Dott. Massimo e mister Giannini. A proposito della patrimoniale

23 Giugno 2026
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Gonario Francesco Sedda

 

 

L’articolo di Massimo Giannini [Patrimoniale, quell’invincibile tabù italianoLa Repubblica, 06 giugno 2026] è deludente e contorto. Tra il ni di Elly Schlein e il no di Romano Prodi finisce per attestarsi sul no del secondo. «In un’Europa normale … l’avremmo già fatta. E invece no. La … “patrimoniale” …, solo a evocarla, ti fa perdere le elezioni …». Ma in un’Italia che non è normale ancora meno si può osare proporla, perché «è un affare troppo serio», troppo complicato. Così complicato che anche a volerla fare non si può. E Massimo Giannini spende tanta energia per trovare una moltitudine di criticità di una “tassa sui grandi patrimoni”, anche se «nessuna ne inficia la praticabilità». Insomma: è impossibile farla, ma anche … possibile farla!

Il richiamo iniziale a «un’Europa normale» (dove la “patrimoniale” sarebbe stata cosa già fatta) sembra un espediente retorico per attenuare una eventuale impressione negativa riguardo alla sua presa di posizione contro una “tassa sui grandi patrimoni”.

Infatti non è un’Europa “normale” se solo Spagna (UE27), Norvegia e Svizzera (fuori UE27) hanno una tassazione del “patrimonio netto globale”.

 

1. In Spagna l’imposizione statale è gestita dalle Comunità Autonome che possono cambiare soglie, aliquote ed esenzioni o applicare “bonifiche” (sconti sull’imposta, fissi per legge o variabili) fino – in alcuni casi – ad annullare la stessa imposizione (regioni di Murcia, Andalusia, Cantabria, Madrid, …). Tuttavia anche le regioni che abbassano o azzerano la tassa patrimoniale statale della cui gestione sono titolari, non possono sottrarsi a una seconda “imposta di solidarietà” per patrimoni superiori ai 3,7 milioni di euro con aliquote progressive da 1,7 a 3,5%. Secondo le indicazioni statali, i patrimoni netti globali hanno una esenzione di 700 mila euro; la prima casa è esente fino a 300 mila euro; le aliquote progressive per la parte eccedente dei patrimoni variano da 0,2 a 3,5%. Tuttavia, nonostante l’impostazione progressiva della patrimoniale spagnola e il suo carattere “aggressivo” nei confronti dei grandi patrimoni, proprio per la gestione decentrata (con possibilità di abbassare o azzerare l’imposta sui patrimoni inferiori a 3,7 milioni di euro), le entrate sono modeste. Il gettito cumulativo delle due imposte nel 2023 è stato di circa 2 miliardi di euro (1.970 milioni di euro, di cui 623 milioni dalla tassa di solidarietà), in crescita (+ 58%) rispetto alle stime del 2022 (circa 1,25 miliardi di euro). Il maggior contributo alla crescita del gettito proviene dai patrimoni sopra i 3,7 milioni di euro (in particolare, tra i possessori di un patrimonio netto globale oltre i 30 milioni di euro, il 99% ha pagato la tassa di solidarietà nel 2023 e solo il 27% nel 2022). Sul totale (circa 23 milioni) dei contribuenti nel 2023 hanno pagato la tassa patrimoniale statale/regionale lo 0,9% (circa 218 mila) e la tassa patrimoniale di solidarietà lo 0,05% (poco più 12 mila).

 

2. In Norvegia la soglia di esenzione per una persona è circa 170 mila euro e per una coppia circa 340 mila euro. La tassa sul patrimonio netto globale ha due componenti: statale e comunale. L’imposizione statale è progressiva con due aliquote: 0,65% fino a circa 1,9 milioni di euro e 0,75% oltre tale soglia. La componente comunale ha una sola aliquota fissa dello 0,35% qualsiasi valore abbia il patrimonio sopra le soglie di esenzione (per una persona o per una copia). Tra gli sconti nella valutazione del patrimonio netto globale, per la prima casa si ha uno sconto del 75% del “valore fiscale stimato” (automaticamente, secondo un modello statistico nazionale) fino a circa 880 euro e solo del 30% oltre tale soglia. Nel 2024 il gettito della patrimoniale norvegese è stato di circa 2,8 miliardi di euro a confronto dei circa 2 miliardi della Spagna nel 2023 (mancano dati definitivi per il 2024). Ma la Norvegia conta circa 5,6 milioni di abitanti e gli spagnoli sono poco più di 49 milioni.

