In mano a una mente instabile. L’imprevedibilità della storia con Trump

23 Aprile 2026
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 Paolo Bagnoli, Non Mollare

L’imprevedibilità della storia è cosa nota.
Quando poi, come avviene oggi, il mondo intero
sembra essere nelle mani di un uomo come Donald
Trump la verità del detto è riconfermata. Tanto più
lo è se questa dipende da una mente instabile, quale
quella del presidente americano che, ad ogni
risveglio, fa conoscere i giudizi della notte.
Non deve trattarsi di notti tranquille; dai suoi
risvegli dipendono le giornate del mondo piegate al
tutto e al suo contrario, senza logica alcuna che non
sia quella della violenza, della prepotenza, della
minaccia della forza, della violazione continua del
diritto, dello scherno e umiliazione della dignità di
chi si ritiene più debole. In altri termini,
dell’affermazione dell’America a dominare il
mondo intero per i propri interessi nonché per i
guadagni degli amici del presidente; per la guerra
quale modo di essere degli USA nello scenario
mondiale.
Sappiamo che c’è sempre chi è pronto, per
ragioni di infantile immorale atteggiamento da cui si
pensa di ricavare dei vantaggi, a farsi subalterno
rinunciando alla propria dignità per giocare, con
consumato fare furbesco, allo sfruttamento della
situazione. Apparire, cioè, trumpiani per alte ragioni
di Stato quando, invece, non si tratta che di bassi
immediati contingenti politici. Insomma, di
riscaldarsi alla luce di altri invece di patire, magari,
un po’ di brividi tenendo tuttavia, alta la testa e la
schiena diritta.
La questione non riguarda l’essere di destra o di
sinistra, bensì la politica; il posizionarsi del governo
con un giudizio, appunto politico, su quanto sta
avvenendo e di assumersene le conseguenti
responsabilità. È quanto non ha fatto il governo
italiano rappresentandosi come il soggetto di
congiunzione tra Trump e l’Europa, un’Europa
politicamente debole a partire dalla presidente
dell’Unione rivelatasi non all’altezza del proprio
compito. Sorvoliamo, poi, sul segretario generale
della Nato che è arrivato a chiamare Trump
“paparino”. Grazie alla Francia, all’Inghilterra
e alla Spagna - la Germania sembra esserci più
moderatamente - l’Europa è riuscita a riacquisire
soggettività a fronte delle ambiguità dell’Italia.
Dopo la sconfitta sul referendum e quella di Orban
in Ungheria, Meloni sta cercando di recuperare
sbiadendo il convincimento sovranista, lasciando a
Salvini il ruolo di alfiere della destra oltranzista.
Ma l’ambiguità non paga. Trump, un tempo
esaltante la nostra presidente del consiglio, l’ha
duramente attaccata prima e mollata poi. Ora
Giorgia Meloni non può più rappresentarsi come il
ponte tra l’America e l’Italia e la propaganda non è
sufficiente a coprire l’incertezza del governo. Non
sappiamo su cosa si basassero le sperticate lodi del
presidente americano alla nostra presidente del
consiglio; nessuno lo sa, possiamo tuttavia arguire
che, nella sostanza, Trump fosse stato rassicurato
che l’Italia non lo avrebbe contraddetto nelle sue
scelte. Infatti, il nostro governo, nonostante tutte le
chiacchiere del ministro Tajani, non ha mai
condannato la guerra che Usa e Israele hanno
provocato con tutte le conseguenze che
conosciamo. L’affannarsi a dichiarare che l’alleanza
non impedisce di dichiarare quando su alcune cose
non c’è accordo è, direbbe il Giusti, “un mezzuccio
da dozzina”. Il dato politico è che l’Italia non si è
pronunciata con fermezza contro la guerra di
Donald e di Bibi.
Trump concepisce tutto come forza e disprezzo
verso chi giudica deboli e c’è andato duro. Se l’Italia
è stata così duramente giudicata è perché l’ha
ritenuta debole rispetto all’idea che ne aveva; quella
che, probabilmente, gli era stata fatta credere.
Prima dell’Italia ha mirato diritto al Papa
definendolo debole. Sicuramente la continua
perorazione del Pontefice contro la guerra ha
colpito duro, ma Leone ha risposto in modo fermo
mirando là dove Trump ritiene di possedere una sua
indiscussa qualità: vale a dire la forza, il mettere
paura agli altri. In modo semplice e diretto Leone
ha colpito proprio lì dichiarando, senza giraci
troppo intorno: non ho paura di lui. Non è una
risposta evangelica, ma politica; un richiamo rivolto
a tutti a non cedere alla prepotenza e alla paura.
la biscondola
in mano a una mente instabile
paolo bagnoli
5
nonmollare quindicinale post azionista | 189| 20 aprile 2026
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Erano le parole di cui il mondo civile, quello degli
uomini di buona volontà indipendentemente dalla
fede che praticano, se ne hanno una oppure
ricercano il bene pur non avendola, si aspettavano.
Si è trattato di un grande fatto poiché, in ogni
campo, se vogliamo salvaguardare i valori della
civiltà e della convivenza civile, la prima cosa risiede
nel crederci, nel non avere paura.
All’uomo della guerra Leone ha risposto con un
drone morale lanciato a nome di tutti gli uomini che
credono nei valori insiti nel concetto stesso di
umanità.

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