Anche a Cagliari rilanciamo l’impegno democratico con l’ANPI

18 Giugno 2010
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Antonello Murgia - Presidente ANPI - Cagliari

Il 16 l’Assemblea cittadina dell’ANPI ha eletto alla carica di Presidente dell’Associazione Antonello Murgia, noto esponente della sinistra cagliaritana, uomo di punta in tutte le battaglie in difesa della Costituzione e della democrazia. Com’è noto, l’ANPI si è aperta alle nuove generazioni, a chi non è stato partigiano per ragioni anagrafiche, ma lo è nel suo quotidiano impegno civile e democratico. E’ in questo quadro di rinnovamento e rilancio che si è tenuta, con un’ampia partecipazione, l’Assemblea degli iscritti per la scelta degli organi dirigenti. Invitando tutti i democratici all’adesione all’ANPI, come contributo alla ripresa della militanza democratica ed unitaria in città, pubblichiamo uno stralcio dell’interessante relazione introduttiva di Antonello Murgia all’assemblea dell’altroieri.

[…] Non esiste un progresso sganciato da un progetto per la riduzione delle disuguaglianze e per lo sviluppo della libertà. Senza libertà e lotta contro le disuguaglianze c’è solamente la difesa dei privilegi di pochi. E poco importa se, con un’operazione che ci ruba anche il significato delle parole, chiamano questa regressione autoritaria “riformismo”: l’abolizione strisciante o palese dei diritti fondamentali del cittadino costituisce una restaurazione antidemocratica contro la quale l’ANPI non si stancherà di mettere in campo le sue forze.
L’attacco ai valori dell’antifascismo e della Resistenza utilizza spesso pretesti come quello della governabilità per proporre un corto circuito fra il potere e la cittadinanza di tipo plebiscitario. Ma la riduzione dei contrappesi democratici, non porta maggiore governabilità; rende solamente più facile approvare le leggi non condivise neppure all’interno della stessa maggioranza. Mentre governare è un’altra cosa; governare una comunità significa portare avanti progetti condivisi dalla comunità stessa. Significa condividere, includere, aumentare la partecipazione. La politica non è uno sport individuale, ma uno sport di squadra. Rendere più facile l’approvazione di leggi poco apprezzate, porta semmai a ridurre la ricerca del consenso e quindi riduce la partecipazione democratica.
Ma ammettiamo pure che uno dei problemi fondamentali della società italiana sia quello di migliorare la governabilità (o, più precisamente, di avere governi più forti). Come prima cosa occorre chiedersi se, per migliorare questa governabilità, sia necessario modificare la Costituzione. Perché piegare la Costituzione alla soluzione di problemi contingenti, significa privarla della sua funzione fondamentale. La Costituzione è la massima espressione del patto sociale e politico fra i cittadini, con un forte significato unitario e identitario, che deve durare nel tempo. Credo sia proprio questo il significato che l’attuale maggioranza parlamentare vuole cancellare: il significato unitario e identitario. Inoltre, consentire la modificabilità della Costituzione per la soluzione di problemi contingenti risolvibili con la legge ordinaria significa, sostanzialmente, disconoscere il rango primario della norma costituzionale per attribuirle invece un valore analogo a quello della legge ordinaria.
Perché risulti necessario intervenire sul testo costituzionale per la soluzione di un problema contingente è indispensabile dimostrare che quel problema non è risolvibile altrimenti. Negli oltre 60 anni di vita della Costituzione, non sembra che sia mai apparso all’orizzonte alcun problema irrisolvibile senza metter mano alla Costituzione.
