Andrea Pubusa
Nuova retata di corrotti a Kiev, fra i quali la vice di Zelensky. Come può rifondarsi uno stato fallito se l’elemento costante prevalente nel gruppo dirigente è la corruzione? Se chi governa pensa innanzitutto ad arricchirsi, a dotarsi di un consistente patrimonio per il futuro? Ci sono stati tanti casi nella storia di dirigenti resistenti, che non solo hanno rischiato o perso la vita, ma hanno avuto una condotta rigorosa e limpida in tutti i momenti del loro impegno. Hanno voluto prefigurare nella lotta il loro ordinamento del domani, fiduciosi nella vittoria e col proposito di un cambiamento istituzionale e morale. Per questo vengono ricord6ati e ammirati. In Ucraina invece la rapina dei soldi ricevuti dall’Europa è indecente. I soldi vengono incassati in modo volgare a sacchi, con scatole o con valige oppure spesi in beni altrettanto volgari, i mitici vasi da bagno d’oro.
Per di più Zelensky ha chiuso tutti i partiti diversi dal suo. La si può pensare in vario modo sulle responsbabilità del conflitto, certo è che non si può nutrire alcuna fiducia su un gruppo dirigente la cui condotta è volta diffusamente al proprio tornaconto fra l’altro con risotse ricevute per solidarietà.
Auspichiamo la libertà del popolo ucraino come di tutti i popoli, ma dubitiamo ch’essa sarà raggiunta anche a guerra finita con una classe dirigente ingorda e corrotta.



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