Reminiscenze nere

6 Febbraio 2026
1 Commento


Andrea Pubusa


In gioventù ho avuto la fortuna di conosere Nino Bruno. Era un operaio pensionato, un compagno che aveva seguito Gramsci nella scissione di Livorno ed è sempre stato comunista. Come ci ricorda Giuseppe Fiori, fu colui che accompagnò il leader comunista al convegno clandestino di Molentargius. Ci narrò della sua sorpresa quando vide Gramsci per la prima volta. “Pensavo di incontrare un gigante, invece mi trovai davanti un piccolo uomo, gobbo, ma quando parlò, mostrò subito tutta la sua grandezza“.

Nino Bruno ha attraversato a Cagliari tutto il periodo fascista e il dopoguerra fino alla sua morte. Lavorava alla fonderia Chicca-Salvolini, dove c’era un gruppo solido di comunisti e narrava spesso delle beffe che organizzavano contro i fascisti, come quando issarono una grande bandiera rossa sul bastione. Nino fu anche fra coloro che avvertirono Lussu dell’arrivo dei fascisti il 31 ottobre 1926 prima dell’uccisione per legittima difesa di Porrà.  

Ma perché lo ricordo adesso? Semplice, perché ci raccontava spesso delle peripezie che lui e gli oppositori del tempo dovevano affrontare quando venva in visita a Cagliari un dirigente fascista o qualcuno della real Casa. Venivano arrestati per tutto il tempo del soggiorno in città di loro signori. Ed allora escogitarono un trucco molto semplice per non finire a Buocammino per qualche giorno. Quando si preannunciava l’arrivo di un pezzo grosso romano si nascondevano al Poetto, nei casotti che allora, numerosi, i cagliaritani vi avevano installato. Stavano lì con le provviste spesso in compagnia. Ripartiti gli “augusti” ospiti, gli oppositori del regime tornavano alle loro normali attività.

Confesso che il fermo preventivo di Nordio-Meloni & C. mi ricorda quell’assurda situazione. Ma lì eravamo nel regime nero e liberticida. Oggi esiste la Costituzione democratica e l’art. 13 dice cose molto diverse opposte a quelle del tempo che fu: “La libertà personale è inviolabile.
Non è ammessa forma alcuna di detenzione, di ispezione o perquisizione personale, né qualsiasi altra restrizione della libertà personale, se non per atto motivato dell’autorità giudiziaria [cfr. art. 111 c. 1, 2] e nei soli casi e modi previsti dalla legge [cfr. art. 25 c. 3].
In casi eccezionali di necessità ed urgenza, indicati tassativamente dalla legge l’autorità di pubblica sicurezza può adottare provvedimenti provvisori, che devono essere comunicati entro quarantotto ore all’autorità giudiziaria e, se questa non li convalida nelle successive quarantotto ore, si intendono revocati e restano privi di ogni effetto…
“.
Come si vede, non basta fare riferimento a precedenti, occorre una condotta attuale contra legem. Non si puo privare della libertà una persona per i suoi trascorsi se non compie alcun atto illecito.
Ma basta ricordare quale è il modello, cui il governo si ispira, per capire che aria tira. Meno male che c’è ancora la Corte costituzionale a spazzar via queste mostruosità e a garantire la nostra libertà.

1 commento

  • 1 aladin
    7 Febbraio 2026 - 00:14

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