La “tuttologia” imperante e la “schedatura” degli insegnanti di sinistra

8 Febbraio 2026
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Rosamaria Maggio

 

 

Saltellando di qua e di là fra i post dei social, leggo in merito al titolo di questo mio intervento, affermazioni offensive nei confronti della classe docente. Tutti di sinistra, che vanno a scuola a fare politica, che dovrebbero essere buttati fuori o ricordarsi che devono fare lezione, ecc.

E mi sorge una domanda: chi sono costoro? Evidentemente non insegnanti. Ormai la tuttologia è la cifra del nostro tempo. Tutti sanno di medicina, di meteorologia, ingegneria, ecc. Quindi anche di insegnamento, didattica, pedagogia. Anzi, loro sono andati a scuola e quindi ne sanno. E poi naturalmente fioccano gli “ai miei tempi si’ che si studiava”, “noi eravamo più bravi e lo erano anche i nostri insegnanti”..

La tristezza e pochezza di queste argomentazioni mi lasciano senza fiato. E mi chiedo: come è possibile che dopo quasi 80 anni di scuola democratica siamo ancora a questo punto?

Ho insegnato per decenni discipline giuridiche ed economiche e pensare che l’idea comune sia quella che gli insegnanti si siedono in cattedra e ripetono una lezione sempre uguale da anni, magari facendo una sintesi di quanto appreso all’Università, significa non aver capito nulla di questo lavoro.

Anche molti intellettuali di varie competenze, filosofi, pedagogisti, psichiatri di chiara fama, si ergono puntualmente ad esperti, pur non essendo entrati mai in un’aula di scuola. Persino alcuni docenti universitari, pur nella loro alta competenza accademica, difficilmente sono in grado di comprendere fino in fondo le dinamiche esistenti tra maestri, professori di scuola media o superiore ed alunni.

Nei decenni ho visto gli studenti cambiare. Ho visto cambiare il loro modo di apprendere. La tecnologia ha nel tempo modificato il modo di apprendere di ciascuno di noi (anche di noi adulti), che leggiamo sul web, scriviamo con una videoscrittura. La scuola anzi, ha ancora salvato l’uso di testi di carta, e la scrittura a mano che è ancora utilizzata per tutte le prove in classe ed anche per gli esami finali. La scuola interviene anche facendo mediazione nell’uso della tecnologia, dalle LIM, ai Tablet, ai laboratori di lingua o di informatica. Ciò non toglie che i modi di apprendimento siano mutati e con essi anche i metodi di insegnamento. La scuola italiana di qualunque indirizzo, ha una caratteristica che i governi da tempo cercano di smantellare, chi più chi meno. Mi riferisco al fatto che la nostra scuola abbia come obiettivo la formazione della persona e non l’addestramento ad un mestiere. Quello si impara in fretta. Ciò che per un insegnante è più difficile, è di riuscire a far si che gli studenti si formino un loro pensiero libero e critico attraverso le discipline. Non si tratta quindi di imparare meccanicamente, regole e teoremi, ma di saper utilizzare quanto appreso per realizzare la propria personalità ed avere un pensiero proprio.

Con questo non voglio dire che è tutto oro quel che luccica, ma questa è la sfida dell’insegnamento, tanto più che con la scuola media obbligatoria e l’innalzamento dell’obbligo di istruzione, la scuola ha smesso di essere un privilegio per pochi per diventare un diritto di tutti.

Lavorare sulle differenze cercando di realizzare il principio di uguaglianza non è cosa facile e ancora oggi molti studenti arrivano a scuola con carenze e debolezze culturali che dipendono anche dalla situazione economica e sociale di provenienza. Rimuovere questi ostacoli e portare tutti ad un buon livello è una sfida continua.

Quanto alla polemica di questi giorni provo a ripensare ai miei colleghi. Ne ho avuto a centinaia e mi risulta difficile pensare che qualcuno di loro sia entrato in classe a fare propaganda. Anche da studentessa ho avuto insegnanti conservatori ma che non facevano propaganda in classe. Abbiamo cercato nei vari momenti della nostra attività docente di portare anche in classe la realtà. O perché i ragazzi ti proponevano una riflessione su qualche importante evento di quei momenti o perché tu docente lo ritenevi importante. Non potevo certo ignorare ad esempio, ciò che succedeva nel momento del passaggio dalla lira all’euro, sfida che abbiamo condiviso anche con le famiglie cui i miei studenti fecero lezioni di “nuova moneta”. Anche quello era un tema “politico” in senso lato. All’insegnante il compito di fornire agli studenti gli strumenti di politica monetaria ed assieme ragionare sulle paure e le incertezze. Ognuno si sarà fatto il suo punto di vista.

O quando il paese si preparava alle elezioni politiche, posto che l’insegnante di diritto ha fra i suoi compiti quello di parlare di elezione delle Camere, di sistemi elettorali e formazione del Governo. Sempre con la Costituzione e le leggi ordinarie in mano. Ero forse di sinistra perché dicevo che noi non eleggiamo il Capo del Governo? Perché spiegavo, come recita la Costituzione, che è nominato dal Presidente della Repubblica, il quale lo deve scegliere fra la coalizione vincitrice delle elezioni, meglio, su indicazione di quella coalizione che voterà la fiducia? Molti sono convinti che il Capo del Governo, su false informazioni di alcune forze politiche, è eletto dal popolo, ma per ora è ancora come spiegavo io. O forse ero di destra quando stigmatizzavo l’On. Craxi che, da Presidente del Consiglio, censurava la Magistratura milanese per una sentenza sull’omicidio di Walter Tobagi? La divisione dei poteri è per ora ancora un principio fondante della nostra Costituzione.

Che dire poi della “schedatura”. Mi riporta alle leggi fascistissime del 1938. La gravità di questo intervento non ha bisogno di molte parole. Si commenta da se’. Quanto esposto in precedenza dovrebbe esplicitare la gravità di una operazione di questo tipo, non per tutelare gli insegnanti, che comunque sono anch’essi portatori di diritti, ma per tutelare il diritto degli studenti ad un insegnamento libero, che consenta l’accesso a tutti i punti di vista, e soprattutto ad un sapere ampio, comprensivo delle risultanze della ricerca scientifica nei vari campi e non solo di opinioni.

Concludo citando una poesia che sembra attribuita a Martin Neomoller, pastore luterano, diventato antinazista:Prima vennero a prendere i socialisti, ma io non dissi nulla, perché non ero socialista.

Poi vennero a prendere i sindacalisti, ma io non dissi nulla, perché non ero un sindacalista.

Poi vennero a prendere gli ebrei, e io non dissi nulla, perché non ero ebreo.

Poi vennero a prendermi e non rimase più nessuno che potesse parlare per me.

 

Mi sembra quindi urgente farsi sentire prima che sia troppo tardi.

 

 

 

 

 

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