Subito il giusto processo, se del caso, a porte chiuse

26 Gennaio 2011
Nessun commento


Aldo Lobina

Fa male assistere alla gogna mediatica che coinvolge il primo ministro e alcuni suoi sodali. Troppo spesso situazioni mostruose occupano le prime pagine dei giornali e delle televisioni e il fango schizza da tutte le parti. Questa volta i protagonisti, gli indiziati non sono persone qualunque, ma persone note, pesci grossi, personaggi della politica, dello spettacolo, giornalisti caduti in una rete di intercettazioni di grandi dimensioni. E noi, volenti o nolenti, assistiamo basiti alle storie della pen-isola dei famosi, mentre da una parte in nome del popolo italiano i giudici di Milano preparano le procedure di rito e dall’altra B., che governa in nome dello stesso popolo, invoca solenni punizioni per chi lo accusa ingiustamente. Un copione trito e ritrito. Dove appunto solo un giusto e rapido processo potrà dirimere il dubbio se a delinquere sono i PM o gli altri.
Il comune senso del pudore imporrebbe che certe storie non venissero divulgate con così grande dovizia di particolari, se non in sede processuale e forse a porte chiuse. Ai cittadini in effetti interessano poco i particolari scabrosi di certi festini. Per quanto una televisione spazzatura, guardona, ci abbia abituati alla cultura del grande fratello o una certa politica abbia trasformato in personaggi individui di bassa levatura, nonostante cioè siamo come vaccinati rispetto al ciarpame che incombe, tuttavia dovrebbero esserci evitate le ricostruzioni sommarie , che indulgono al voierismo, ma anche alcune offensive difese d’ufficio. Vedere il ministro della Giustizia Alfano in un salotto televisivo schierarsi apertamente a favore di una parte fa davvero male. Da chi rappresenta le Istituzioni ci aspettiamo maggiore prudenza e senso dello Stato.
A noi cittadini interessa di più la verità processuale con le motivazioni di una eventuale sentenza di assoluzione o di condanna. Giusto per regolarci, per scegliere meglio chi deve governare in nostro nome. Di questo abbiamo diritto. Non di altro.
Sappiamo bene che la prostituzione è una piaga antica, più o meno tollerata nelle diverse epoche. Che in certe culture essa ha risentito di giudizi morali spesso contrastanti; venendo anche considerata uno strumento d’ordine cittadino, per la sua capacità di incanalare l’esuberanza sessuale della gioventù. Ma oggi essa è segno di inciviltà, perché umilia chi la esercita e chi ne fruisce e chi la favorisce.
Solo una perversione mentale potrebbe giustificare farvi ricorso a poco meno di 80 anni. La qual cosa richiederebbe più medici che avvocati.
L’uguaglianza dei cittadini di fronte alla Legge, bene applicata, renderà giustizia ed eviterà sicuramente mali peggiori.

0 commenti

  • Non ci sono ancora commenti. Lascia il tuo commento riempendo il form sottostante.

Lascia un commento