Danilo Cocco – Coordinatore regionale area alternativa in CGIL “Le Radici del Sindacato”

Quella della fabbrica RWM in Sardegna, situata tra i territori dei comuni di Domusnovas e Iglesias, è una storia locale che racconta molto dell’Italia di oggi.
RWM Italia S.p.A. è una controllata del gruppo tedesco Rheinmetall, che ne detiene il 100% del capitale azionario.
Cosa produce? Bombe d’aereo. Mine marine. Proiettili d’artiglieria. Ultimamente ha acquisito la licenza da un’azienda israeliana e cominciato la produzione di droni-killer.
A chi ha venduto i suoi prodotti? Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Turchia. Quatar. Poi anche Italia e paesi dell’UE; l’analisi del Bilancio e della Relazione di gestione 2019 consente di determinare che i clienti sono per il 91% paesi extra UE.
Il 26 ottobre 2015 viene distrutto dall’aviazione saudita l’ospedale di Medici Senza Frontiere di Haydan. Fonti giornalistiche1 metteranno in relazione la fabbrica RWM con questa azione.
L’8 ottobre 2016, dopo un attacco aereo condotto dall’aviazione militare saudita contro il villaggio yemenita di Deir-Al-Hajari2, vengono rinvenuti tra le macerie resti di bomba che portano il marchio RWM Italia. Finiscono le ipotesi: è la prova che la RWM sta vendendo armamenti ad un paese belligerante, che li sta usando in azioni contro popolazioni civili.
Il governo italiano, alle critiche mosse dalla società civile, ha inizialmente negato e in seguito opposto la correttezza formale delle autorizzazioni alla produzione ed esportazione di armamenti, escludendo la loro contrarietà alla L. n.185 del 1990, fino al luglio 2019, quando viene disposto il blocco temporaneo alle esportazioni di armamenti verso la coalizione a guida saudita della durata di 18 mesi.
L’impianto è attivo dal 1974, ma nasce per la produzione di esplosivi ad uso civile. Nel 2010 la produzione militare è stata fortemente incrementata, fino a soppiantare del tutto quella civile, cessata del tutto nel 2012.
RWM è arrivata in Italia proprio nel 2010, con due stabilimenti: uno a Ghedi e l’altro a Domusnovas (quest’ultimo acquisito da una società preesistente). Qualche anno dopo la società ha deciso di spostare quasi tutta la produzione a Domusnovas e di lasciare a Ghedi prevalentemente le attività amministrative.
Sul territorio sul quale si sta sviluppando lo stabilimento si accende una battaglia etica e di legalità, tra attivisti, istituzioni e RWM Italia. A partire dal 2019 vengono depositati davanti al TAR Sardegna i ricorsi contro i provvedimenti autorizzativi degli impianti.
Su queste aree esistono dei precisi vincoli ambientali e naturalistici: lo stabilimento (compresi gli ampliamenti che vengono fatti) sorge all’interno dell’Ambito Paesaggistico n. 7 “Bacino Metallifero” del Piano Paesaggistico Regionale e sarebbe classificata come zona ricoperta da bosco.
Entro tali ambiti paesaggistici risultano vietati:
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interventi di modificazione del suolo, salvo quelli eventualmente necessari per guidare l’evoluzione di popolamenti di nuova formazione, ad esclusione di quelli necessari per migliorare l’habitat della fauna selvatica protetta e particolarmente protetta, ai sensi della L.R. n. 23/1998;
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ogni nuova edificazione, ad eccezione di interventi di recupero e riqualificazione senza aumento di superficie coperta e cambiamenti volumetrici sul patrimonio edilizio esistente, funzionali agli interventi programmati ai fini su esposti;
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interventi infrastrutturali (viabilità, elettrodotti, infrastrutture idrauliche, ecc.), che comportino alterazioni permanenti alla copertura forestale, rischi di incendio o di inquinamento, con le sole eccezioni degli interventi strettamente necessari per la gestione forestale e la difesa del suolo;
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rimboschimenti con specie esotiche.
Ma non bisogna dimenticare che lo stabilimento sta operando all’interno di un regime autorizzativo risalente al 2010, quando la produzione ad uso bellico soppianta quasi del tutto quella civile.
La società prospera, e si rende necessario ampliare lo stabilimento. Dalla fine del 2016 ad oggi sono stati presentati numerosi progetti per ampliamenti e realizzazione di nuove aree produttive. Gli interventi vengono proposti singolarmente agli enti autorizzatori, come se non fossero parte di un unico progetto di espansione. In questo modo si aggirano le norme, che impongono di sottoporre a VIA (Valutazione Integrata Ambientale) i piani di ampliamento.
Quali sono le associazioni che ingaggiano questa battaglia?
