Rosamaria Maggio

Chi sono io di fronte alla Prof.ssa Marta Cartabia, Presidente emerito della Corte Costituzionale, già Ministra della Giustizia nel Governo Draghi? Mi sento come “Una zanzara in abito da sera”.
Si, è vero, come la Prof.ssa Cartabia ho insegnato per decenni Diritto costituzionale ed Educazione civica. Abbiamo entrambe una laurea in giurisprudenza. Ma poi le nostre somiglianze finiscono lì. Certo ho avuto come insegnante un grande costituzionalista, il Prof. Umberto Allegretti, con il quale mi sono ritrovata a discutere qualche anno fa dell’art. 11 della Costituzione e del ripudio della guerra, ricevendo conferme che mi hanno riempito di orgoglio.
Ciononostante, l’intervento della Prof.ssa Cartabia sulla Educazione Civica, pubblicato dal Corriere della sera, con l’intento di dare un contributo agli studenti che si apprestano a sostenere l’esame di fine ciclo alle scuole superiori, mi chiama in causa. Per diverse ragioni.
Ciò che è diventata l’Educazione Civica ed il suo insegnamento, dopo vari interventi normativi a distanza di anni rispetto alla sua introduzione originaria per merito del Ministro della P.I Aldo Moro, nel 1958, si evince dalla legge 92 del 2019.
Il Ministro di allora, il Prof. Bussetti, in forza nella Lega del Governo Conte 1, introdusse una nuova materia cui dedicare 33 ore di insegnamento annuali, non con una aggiunta di orario, ma con la destinazione di un’ora settimanale che ciascun docente del Consiglio di classe deve destinare a questo insegnamento, siano essi docenti di lingua, italiano, matematica, diritto o altro, con l’obbligo di una valutazione finale.
Prima di questa data, Aldo Moro aveva previsto 2 ore settimanali, all’interno dell’insegnamento della storia senza obbligo di valutazione. Diceva Moro nel suo allegato al DPR 585 : “ Ma l’impegno educativo non può essere assolto con retorica moralistica, che si diffonda in ammonizioni, divieti censure ..”. Tra Moro e Bussetti, abbiamo avuto la Riforma Moratti che introdusse la Convivenza civile e 6 educazioni, la Gelmini con “Cittadinanza e Costituzione” per 33 ore annue, senza aumento di orario ma con valutazione.
La Catarbia svolge nel suo intervento sul Corriere della Sera, una classica lezione universitaria e frontale, che nelle scuole si cerca di evitare in quanto la platea è spesso rappresentata prevalentemente da “Chi non vuole imparare”, parafrasando il titolo di un libro di Giuseppe Bagni, già Presidente del Centro di iniziativa Democratica degli Insegnanti, intitolato ”Insegnare a chi non vuole imparare”.
Noi insegnanti di scuola “dobbiamo accogliere tutti e non essere un ospedale che cura i sani e respinge i malati”, né possiamo “buttare in cielo un passerotto senz’ali “come diceva Don Milani.
L’intervento della Prof.ssa Cartabia di qualche giorno fa, mi ha colpito perché sottolinea quanto affermato nelle nuove Linee guida sull’insegnamento della educazione civica nelle scuole, emanate nel 2024 dal Ministro Valditara.
In esse, ponendo a fondamento della Educazione Civica la conoscenza della Costituzione, si ritiene che “vada sottolineato il carattere personalistico della nostra Costituzione. Ne discende la necessità di sottolineare la centralità della persona umana, soggetto fondamentale della storia, al cui servizio si pone lo Stato. Da qui nasce l’importanza di valorizzare i talenti di ogni studente e la cultura del rispetto verso ogni essere umano. Da qui il carattere fondamentale dei valori di solidarietà, di libertà, di eguaglianza nel godimento dei diritti inviolabili e nell’adempimento dei doveri inderogabili. Da qui il concetto di democrazia che la nostra Costituzione collega non casualmente alla sovranità popolare e che, per essere autentica, presuppone lo Stato di diritto. Da qui anche la funzionalità della società’ allo sviluppo di ogni individuo (e non viceversa) ed il primato dell’essere umano su ogni concezione ideologica”.
Nella prima parte del suo intervento la Prof.ssa Cartabia, affronta con enfasi la questione della tutela dei diritti della persona.
”La Costituzione italiana del 1948, dice, come molte costituzioni del secondo dopoguerra, è assai ricca di garanzie per tutelare la persona umana di fronte ai possibili eccessi o abusi di potere da parte del potere politico, ma anche di soggetti privati. In particolare uno dei primi articoli della Costituzione, quelli che fanno parte dei principi fondamentali su cui si regge l’intero ordinamento costituzionale, l’articolo due, è dedicato proprio a enunciare l’impegno della Repubblica nella tutela dei diritti della persona”.
La lettura di questo primo passaggio mi ha riportato alle Linee Guida di Valditara e mi sono chiesta se questa impostazione sia quella importante per i ragazzi. Conoscendo la predisposizione alla sintesi degli studenti, forse potrebbe essere più utile sottolineare che la nostra Costituzione ha un Preambolo e dei Principi fondamentali (i primi 12 articoli) che sono immodificabili, oltre che inviolabili e quindi in questi principi fondamentali vi è l’ossatura della Costituzione.
Gli articoli seguenti pur importanti, mi riferisco agli altri citati nella lezione, la libertà (art. 13 e ss dei Diritti e doveri dei cittadini), il diritto alla salute, le libertà sindacali, il diritto all’istruzione, ecc., sono posti in una posizione importante, ma fuori dai principi fondamentali. Quindi, dal mio modesto punto di vista, l’art. 2 ha una posizione fondamentale nell’impianto costituzionale.
Quale è questa posizione?
Non certo quello di attribuire alla Costituzione “carattere personalistico” come dice Valditara nelle Linee Guida.
L’art. 2 è il secondo articolo della Costituzione, prima anche del principio di uguaglianza, nel quale si riconoscono i diritti inviolabili dell’uomo e la Repubblica ne prende atto come dato pre-giuridico che consente nel tempo anche l’ampliamento di questi con l’evoluzione della società’.
Inoltre nella seconda parte, l’articolo 2, specifica che la tutela dei diritti inviolabili si estende all’uomo considerato “sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità”. Questa precisazione introduce e valorizza la dimensione sociale e relazionale dell’individuo.
La Costituzione riconosce che la persona umana non è un’entità isolata, ma trova la sua piena realizzazione anche attraverso l’appartenenza e la partecipazione a diverse forme di comunità.
D’altra parte la Costituzione nasce da tutte le forze politiche che avevano contribuito alla libertà ed indipendenza del nostro paese, rappresentando un valido compromesso tra forze liberali e conservatrici e forze progressiste, socialiste e comuniste.
Mi sembrerebbe pertanto necessario rappresentare agli studenti queste questioni, contestualizzando e storicizzando il percorso che ha condotto i costituenti alla elaborazione ed approvazione della nostra bella Carta costituzionale.



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