più di una delle sue numerose esternazioni, quando ha affermato ad esempio che la Schlein, in quanto capo del principale partito di opposizione, dovrebbe ringraziarlo per avere fatto una simile legge, perché le potrebbe essere assai utile qualora dovesse andare al governo. Una manifestazione più chiara delle reali finalità di questa legge – l’assoggettamento della magistratura al potere esecutivo – era persino difficile da immaginarsi. Questo risultato la legge Nordio lo otterrebbe con la duplicazione dei Consigli superiori della Magistratura e l’istituzione dell’Alta Corte disciplinare. In essi l’elezione della parte togata avviene per puro sorteggio, con la scusa di eliminare le correnti, mentre per la parte laica il sorteggio avverrebbe all’interno di una platea precedentemente definita in sede parlamentare, dove però la maggioranza potrebbe indicare figure ad essa fedeli. In questo modo il controllo sulla figura del Pubblico ministero da parte del governo sarebbe assicurata.

Non è difficile immaginare che fine farebbero persone arrestate sulla base del decreto sicurezza, ora diventato legge, e di altre norme restrittive – si pensi al ddl sull’antisemitismo in preparazione – nel corso di manifestazioni o di esercizio in qualunque forma di un dissenso. Esse si troverebbero di fronte a un Pubblico ministero il cui unico scopo non è più quello di accertare la verità dei fatti ma di punire il presunto colpevole. Alla repressione poliziesca si aggiungerebbe la punizione per via giudiziaria. Una tenaglia che strangolerebbe i diritti e la giustizia.

Se il Sì passasse nel referendum il governo e le destre che lo reggono avrebbero la strada spalancata per completare il loro progetto di stravolgimento degli assetti democratici. Le gambe su cui si muove questo disegno sono sostanzialmente quelle dell’autonomia differenziata (che provede malgrado i paletti inefficaci posti dalla Corte Costituzionale, dell’attacco alla indipendenza della magistratura, di una nuova legge elettorale peggiore di quella già pessima che abbiamo con un premio di maggioranza garantito anche a chi ha solo il 40% dei voti e infine l’istituzione del premierato. In questo modo la trasformazione dell’organo di governo in uno di comando verrebbe completata, verrebbe sancita anche per legge la rottura fra il moderno finanzcapitalismo e qualsiasi forma di democrazia, compresa quella liberale, il nostro sistema si trasformerebbe in un regime totalitario. Vincere il referendum contro la legge Meloni-Nordio significa spezzare questa catena che lega insieme gli obiettivi e i passi reazionari del governo e delle destre.

Per queste ragioni la campagna referendaria deve rientrare tra gli obiettivi primari e urgenti dell’agenda, anche se già molto ricca, che le organizzazioni e i movimenti che hanno dato vita ai due giorni di Bologna si sono dati. Buona parte del suo successo dipende da questo.

 

P.S. Ulteriori approfondimenti sulla legge Meloni-Nordio e materiale di propaganda sono reperibili e scaricabili recandosi sul sito del Comitato della società civile per il NO www.referendumgiustizia2026.it

 

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