Andrea Pubusa

L’amnistia a Nicole Minetti spiega molte cose, anche perche’ al referendum ha vinto il NO.
Man mano che la campagna referendaria è andata avanti, è diventato chiaro che il punto centrale della proposta di Nordio-Meloni non era la separazione delle carriere fra PM e magistrati giudicanti, bensì la modalità di formazione dei due CSM e dell’Alta corte di disciplina. Il sorteggio secco fra i magistrati e la scelta in una lista di nomina politica dei componenti degli organismi poneva gli organi di garanzia alla mercè della maggioranza parlamentare, ossia un modo per far sì che sulla magistratura potesse insinuarsi l’indirizzo del governo di turno. Possibilità esplicitamente ammessa anche da Nordio che, rivolto a Schlein, ha detto “oggi conviene a noi, domani a voi, se diverrete maggioranza”.
Messaggio illuminante e terribile per il comune cittadino. Chi fa parte della maggioranza parlamentare o ha contatti con i suoi vertici, avrà un trattamento di favore, la legge non sarà uguale per tutti. Come non lo e stata nel caso di Nicole Minetti. Quanti poveracci in galera hanno urgenze familiari, figli da mantenere o da assistere? Certamente tanti. Eppure non abbiamo mai sentito della concessione dell’amnistia per costoro. Casualità? No, l’amica di B. ha avuto sostenitori importanti della sua richiesta di perdono. E la liberazione dalla condanna è puntualmente arrivata. Vedremo ora se la clemenza presidenziale si indirizzerà, benigna, verso altri, non amici di potenti. I cittadini comuni capiscono che questo non accade. Per questo desiderano che la legge sia uguale per tutti, come vuole la nostra Carta. Il NO ha vinto sopratutto per questa ragione.



0 commenti
Non ci sono ancora commenti. Lascia il tuo commento riempendo il form sottostante.
Lascia un commento