MASSIMO VILLONE

L’autonomia differenziata prosegue il suo cammino
sottotraccia. Giovedì il ministro Musumeci ha rispo -
sto a un’ interrogazione di Sarracino e altri
volta a evidenziare l’impatto negativo, in specie per il
Sud, dell’inclusione della protezione civile nelle intese
preliminari di autonomia differenziata (Ad). Per il mini·
stro che, pur siciliano, accetta acriticamente il progetto le-
ghista, tutto va benissimo. Una risposta insignificante.
Il punto da cui partire è la sentenza della Consulta
192/2024 sulla legge 86/2024 (cd Calderoli). Pone un chia-
ro principio: l’Ad deve avere una giustificazione, fondata
sulla specificità del territorio, unita alla dimostrazione
del vantaggio che ne deriva alla Regione e della compatibi-
lità con le altre Regioni e con lo Stato. A tal fine le intese di
Ad devono “essere pre cedute da un’istruttoria approfon-
dita, suffragata da analisi basate su metodologie condivi·
se, trasparenti e possibilmente validate dal punto di vista
scientifico” (punto 4.3 cons. dir.). Non basta la indimostra-
ta affermazione di un vantaggio alla Regione in termini di
maggiore efficienza ed efficacia dell’azione amministrati-
va, o di presunta migliore realizzazione degli interessi dei
suoi cittadini.
Attualme nte le intese sono presso le Commissioni par-
lamentari competenti, per l’espre ssione di “atti di indirtz-
zo” (che potranno peraltro essere motivatamente disatte-
si dalla presidente del Consiglio). Sono in corso audizioni.
In quella svolta da me in I Commissione Cam era ho sottoli-
n eato tra l’altro che le intese preliminari con le quattro Re-
gioni sono sostanzialme nte sovrapponibili, e che della
“i struttoria approfondita” chiesta dalla Corte costituzio-
nale non si ha notizia. Calderoliha ri sposto che l’ampia do-
cumentazione trasmessa alle Camere ne dà conto. Ho
quindi scavato nei ponderosi fascicoli, ricavandone che il
ministro ha chi esto a ciascuna Regione di fornire gli ele-
menti giustificativi a sostegn o della richiesta di Ad avan-
zata. Evidentemente proprto per dare seguito al principio
espresso dalla Corte, prima richiamato.
In risposta al ministro, le regioni hanno inserito nella
documentazione trasmessa specifiche relazioni sulla “su s-
sidiarietà”, parola in cui si riassume il complesso dei rap-
porti di ciascuna regione con i li velli di governo circostan-
ti, equi -ordinati, sovra o sottordinati (stato, regioni, comu-
ni). Queste rela zioni sono quindi il luogo in cui si attesta la
vertfica istruttoria richiesta dalla Corte costituzionale.
Ogni regione ne pre senta due: una sulla sanità e una sulle
tre materta ulteriori oggetto della richiesta: protezione ci-
vile, professioni, previdenza integrativa.
Ho sottoposto le otto relazioni sulla sussidiarietà a una
valutazione comparativa. Avrebbero dovuto evidenziare
la fotografia del territorio regionale giustificativa della
maggiore autonomia richiesta. Sintetizzo in breve l’esito.
Sono relazioni in larga misura fatte a copia carbone, con
un paio di tra cce persino di “copia e incolla”, sfuggito per
errore, dal testo di altra regione. Soltanto per la previden-
za integrativa si rileva qualche elemento sostanziale di di·
versificazione nei dati regionali di riferiment o assunti in
relazione. Tutte le relazioni poi attestano ugualmente e
apoditticamente che nessun impatto negativo viene dal-
l’Ad richiesta su altre Regioni o sullo Stato.
Ecco la domanda: è soddisfatto il principio enunciato
nella sentenza 192 da relazioni largamente sovrapponibi·
li, che non dimostrano la diversità territoriale e la specifi-
cità giustificative dell’ Ad? La risposta è negativa. E poiché
quel principio non è mera esortazione, ma elemento di
conformità a Costituzione del procedimento di formazio-
ne e approvazione delle intese, l’effetto ultimo è l’incosti-
tuzionalità di queste e della legge che le approva.
Ho esposto l’esito della verifica nella mia audizio-
ne in I Commissione Senato martedì 9 giugno, con una me-
morta. Ne ho parlato nell ‘assemblea nazionale No Ad pres-
so la Società napoletana di storta patria. De Pascale, presi -
dente dell’Emilia-Romagna, ha mandato un video, e il pre-
sidente Fico un messaggio. Entrambi critici verso l’Ad. Ma
siamo chiari. L’Ad non si ferma, ormai forse legata in un
patto di scambio con la legge elettorale in vista del prossi-
mo voto politico. Su entrambi i fronti la destra preme. E
per l’Ad l’unico strumento efficace di contrasto è il ricor-
so in via principale in Consulta di una o più regioni. Co -
minciamo a preparare le carte bollate.



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