In prima linea troviamo Italia Nostra, il Comitato Riconversione RWM, l’USB Sardegna, l’ Assotziu Consumadoris Sardigna, Il Movimento Non Violento – Sardegna, A Foras, il Centro Sperimentazione Autosviluppo, Cagliari Social Forum, Cobas e Confederazione Sindacale Sarda (CSS). Realtà che si battono contro l’occupazione militare della Sardegna (il 60% delle servitù militari italiane si trova sull’Isola) e lo scempio ambientale che è stato fatto in queste aree, associazioni pacifiste e non violente, di tutela di cittadini e consumatori, sindacali.
A questi, nel tempo, si affiancheranno altre organizzazioni e singoli cittadini, in un’operazione che ha saputo coinvolgere una parte importante della società civile del territorio e dell’Isola.
Attraverso un lungo iter davanti alla giustizia amministrativa, si arriva alla sentenza del Consiglio di Stato n. 7490/2021, di cui citiamo i punti rilevanti:
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il frazionamento del piano di potenziamento e ampliamento dello stabilimento RWM in innumerevoli interventi, presentati dall’azienda singolarmente, deve essere considerata una pratica illecita;
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lo stabilimento RWM deve essere considerato un impianto chimico integrato per la produzione di esplosivi e perciò i piani per il suo ampliamento devono essere sottoposti a VIA obbligatoria nella loro interezza;
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il procedimento autorizzatorio relativo ai nuovi Reparti e al Campo Prove 140 deve essere rinnovato completamente, di conseguenza si devono acquisire nuovamente i necessari pareri, nulla osta e le valutazioni degli uffici e degli enti competenti per l’opera nel suo complesso, superando l’illecito frazionamento del piano complessivo di ampliamento.
Questo è un primo punto qualificante di tutta la vicenda: il Consiglio di Stato stabilisce senza possibilità di dubbio che RWM ha operato, fino a quel momento, fuori dalla legalità.
Che le amministrazioni pubbliche che avevano il compito di rilasciare autorizzazioni e vigilare non si siano accorte di nulla, è anche questo un dato di fatto. Che tale risultato fosse prodotto da comportamenti omissivi può essere un motivato sospetto, ma non si possono produrre prove.
Dopo un ennesimo ricorso per revocazione presentato da RWM davanti al Consiglio di Stato, che viene respinto nel 2022, l’azienda si trova nella condizione di dover richiedere ai competenti uffici della RAS (Regione Autonoma della Sardegna) una VIA ex post, avendo di fatto già completato i lavori di ampliamento; il 12 agosto 2022 l’istanza viene presentata e il procedimento ha inizio.
Sul portale Sardegna SIRA (Sistema Informativo Regionale Ambientale)3 viene pubblicata la documentazione, anche se pesantemente censurata. Il 2 gennaio 2023 Italia Nostra ed altre associazioni inviano al Servizio VIA della RAS una nota per evidenziare l’inammissibilità dell’istanza a causa della mancanza dei requisiti richiesti dalla sentenza del Consiglio di Stato n. 7490/2021.
Il 24 aprile 2023 si è svolta la consultazione pubblica, per via telematica, durante la quale vengono esposte numerose osservazioni critiche. Le osservazioni saranno in seguito espresse in un documento, cui l’azienda replicherà con le sue controdeduzioni, e gli uffici regionali richiederanno all’azienda numerose integrazioni e chiarimenti. Concluso questo passaggio, cominciano a decorrere i 60 giorni entro i quali la Giunta deve adottare l’atto conclusivo del procedimento.
Dopo tre conferenze istruttorie, svoltesi tra il luglio 2023 e il settembre 2024, sono emerse numerose criticità, oltre che carenze nella documentazione prodotta, che la RWM cerca di colmare con successivi depositi di documentazione integrativa, l’ultimo dei quali è avvenuto il 13 febbraio 2025. Le associazioni hanno presentato puntualmente note, osservazioni critiche e relazioni tecniche.
Il 17 giugno 2025 RWM invia una diffida alla Regione affinché la Giunta adotti il provvedimento definitivo in merito alla procedura di VIA ex post e successivamente presenta ricorso al TAR contestando la mancata definizione da parte della RAS.
L’11 settembre 2025 il Ministro Adolfo Urso, nella risposta ad una interrogazione parlamentare, rende pubblico che l’istruttoria per la VIA ex post si è conclusa con una proposta di esito positivo. Gli attivisti, ritenendo questo esito ingiustificato e gravemente errato, indirizzano una lettera aperta alla Presidente della Giunta regionale. Nell’incontro che si svolge il 16 settembre 2025 nella sede della Giunta illustreranno i contenuti della nota, accompagnandola con una scheda di sintesi in cui si illustrano gravi carenze istruttorie e i significativi impatti ambientali, non mitigabili né compensabili, accertati nella procedura, tali da non consentire una valutazione finale positiva.
Il 23 settembre 2025 la Giunta, dopo aver esaminato la proposta di giudizio positivo espressa dall’Assessora della Difesa dell’Ambiente, delibera che, prendendo atto delle osservazioni pervenute dalle associazioni impegnate nella battaglia legale, emergevano «aspetti complessi e non conosciuti che comportano numerose criticità», tali da richiedere «un più ampio margine di tempo per consentire un compiuto esame della proposta di deliberazione in argomento da parte di tutti gli Assessori», e richiede quindi un indispensabile supplemento istruttorio.
