Ankara: continua la folle corsa verso il baratro

10 Luglio 2026
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Andrea Pubusa

Ho la sensazione che mi sfugga qualcosa. All’incontro di Ankara si è deciso un folle aumento delle spese militari essenzialmente in favore degli USA che diventano i principali fornitori dei paesi NATO. Una scelta irrazionale e autolesionistica per i membri della Nato, esclusi gli USA, che con l’incremento della produzione di armi per l’esportazione sostengono un aumento sensibile dell’occupazione a danno degli alleati.
L’altro aspetto bizzarro di questi accordi è che viene individuato come pericolo maggiore l’aggressività della Russia, che invece ha dichiarato ripetutamente di non pensare ad un attacco al resto dell’Europa. Indicazione che sembra credibile non perché Putin sia buono, ma perché non è folle. Già incontra difficoltà nell’operazione speciale contro l’Ucraina, che oggi è solo strumento indiretto dell’azione ostile occidentale, immaginiamoci cosa potrebbe accadere in caso di scontro diretto; questo poi implicherebbe un nuovo conflitto generale, in cui sconfitto sarebbe comunque il mondo intero, ammesso che sopravviva.
E poi cosa significa in questo contesto il fatto che Trump continui a dialogare con Putin, come ha fatto anche prima del vertice. Sembra che il meno convinto della pericolosità della Russia sia proprio il presidente americano, che invece dovrebbe in teoria essere di opinione opposta.
Certo è che l’occidente è dominato da governanti al seguito di chi punta al riarmo a discapito di tutte le esigenze della gente comune. E ci accorgiamo tutti di questo: basta vedere il dissesto delle strade, la contrazione dei servizi, a partire dalla sanità e dalla scuola. Ciò che si prospetta è una privatizzazione più generale, che distrugge il welfar, con un ritorno ad una stuazione in cui solo i ricchi possono studuiare, curarsi e godere degli altri servizi per soddisfare i bisogni essenziali. E non è difficile pensare che le risorse per questa operazione vengano dai fondi d’investimento che si alimentano dal processo di militarizzazione e già dominano nell’economia occidentale. Uno scenario pauroso, contro il quale bisogna combattere, anzitutto con la mobilitazione di massa.

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