Riparte la nuova Global sumud flotilla. A Gaza la situazione è ancora terribile

8 Aprile 2026
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 di  - Altraeconomia

© Antonio Balasco/LiveMedia / IPA

Questa volta i partecipanti saranno almeno un migliaio, provenienti da oltre 100 Paesi. Non puntano solo ad arrivare ma a restare a Gaza. Una parte di quelli che partiranno ad aprile da Spagna, Italia, Grecia e Turchia saranno medici, infermieri, educatori, ingegneri e figure professionali in grado di dare una mano concreta alla ripartenza della Striscia. Dove, nonostante l’annunciato cessate il fuoco e il Board of peace, si continua a morire per il fuoco israeliano

“Visto che sentiamo ripetere che è iniziata la fase della ricostruzione -dice Maria Elena Delia, portavoce italiana del Global movement to Gaza, una delle sigle dietro la Gsf- vogliamo dare una mano, portando medici, educatori, psicologi, ingegneri ed eco-costruttori. Anche se in realtà, nonostante quello che dicono i media, è lampante che la situazione a Gaza continui a essere terribile, nonostante il Board of peace, anzi proprio grazie al Board of peace”.

Quel Consiglio di pace creato cioè da Donald Trump, in teoria, per occuparsi della ricostruzione di Gaza, dopo il cessate il fuoco del 10 ottobre 2025. Peccato che le persone nella Striscia abbiano continuato a morire: sono 702 le vittime da allora a fine marzo che, sommate alle precedenti dal 7 ottobre 2023, fanno salire il bilancio mortale ufficiale a 72.278 palestinesi, senza contare gli oltre 172mila feriti e gli 11mila dispersi che, dicono molti, potrebbero finire in mare con le macerie nella maxi “ripulitura”.

A Gaza si è continuato a morire di freddo, di malattie e d’infezioni causate dalle drammatiche condizioni igieniche e dalla mancanza di farmaci, ma anche perché gli aiuti -che secondo il Piano Trump sarebbero dovuti entrare copiosi- passano a singhiozzo. Mentre non hanno mai smesso di varcare il confine le bombe, con minore intensità certo, ma che continuano a colpire perfino le tendopoli, dove la maggior parte dei palestinesi sfollati e rimasti senza casa ha trovato riparo.“Anche questa volta porteremo aiuti e puntiamo ad aprire un corridoio umanitario permanente -continua Delia- e come l’anno scorso abbiamo un obiettivo politico: se c’è la pace, allora non dovrebbe esserci un blocco navale e noi dovremmo poter arrivare serenamente. Se invece Gaza è ancora occupata illegalmente e c’è ancora un blocco, allora noi viaggiamo nuovamente per cercare di romperlo”.Anche questa volta la flotilla sarà composta da barche a vela di piccole e medie dimensioni, ma saranno molte di più e affiancate da altre di maggiore stazza: almeno mille i partecipanti previsti da oltre 100 Paesi e diverse centinaia gli operatori sanitari raccolti su un’unica barca.“Un’altra novità -aggiunge Delia- è che questa volta tutte le sigle, che in precedenza si erano mosse separatamente dando vita a diverse spedizioni, si muoveranno insieme, per far sì che di fronte a questo scenario terrificante non ci siano più divisioni, ma un’unica flotta. Ci sarà la Freedom flotilla coalition che ha una storia quasi ventennale e Thousand Madleens to Gaza che è invece più recente, ma ha già occupato uno spazio importante, e ancora una volta il Sumud convoy e Sumud Magreb: tutti insieme sotto l’egida della Global sumud flotilla”.Nelle intenzioni, insomma, sarà una missione gigantesca, che dovrebbe partire il 12 aprile da Barcellona e tra il 20 e 25 aprile dalla Sicilia, per poi essere raggiunta da altre barche provenienti dalla Grecia e dalla Turchia. L’uso del condizionale è d’obbligo visti i precedenti: tra maltempo, problemi tecnici, attacchi di droni nei porti tunisini, nel 2025 la partenza è stata più volte posticipata. Le barche sono state poi intercettate e sequestrate -con equipaggi e aiuti- dalla Marina israeliana. Anche se il grosso degli aiuti, come abbiamo visto, era partito via terra da Genova, per rimanere anche in questo caso fuori dalla Striscia.

Niente partenza dalla Tunisia per questa flotta, dove la situazione si è fatta complicata, dopo un sostegno popolare incredibile registrato nel 2025. “Diciamo che abbiamo trovato molta meno disponibilità questa volta -continua Delia- al punto che cinque attivisti di Sumud Maghreb sono stati arrestati con accuse di frode e riciclaggio, il che ci ha lasciato ovviamente tutti sgomenti e increduli. In quei giorni avevamo previsto un evento al porto: volevamo portare fiori e ringraziamenti ai lavoratori che la scorsa estate ci avevano supportato ma all’ultimo l’autorizzazione è stata revocata. Io ero in volo e quando sono atterrata ho scoperto che i miei compagni e compagne avevano deciso comunque di andarci solo per ringraziare i lavoratori e che erano scoppiati dei tafferugli con la polizia. Il giorno dopo avevamo un altro evento pubblico in un teatro e anche quello è stato annullato e la mattina successiva ci sono stati gli arresti. Quindi è possibile che le barche che sarebbero dovute partire dalla Tunisia partiranno da altri Paesi”.

In realtà dall’Italia gli attivisti si stanno già muovendo verso la Sicilia: sono partite barche da Ancona, Livorno, Civitavecchia e in partenza c’è anche Bari. “Tra le altre novità importanti -continua Delia- c’è la nave di Open arms che ci seguirà e, in concomitanza con quello via mare, un convoglio via terra che partirà dalla Mauritania attorno al 20 aprile, con circa 200-300 mezzi, quindi camion, caravan e camper”. Per quanto riguarda i partecipanti c’è ancora riserbo: “Abbiamo ricevuto tantissime adesioni e le stiamo vagliando. Sicuramente ci saranno politici, europarlamentari ma anche figure della società civile e dei movimenti dal basso”.

Ma che cosa si aspettano gli organizzatori dopo l’ultima volta? “Come sempre partiamo sapendo che ci potrebbero fermare e intercettare, stavolta magari alzando ulteriormente il tiro, così come potrebbero anche tentare di fermarci ancora prima di partire con delle azioni di tipo burocratico, come dei blocchi navali. Noi partiamo sempre con la speranza che dall’altra parte si possa finalmente trovare la volontà, magari anche solo strategica per ripulirsi un po’ l’immagine, di lasciarci passare. Ma è ovvio che ricordiamo bene che già l’anno scorso, tra l’attacco coi droni e il tipo di detenzione a cui i nostri attivisti sono stati sottoposti rispetto alle flottiglie precedenti, il trattamento è stato peggiore. È molto complesso dirlo ora -conclude Delia-: rispetto all’anno scorso c’è una gestione della Striscia di Gaza diversa ed è difficile fare previsioni, perché siamo anche nel mezzo di una guerra. Non sappiamo quali saranno gli equilibri a fine aprile e naturalmente per questo ci riserveremo nel momento della partenza di analizzare lo scenario geopolitico e, laddove fosse troppo rischioso, di non partire”.

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