Ma a questo punto il TAR, accogliendo il ricorso presentato da RWM dopo l’invio della diffida di giugno, ordina alla Regione di adottare il provvedimento conclusivo entro il 17 dicembre 2025 e, in caso di inadempienza, nomina commissario ad acta il Direttore della Vigilanza Ambientale del Ministero dell’Ambiente.
Ed è a questo punto che accade l’incredibile di questa lunga ed intricata vicenda: la Giunta lascia trascorrere i 60 giorni e arriva il 17 dicembre 2025 senza che l’atto conclusivo, positivo o negativo che fosse, venisse adottato. Il supplemento istruttorio non viene concluso.
Subentra quindi il commissario ad acta nominato, che viene attivato dietro istanza della RWM. Viene acquisita tutta la documentazione e, con la Deliberazione n. 34147 del 17 febbraio 2026 pubblicata sul Bollettino Ufficiale della RAS il 23 febbraio, il procedimento dell’istanza di VIA ex post si conclude con parere positivo.
Nel quadro delle ipotesi, si può dire che sembrerebbe che questa VIA ex post dovesse avere parere positivo a tutti i costi. Quindi, anziché una valutazione imparziale, pare si sia cercato di sanare in tutti i modi una situazione non sanabile; quando poi i riflettori dei media, grazie all’opera dei tanti che, in giudizio e con opera di sostegno, si sono battuti e mobilitati su questa vicenda, non si sono spenti, si è cercata la soluzione più indolore possibile: non decidere, lasciando a chi si è battuto l’onere di proseguire la battaglia e mantenere in piedi una mobilitazione. Se fosse così, ci sarebbe da domandarsi in quale modo l’istituzione ottempera al suo dovere di proteggere l’interesse pubblico, facendo rispettare le norme dello Stato, e magari anche quali e quante pressioni possano essersi riversate sugli uffici.
Questa storia mostra bene i limiti della politica: governi e istituzioni che si dichiarano pacifisti e ambientalisti, ma che, di fronte a una fabbrica di armamenti in un’area tutelata, non riescono a dire un no chiaro e definitivo, rifugiandosi in rinvii, supplementi di istruttoria, decisioni tecniche demandate a commissari.
E parla anche del sindacato: troppo spesso, anche un sindacato che si considera di sinistra come la CGIL finisce per schierarsi solo in difesa dell’occupazione esistente, senza mettere davvero in discussione il tipo di produzione, la sua compatibilità con la pace, con il territorio e con i diritti, e senza pretendere un’alternativa industriale credibile. Finendo invischiato in una contrapposizione con la società civile, come se il problema fossero i lavoratori dello stabilimento (e la loro tutela) e non, piuttosto, l’idea di società e di sviluppo che vorremmo per quest’Isola.
RWM è stata spesso presentata come “occasione di sviluppo” per uno dei territori più poveri d’Italia, con promesse di 500 posti di lavoro e ulteriori assunzioni. In realtà, dai dati disponibili, solo circa un centinaio di lavoratori risultano dipendenti diretti, mentre la gran parte è occupata con contratti di somministrazione o a termine, soggetti a oscillazioni legate alle commesse e a fasi di cassa integrazione o esuberi annunciati; è su queste forme di lavoro precario che si regge il ricatto occupazionale.
Più che sviluppo, un’occasione di inviluppo.
Con una conferenza stampa, il 9 maggio scorso, le Associazioni hanno annunciato e presentato l’ennesimo ricorso al TAR contro la delibera del Commissario ad acta che ha sbloccato la VIA per la RWM. Nel testo, una lunga serie di contestazioni sull’istruttoria e sulla documentazione presentata da RWM, che avrebbero viziato il provvedimento.
Chiunque la spunti al TAR (il 27 maggio prossimo è fissata la Camera di consiglio al TAR), avremo probabilmente l’ennesimo ricorso.
Come area Le Radici del Sindacato – Sardegna, seguiamo da tempo la vicenda e sosteniamo chi è in prima fila perché RWM è il paradigma di un modello in cui, nelle aree più povere e con i mercati del lavoro più fragili, tutto ciò che porta “lavoro” – anche una fabbrica di morte che vende bombe o droni a paesi in guerra e non democratici – viene considerato intoccabile. Se non mettiamo in discussione questo ricatto, se non rivendichiamo una riconversione reale e politiche industriali diverse, continueremo a scambiare qualche posto di lavoro precario con la rinuncia alla pace, alla legalità e alla tutela dei territori.
E questo, per noi, è inaccettabile.
1 https://www.famigliacristiana.it/societa-valori/quelle-bombe-che-partono-da-cagliari-e-uccidono-in-yemen-ua1ik55e
2 https://ilmanifesto.it/strage-in-yemen-con-le-bombe-rwm-i-parenti-delle-vittime-ora-denunciano-litalia
3 https://www.sardegnasira.it/sirang/welcome



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