S. Cadeddu e G.M. Angioy tra passato e futuro

14 Gennaio 2013
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Gian Mario Marteddu 

Solo grazie a Democrazia Oggi ho avuto modo di conoscere la storia di Salvatore Cadeddu e dei Martiri di Palabanda. Una delle innumerevoli vicende storiche relative alla nostra terra che meriterebbe ben altra attenzione da parte della società e delle istituzioni. Nell’articolo pubblicato lo scorso 31 dicembre, il Professore Andrea Pubusa auspicava che alla facoltà di giurisprudenza di Cagliari fosse dato il nome di “Palabanda – Salvatore Cadeddu”, per ricordare il sacrificio di coloro che si sono battuti per porre fine all’intollerabile stato di carestia e fame, nonché all’asservimento istituzionale della Sardegna.
Prendo le mosse da quell’articolo per evidenziare come troppo spesso personalità di spicco, che si sono battute per assicurare alla Sardegna un futuro di sovranità e di dignità, vengono dimenticate o comunque relegate ad avere un ruolo marginale nel bagaglio culturale di noi sardi. È ciò che sta accadendo, a mio avviso, per Giovanni Maria Angioy, figura sulla quale intendo soffermarmi in quanto è stato il mio paese, Bono, a dargli i natali nel 1751.
Così come Salvatore Cadeddu, anche G. M. Angioy si rese protagonista di battaglie dirette a tutelare il popolo sardo. E pensare che Angioy fu inviato in Sardegna dal viceré Filippo Vivalda nel 1796 per sedare i moti antifeudali sviluppatisi in tutta l’isola. Partito da Cagliari e inoltrandosi nel cuore della Sardegna, egli si rese conto delle reali condizioni della popolazione, con un’agricoltura arretrata e l’oppressione feudale che imponeva ai sardi una condizione di estrema povertà. Questa situazione indusse Giovanni Maria Angioy a schierarsi dalla parte degli oppressi, rifiutandosi di procedere alla riscossione dei tributi anche con la forza e dichiarando apertamente le sue idee, in opposizione al sistema feudale. Tuttavia, la sollevazione popolare che aveva creduto di poter suscitare non ebbe buon esito, il viceré gli revocò la fiducia e si preparò a combatterlo mettendo sul suo capo una taglia di tre mila lire sarde. In seguito ad uno scontro tra i soldati del viceré e l’esercito antifeudale, G. M. Angioy, battuto e abbandonato dai suoi, fu costretto all’esilio e morì a Parigi, povero e solo, il 22 marzo del 1808.
Con queste poche righe non intendo certo ricostruire la figura storica di Giovanni Maria Angioy, oggetto di numerosi studi e pubblicazioni. La mia intenzione è invece quella di stimolare gli amministratori locali affinché vengano assunte delle iniziative dirette a ricordare la sua azione rivoluzionaria. La storia acquista un ruolo fondamentale nella comprensione degli avvenimenti odierni, un’importanza assolutamente fondamentale che troppo spesso tende ad essere trascurata.
Avere una maggiore consapevolezza della rilevanza che rivestono determinati avvenimenti e personalità del passato potrebbe dare impulso a progetti culturali idonei a trasformarsi in occasione di sviluppo per i piccoli centri della Sardegna.
 

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