 

3. In Svizzera la tassa sul patrimonio netto globale è su base cantonale e comunale (non federale) e quindi le differenze territoriali sono forti. Così, tra i cantoni, a Ginevra la soglia di esenzione per una persona è circa 85 mila euro e per una coppia il doppio; le aliquote sono fortemente progressive (aumento rapido), da 0,6% a 0,9%. A Vaud la soglia di esenzione unica è circa 60 mila euro; le aliquote sono significativamente progressive (aumento veloce), da 0,6% a 0,9%. A Svitto la soglia di esenzione per una persona è circa 129 mila euro e per una coppia il doppio; le aliquote progressive sono basse, da 0,1% a 0,2%.

In tutti i cantoni non si fa nessuna esenzione per la prima casa che viene tassata per il suo intero valore fiscale cantonale (secondo criteri standardizzati), che varia da un minimo di 25-40% del valore di mercato a un massimo di 70-80%.

Si stima che paghi la patrimoniale fino a 80% del totale dei contribuenti, cioè una maggioranza larga. Dunque non si tratta di una tassa solo per i ricchi e per i più ricchi. Nel 2024 il gettito è stato di circa 7,6 miliardi di euro a confronto dei circa 2 miliardi della Spagna nel 2023 (mancano dati definitivi per il 2024).

 

4. In Francia la tassa sul patrimonio netto globale è stata abolita (E. Macron) a partire dal 2018 e sostituita con un’imposta sui soli patrimoni immobiliari superiori a 1,3 milioni di euro (ma chi è sopra comincia a pagare dalla soglia di esenzione di 800 mila euro). Le aliquote progressive vanno da 0,5% a 1,5%. Questa patrimoniale grava su circa 150 mila contribuenti, mentre la precedente tassa sul patrimonio netto globale ne coinvolgeva 350 mila. Il suo gettito attuale è stabilmente di circa 1,8 miliardi di euro, mentre prima del 2018 era di circa 4,5 miliardi (circa 2,5 volte più grande); comunque è un quarto di quello svizzero (circa 7,6 miliardi nel 2024), ma la Francia ha circa 69 milioni di abitanti e la Svizzera poco più di 9.

Recentemente una tassa del 2% (minimo effettivo secondo Gabriel Zucman) sui patrimoni netti globali sopra i 100 milioni di euro è stata approvata dall’Assemblea Nazionale (febbraio 2025) e poi bocciata dal Senato (luglio 2025). Un’altra proposta del Partito Socialista, ispirata alle idee di Thomas Piketty e volta a reintrodurre una vera patrimoniale progressiva, non è arrivata in quanto tale alla discussione del Parlamento.

 

5. «Elly Schlein ha osato. Le è andata male, perché ha detto una cosa giusta nel modo e nel momento sbagliato» (M. Giannini).

a) La segretaria del PD aveva detto: “Sono sempre stata favorevole a introdurla a livello europeo. A livello nazionale ne parleremo con gli alleati perché ci sono posizioni diverse … stiamo parlando dell’1% forse anche meno della popolazione rispetto all’esigenza di garantire servizi pubblici al 99%”.

Se E. Schlein ha osato, non ha osato molto. Manifestare la propria propensione all’introduzione di una “patrimoniale” è cosa apprezzabile, ma non basta per dare concretezza politica all’idea di tassare almeno il patrimonio netto globale dei più ricchi con un’imposta del 2% minimo effettivo (secondo G. Zucman) e ancora meno per introdurre una tassa progressiva sul patrimonio netto globale (secondo T. Piketty o E. Saez o anche secondo una più moderata versione). Come M. Giannini, anche E. Schlein e il PD rimandano a un livello europeo, a «un’Europa normale» dove non solo sarebbe più facile fare una “patrimoniale”, ma addirittura sarebbe stata già fatta e regalata.

Quella «Europa normale» non esiste, come abbiamo visto. E poiché non è facile che la “patrimoniale” si faccia lì ed è molto improbabile che si faccia qui a livello nazionale (alleati in disaccordo), non si farà né qui né lì. Dunque la risposta dell’audace segretaria del PD è un ni che tuttavia non piace a M. Giannini.

b) Non si capisce quale sia il “momento giusto” per discutere di una patrimoniale o per proporla. Se non si può prima di imminenti elezioni, allora si può solo durante la legislatura (come governo o come opposizione). Ma ogni legislatura è compresa tra due elezioni e dunque si è sempre esposti al pericolo di perdere le elezioni imminenti o quelle successive. È nota comunque la difficoltà per un governo di prendere provvedimenti che non fanno parte del programma proprio perché non si era arrivati a un accordo.

c) E quale sarebbe il “modo giusto” di proporre una patrimoniale? M. Giannini esagera quando scrive che E. Schlein non sa di cosa parla, liquidando «un affare troppo serio … con una dichiarazione estemporanea, non chiara nei contenuti e non concordata con gli alleati». Certo, il PD non ha ancora una sua proposta tecnicamente strutturata, ma appoggia politicamente quella dello “1%Equo” che invece è strutturata e chiara. Questa è una buona propensione di E. Schlein e di una parte del PD, ma M. Giannini non ne parla e vuole far credere che non sia mai esistita e non esista nessuna proposta di patrimoniale strutturata (la proposta “1%Equo” è stata depositata in Cassazione il 7 maggio 2026, un mese prima del suo articolo). Dunque, può mostrare molta generosità nel riconoscere ed elencare le «valide ragioni etico-economiche» di una patrimoniale e poi concludere che è bellissima, ma non si può fare (come dice R. Prodi).