In realtà, se ci soffermiamo a considerare i grandi problemi che affliggono il nostro Paese, molti dei quali hanno avuto anche risonanza internazionale, pensiamo al conflitto di interessi, alla concentrazione nelle stesse poche mani di poteri mediatici e finanziari, ai pericoli cui è esposto l’ambiente, al cattivo funzionamento dell’amministrazione etc., ebbene, tutti questi grandi problemi, lungi dal richiedere, per la loro soluzione, alcuna modifica costituzionale, richiederebbero semmai una rigorosa applicazione della Costituzione e dei suoi princìpi programmatici.
Da qui il compito, per l’ANPI, di stimolo e coscienza critica perché quelle regole, favorite dal sacrificio di tanti partigiani e stabilite di comune accordo nell’assemblea costituente, non vengano liquidate da maggioranze avventuriste. Da qui l’impegno a farle conoscere quelle regole, a difenderle da attacchi di chi progetta svolte autoritarie e a spiegarne il significato ad una cittadinanza spesso frastornata da mezzi d’informazione in gran parte sotto il controllo o addirittura la proprietà diretta di chi invece dovrebbe esserne controllato. Problema, questo, che ci ha fatto scivolare fra i Paesi “parzialmente liberi” nelle classifiche internazionali sulla libertà d’informazione e che si configura, nei fatti, come svuotamento di significato dell’art. 21 della Costituzione. Problema che si accentuerà ulteriormente e gravemente se verrà approvato in via definitiva il DdL anti-intercettazioni che la scorsa settimana ha passato il vaglio del Senato. E i cittadini devono sapere che il DdL è stato concepito per impedire la rilevazione di reati e l’utilizzabilità nei processi delle notizie relative e per bloccare la diffusione non tanto di notizie coperte da segreto istruttorio, quanto delle notizie pubbliche. A tutti noi valutare se questo è, oppure no, un provvedimento da regime autoritario e di favoreggiamento della criminalità organizzata.
Purtroppo, il diritto alla giustizia e quello all’informazione non sono i soli, fra quelli fondamentali tutelati dalla nostra Carta, ad essere messi in pericolo in questo periodo. Quale più, quale meno, risultano sotto attacco anche il diritto all’istruzione, alla salute, etc.: quello che si è venuto delineando in questi anni, non è pertanto un attacco estemporaneo ad un singolo aspetto, ma un intervento organico che, se portato a compimento, riporterebbe il diritto costituzionale in Italia indietro di alcuni secoli, ad una concezione della Costituzione come gentile concessione del potere e non come giusta rivendicazione dei cittadini e ad una concezione dei principi contenuti in essa come revocabili e non come diritto inalienabile.
E allora, il compito che ci è richiesto va configurandosi, in maniera sempre più netta, come attuazione di una nuova Resistenza. Ancorare la Costituzione ai valori della Resistenza e dell’antifascismo non rappresenta quindi una “operazione nostalgia”, ma una battaglia di opposizione ad un modello di Costituzione come patto che il vincitore impone al vinto, come propose a suo tempo Gianfranco Miglio ideologo della nascente Lega Nord, una sorta di spada di Brenno posta sul piatto della bilancia per far valere le pretese del più forte. A quel modello ne contrapponiamo un altro partecipato, condiviso e inclusivo, che non si stanchi mai di cercare il miglior punto di equilibrio fra tutti, così come ci hanno insegnato Madri e Padri costituenti. Un modello nel quale le regole non siano funzionali all’interesse della maggioranza parlamentare di turno, ma siano concepite come strumento per la realizzazione di un progetto di democrazia. […]

1 commento

  • 1 Antonello Murgia
    18 Giugno 2010 - 10:22

    Non sono un costituzionalista e nemmeno un operatore del diritto. Sono perciò consapevole di non avere da insegnare niente a nessuno; cerco, da cittadino innamorato della Costituzione, di dare un contributo alle battaglie per la sua difesa, più che alla elaborazione di idee. Sul tema governabilità/Costituzione, che da tempo mi preoccupa per l’uso strumentale che ne viene fatto, ringrazio Marcello Vignolo che mi ha aiutato a chiarirmi le idee in una lunga chiacchierata di qualche tempo fa

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