Andrea Pubusa
Umberto Allegretti ci ha lasciato. E’ stato uno dei giuristi sardi di maggior rilievo negli ultimi 60 anni. Lui cattolico, si era laureato all’Università Cattolica di Milano con Feliciano Benvenuti, uno dei capiscuola del Diritto amministrativo in Italia insieme a Massimo Severo Giannini. Benvenuti e la sua scuola hanno introdotto aria decisamente nuova negli studi del nostro diritto pubblico.
A Benvenuti si deve l’elaborazione di figure che oggi costituiscono la struttura del diritto amministrativo e pubblico. Anzitutto la rappresentazione dinamica dell’azione amministrativa. Il provvedimento dell’amministrazione è l’atto finale di un procedimento che si snoda in fasi controllabili dai cittadini e dal giudice. Si ha così un balzo in avanti nella tutela dei cittadini di fronte al potere amministrativo. Anzitutto la tutela si manifesta già nel procedimento, che diventa simile ad un processo in ragione del diritto di tutti gli interessati a partecipare al procedkmento, e cioè a far valere in esso le proprie ragioni prima dell’adozione dell’atto finale. Allegretti si inserisce in questa riflessione con una fondamentsle monografia sulla imparzialità amministrativa e poi con contributi specifici sulla partecipazione. Si tratta di opere che hanno contribuito a disegnare un diritto amministrativo aperto alle istanza democratiche promananti dalla Costituzione. Ed il diritto costituzionale è un interesse di ricerca permanente in Allegretti, che innerva la sua riflessione col dettato della Carta. Egli scrive anche una storia del nostro diritto costituzionale. Umberto diviene così uno dei protagonisti della evoluziobe in senso democratico del nostro ordinamento e proprio in ragione di ciò è stato chiamato a dirigere per lungo tempo la Rivista “Democrazia e diritto” del Centro studi per la riforma dello Stato fondato da Pietro Ingrao.
Parole importanti Allegretti ha detto anche sulle autonomie ĺocali e, in particolare, sullo Statuto sardo.
Ma Umberto non e stato solo un protagonista del dibattito nazionale sul nostro ordinamento, è stato anche un combattente-militante per la democratizzazione del paese. E così ha scritto sui comitati di quartiere, ma anche fatto parte dei movimenti di quartiere a Cagliari. Analogamente fu con Dossetti quando questi, uscendo dal pluridecennale silenzio monacale, formò un Comitato in difesa della costituzione che riunì il fior fiore della cultur democratica del tempo. A quel lavoro si può far risalire il consolidarsi di uno zoccolo duro che ha garantito il successo contro gli assalti alla Costituzione negli ultimi decenni, recentemente nel referendum a difesa dell’indipendenza della magistratura.
Insomma, Umberto è una grande figura su cui dovremo avviare una riflessione perche’ ricostruire il suo pensiero è uno stimolo potente per la democrazia in un momento in cui essa è oggetto di un attacco regressivo che culmina nel riaffermarsi di spinte barbare e beĺliciste.
Umberto, stai tranquillo, il tuo insegnamento non sarà dimenticato e il tuo impegno avrà gambe solide su cui camminare ancora.
A Teresa, Giovanni e Francesco le più sentite e affettuose condoglianze.



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