 

6. La “patrimoniale” «presenta valide ragioni etico-economiche. Ma sconta precise condizioni tecnico-geografiche.

L’ostacolo tecnico è cruciale: qual è la base imponibile? Titoli azionari e obbligazionari? Case e ville, in un Paese che ha un catasto kafkiano? Partecipazioni in società, quotate e no? Auto, yacht, opere d’arte? Trust e holding, dietro alle quali si schermano molti rentiers del capitalismo familiare? … L’ostacolo geografico è banale: nel mercato globalizzato i capitali scelgono di farsi tassare dove conviene».

a) Ohibò! Tutte queste domande tecniche più che attendere risposte sembrano fatte per scoraggiare qualsiasi minimo tentativo di pensarle. Eppure M. Giannini cita T. Piketty e G. Zucman, per i quali la base imponibile è il patrimonio netto globale che comprende tutte le voci sotto domanda. Magari si potrebbe discutere di versioni più moderate con soglie più alte, aliquote addomesticate ed esenzioni, ma col rischio di ridurre il gettito vanificando l’obiettivo di una più equa redistribuzione della ricchezza e di rafforzamento dello Stato sociale. Tra l’altro non è neppure un grande ostacolo l’inclusione di case e ville in presenza di un «catasto kafkiano». In Spagna il valore di un immobile viene determinato confrontando il valore catastale storico (varia lentamente ed è molto lontano dal valore di mercato), il valore di riferimento catastale (aggiornato annualmente e automaticamente) e il valore dichiarato nell’atto d’acquisto (se recente, diversamente quello di mercato): si prende il valore più alto con buona pace delle suggestioni kafkiane. In Norvegia agli immobili viene attribuito un valore “fiscale” stimato automaticamente secondo un modello statistico nazionale. In Svizzera il valore “fiscale” cantonale degli immobili viene determinato secondo criteri standardizzati.

b) Neppure l’ostacolo geografico sembra essere di immediata evidenza. La fuga di capitali o la migrazione dei ricchi tanto sbandierate dalla propaganda di destra in rapporto all’esistenza o non esistenza di una patrimoniale non trova riscontro nei pochi dati empirici, nel breve periodo e ancora meno nel lungo. Lo conferma anche l’ultimo (aprile 2026) studio della Commissione europea (Wealth Taxation, including Net Wealth, Capital and Exit Taxes) citato da M. Giannini.

L’unico paese di cui abbiamo dati ufficiali riguardo alla fuga di capitali è la Norvegia. Dopo gli aumenti della patrimoniale (2022-2023) vi è stato un significativo cambio di residenza fiscale di ricchi con un trasferimento di circa 52 miliardi di euro. Ma dove sono andati a finire? In grandissima parte in Svizzera dove c’è una ultracentenaria patrimoniale generale, scegliendo i cantoni dove è più leggera (Zugo, Svitto, …). Per il resto e soprattutto, nel Regno Unito, Emirati Arabi Uniti (Dubai) e Singapore. In questi paesi non ci sono imposte patrimoniali generali, ma c’è un ambiente economico-finanziario favorevole. Non sono invece approdati in Italia dove la destra dice che la “patrimoniale” è uno schifo, è dannosa e non si deve fare; e una parte dei progressisti dice che è bellissima, ma non si può fare.

È vero che «nel mercato globalizzato i capitali scelgono di farsi tassare dove conviene», ma resta da dimostrare che conviene solo dove non c’è un’imposta patrimoniale e da verificare quanto conti l’esistenza di un ambiente economico-finanziario favorevole.

Come risulta dall’ultimo studio della Commissione europea (Tabella 16 – di sintesi dei dati empirici, pagg. 306-307, voce “Mobility responses”, Wealth Taxation, including …, Vol. 1) riguardo alla tassa patrimoniale «le risposte di mobilità tra diverse regioni della stessa nazione possono essere relativamente forti, ma la migrazione internazionale sembra modesta [Intranational mobility responses can be relatively strong. However, international migration appears to be modest]».

 

Cagliari, 22 giugno 2026.

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