Rosamaria Maggio

La questione di Francesca Albanese mi riporta indietro nel tempo.
Non è facile districarsi senza una informazione seria. Anzi direi con una informazione faziosa, fatta di manipolazione delle dichiarazioni utilizzate in funzione del consenso.
Allora mi domando che cosa avrei detto ai miei studenti, che cosa li avrei stimolati a leggere per costruire una informazione seria.
La prima cosa da sapere è chi è Francesca Albanese.
Infatti i primi attacchi contro di lei sono venuti da chi metteva in discussione la sua professionalità, poi è stata attaccata anche sull’ immagine, i capelli, gli occhiali, i monili.
Francesca Albanese, giurista italiana , è un’esperta internazionale di diritti umani, nota per essere la prima donna a ricoprire, dal 2022, l’incarico di Relatrice speciale ONU nei territori palestinesi occupati. Specializzata in diritto internazionale e rifugiati, ha lavorato con l’ONU e pubblicato testi accademici influenti, ricevendo riconoscimenti internazionali per il suo impegno.
Questo è quanto è facilmente reperibile sul web e, se sì vuole, si trova anche il suo curriculum vitae dettagliato.
Si può così capire che il termine lawyer utilizzato per definire in inglese un giurista è corretto, perché l’ avvocato è l’ attorney e questa è la prima precisazione per chi la accusa di aver utilizzato un titolo che non le spetta.
La seconda cosa riguarda il suo incarico presso le Nazioni Unite, incarico che le è stato recentemente rinnovato. Non si tratta di un incarico politico, non rappresenta nessuno stato - men che meno l’ Italia - e questo rende ridicolo il commento del nostro ministro degli Esteri Tajani che o non sa o finge di non sapere. In entrambi i casi le sue dichiarazioni sono gravi. È la prima donna a ricoprire questo incarico, seconda italiana (il primo fu Giorgio Giacomelli). Tomoya Obokata (schiavitù moderna), Irene Khan (libertà di espressione) e Mary Lawlor (difensori dei diritti umani) sono altri relatori speciali Onu su questioni delicate seguite dall’ organizzazione.
Certo è che per le contingenze politiche l’ incarico ad Albanese è particolarmente caldo, ma tale incarico è stato svolto da altri in momenti diversi, in cui forse si sperava di trovare una soluzione alla questione palestinese.
Insegnavo ai miei studenti a fare sempre un esercizio e cioè a ragionare al contrario. Chi ha interesse a silenziare la questione o quantomeno a darne una visione edulcorata? Quali sono gli interessi in gioco?
Sicuramente le relazioni di Albanese chiamano a rispondere di settantacinquemila morti certificati dallo stesso stato di Israele, quest’ ultimo e non gli israeliani, men che meno gli ebrei, unitamente a tutti gli stati che aiutano Israele fornendo armi o non censurano i suoi comportamenti ed anche semplicemente gli stati che girano la testa dall’ altra parte.
Nelle sue relazioni, che dovrebbero essere lette, la Albanese dice questo, ma non come opinionista, come molti dei nostri giornalisti, ma supportando le sue dichiarazioni con documenti provenienti da agenzie indipendenti , comprese agenzie indipendenti israeliane. Piu’ che criticare queste relazioni dell’ Albanese, i vari contestatori, il primo ministro francese e i suoi colleghi, dovrebbero contestare la veridicità dei documenti citati a fondamento delle relazioni da Albanese. Ma questo non è ovviamente possibile.
Anche un noto giornalista televisivo che settimanalmente affronta temi di attualità anche con serietà, recentemente, forse in virtù di non so quale par condicio, insisteva con la Albanese perché lei stessa confessasse qualche errore, forse nella comunicazione (le donne devono essere garbate), ma soprattutto le contestava che non vi è ancora una sentenza della Corte internazionale che attesti il genocidio dei palestinesi. La Albanese ha giustamente replicato che i relatori speciali non devono attendere alcuna sentenza. Eventualmente la Corte utilizza le ricerche e i documenti dei Relatori speciali. Ed ovviamente ha eccepito una serie di casi in cui in assenza di sentenze della Corte le denunce dei Relatori speciali sono state fondamentali per attivare iniziative a favore dei popoli vessati in questione.
Questo sarebbe stato il lavoro che avrei proposto ai miei alunni. Dovete sempre approfondire le questioni e non farvi suggestionare.
Quel che emerge è che questa professionista ed esperta in diritto internazionale non ha alcun interesse personale bensì professionale a veder riconosciuta la validità del suo lavoro. Per 3 anni ha lavorato senza che nessuno la conoscesse e venisse sollevato questo polverone. Non fa un lavoro facile sul piano dei diritti violati ed immagino che ci voglia coraggio a visionare i documenti che certificano ciò che lei denuncia da quattro anni, mentre i nostri coraggiosi se ne sono accorti ora che qualcuno li indica direttamente o indirettamente come responsabili.
Dovremo essere tutti grati a Francesca Albanese



1 commento
1 Aladin
15 Febbraio 2026 - 10:13
Anche su #aladinpensiero online: https://www.aladinpensiero.it/?p=173427
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