Caduta del Muro: evento da festeggiare o su cui riflettere?

1 Novembre 2009
1 Commento


A.P.

Cade in questi giorni il ventennio dalla caduta del Muro di Berlino e si susseguono le manifestazioni per la felice ricorrenza. Nessuno s’interroga però sulle reali conseguenze di quel fatto che simboleggia la fine del regime sovietico. In particolare non ci sono analisi serie e bilanci che mettano a confronto speranze, aspettative e realtà. Si sperava nella pace ed è tornata la guerra fin nell’Europa. Si confidava nella fine dell’equilibrio del terrore ed è comparso il terrorismo internazionale. Ci veniva promessa finalmente la sicurezza e viviamo nell’insicurezza più totale. Veniva preannunciata un’era di benessere generale e sono comparse più virulente che mai le differenze sociali. Si è accentutata la forbice tra ricchi e poveri. Il mondo del lavoro  ed i ceti deboli sono diventati più deboli. E’ ricomparsa o si è estesa la schiavitù.
In realtà,  è caduto un equilibrio di forze a livello mondiale che ha liberato lo spirito selvaggio ed anarchico del capitalismo. Senza temperamenti o contrapesi. E su questo punto andrebbe incentrata l’analisi. Non per tornare ai muri, che sono sempre nefasti ed evocano le prigioni o i lager, ma per pensare ad un equilibrio interno e planetario che imbrigli la forza prorompente del capitalismo, ridando voce ed organizzazione  al mondo del lavoro. In questa analisi forse potrebbe ritrovarsi anche il bandolo il rrilancio delle oorganizzazioni internazionali, per una ripresa di sviluppo della democrazia e per la ricostruzione di una sinistra a livello mondiale, che in questo ventennio ha buttato il bambino con l’acqua sporca ed ha così smarrito la sua funzione e la sua missione, divenendo subalterna al liberismo.
Ma certo questo non è compito di pochi né di breve periodo. Anche se porsi il quesito rappresenta già l’inizio dell’opera.    

Scheda.

La mattina del 13 agosto 1961, i Berlinesi si svegliano con una visione di timore: una rete di filo spinato separa d’ora in poi i settori occidentali e sovietici.
L’operazione, “muro della Cina”, decisa da Walter Ulbricht ed Erich Honecker mira ad arginare l’esodo dei cittadini della RDT verso la RFT.
All’alba, quasi 25000 militari vengono inviati alla frontiera,l’Armata rossa controlla gli assi strategici, i trasporti in comune si interrompono: il muro si è appena chiuso.
Gli alleati mobilitano le loro forze lungo il muro. Gli Gli occidentali assistono impotenti alla costruzione del Muro.
Kennedy si reca a Berlino il 27 giugno 1963 per constatare la rottura.
Alcune persone approfittano ancora dei difetti del muro per fuggire all’Ovest.
Il regime Est migliorerà nel corso degli anni successivi la sorveglianza della frontiera.
A partire dal 1972, il Muro diventa insormontabile: la dimensione del muro principale è aumentata e coperta da una base arrotondata, un secondo Muro viene costruito, rafforzato da trappole e sorvegliata da militari.
Il Muro taglia la città in due su 45 chilometri e separa la zona franca ocidentale dalla RDT su 120 chilometri.
I soli punti di passaggio tra l’Est e l’Ovest sono quelli al Checkpoint Charlie e quello situato vicino a Friedrichstrasse.
Il varco del Muro costerà la vita di 79 persone tra 1961 e 1989.
All’inizio novembre del 1989, la RDT conosce una rivolta senza precedenti dall’ultimo sollevamento operaio del 17 giugno 1953.
Alla visita ufficiale di Gorbaciov, la popolazione richiede ulteriori libertà e riforme, e si agita di fronte al mutismo di un regime staliniano posto sulla difensiva.
Il 9 novembre 1989, il Consiglio dei Ministri della RDT decide l’apertura del Muro di Berlino e delle frontiere.
Nell’euforia generale, migliaia di Berlinesi delle due parti della città si trovano sul Muro per celebrare la fine di 28 anni di separazione.
Quest’evento segna l’inizio del crollo del regime Est tedesco.
L’implosione della sistema Socialista permette la riunificazione della Germania, il 3 ottobre 1990.
Oggi, quando si cammina nelle vie di Berlino, ci si sorprende di constatare la scomparsa completa della Muro della vergogna. I segni della divisione sono altrove: costruzioni socialiste, nomi di vie alla gloria degli eroi della rivoluzione, ecc..
In occasione della divisione, il Muro all’Ovest era coperto di scritte, di graffiti ed altri messaggi di sommossa, mentre all’Est restava disperatamente bianco per facilitare il compito dei sorveglianti, in caso di tentativo d’evasione.
La parte più affrescata e più conosciuta è la East Side Gallery, maggiormente considerata come una galleria d’arte piuttosto che un memoriale: i disegni furono realizzati nel gennaio 1990, tre mesi dopo la caduta del Muro di Berlino.

1 commento

  • 1 Adriano Bomboi
    1 Novembre 2009 - 19:43

    Salve,

    Non credo si possa generalizzare il tutto ascrivendo all’epoca bipolare un’iconografia d’oro in cui (presunti contrappesi) hanno garantito la stabilità. O quantomeno è vero in parte. I conflitti ci sono stati comunque, sia in epoca bipolare che oggi. Alcuni focolai recenti, come ad esempio quello balcanico, possiamo paragonarlo a delle scosse di assestamento seguite ad un grande evento tellurico (quale fu la caduta dell’URSS). E dobbiamo anche domandarci: La stabilità in cui viveva la ex Jugoslavia non era forse data da quel collante chiamato regime? Se il prezzo della stabilità era sempre e comunque basato sul terrore (a livello di etnie locali) mentre a livello internazionale era basato sulla minaccia nucleare…allora è molto difficile ritenere valido come contrappeso un qualcosa che ha generato tanti danni quanti ne provocava e ne provoca la controparte. Del resto, paesi come l’Afghanistan furono invasi ieri e lo stesso avviene oggi. Il controllo di un’area strategica come quella del Caspio è un piattino che ha fatto e fa gola ad entrambi i cani: sia al capitalismo, sia (all’ex) economia pianificata. Ma il problema non sono solo i cani, sono anche gli Stati, perché sono gli organismi sovrastrutturali che devono dare un codice, un collare, una condotta, una legislazione a degli organismi voraci. Capitalismo ed economia pianificata non hanno confini: Il primo crea disparità interne ed esterne alla sua cittadinanza; il secondo crea miseria interna alla sua cittadinanza ma anche morte all’esterno (come il capitalismo) nel momento in cui si salda all’imperialismo. Le disparità sono aumentate perché il livello demografico mondiale è aumentato, le disparità aumentano perché nuovi operatori di mercato si introducono nell’economia globale spingendo dunque l’ago della produzione verso est, smobilitando quindi la vecchia forza lavoro occidentale. La colpa di chi è? Di chi comunque ha un sistema di tutela del lavoro (come l’occidente) oppure dei moderni regimi che abusano dei diritti dei lavoratori per massimizzare la loro presenza ed influenza nei mercati? L’occidente dal canto suo usa i vecchi mezzi a disposizione: inventare un nemico se non esiste, e questi non può che essere il terrorismo globale. E per combattere le presunte minacce….non ci sono limiti entro i quali fermarsi per bilanciare nuovamente il sistema (e le aree sensibili)…

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