Sardegna: un dibattito fra consorterie?

31 Luglio 2013
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Andrea Pubusa

Il grande assente nel dibattito (si fa per dire) regionale è la Costituzione, ossia il quadro generale in cui le forze politiche e i singoli candidati o aspiranti tali inseriscono il loro impegno. E’ un tema rimosso, che consente molti non piccoli opportunismi. Per esempio, come fanno a correre all’alleanza col PD forze o personaggi appartenenti a partiti o movimenti che sono schierati a difesa della Costituzione contro la manomissione. Vedo qui una contraddizione nell’IDV. Come fa il mio vecchio compagno d’armi Salvatore Lai a gioire per la preclusione verso Maninchedda e a non porsi il problema che l’allezna col PD rafforza un partito che ha come obiettivo  ravvicinato e praticato lo stravolgimento della Carta costituzionale? Di Pietro tuona, giustamente, a Roma mentre Lai plaude a Cagliari? Non è schizofernia, questa? Lo stesso discorso vale per SEL, all’opposizione a Roma e al seguito a Cagliari.
Vedo un ostacolo anche verso la candidatura di Cannavera. Ettore è un santo e un eroe dei nostri giorni. Averlo a capo della Regione sarebbe un miracolo, sopratutto di questi tempi. Ma lui ha sempre detto che ha due riferimenti il Vangelo e la Costituzione, perché trova in questi testi l’ispirazione per le sue battaglie per la solidarietà, l’uguaglianza il riscatto dei disagiati. Ora, credo che Cannavera sia ben felice, come anche i non credenti, di avere un Papa che torna al Vangelo, ma non altrettanto può dire del partito che, almeno in alcuni settori, vuole accoglierlo. Certo, si può pensare ad un condizionamento dall’interno del PD, ma un’affermazione di questo partito anche ai livelli locali, obiettivamente, rafforza la sua politica nazionale di stravolgimento in senso oligarchico dell’ordinamento. Il contraro della battaglia egalitaria e solidaristica di Cannavera.
I sovranisti poi devono finalmente svelarci come perseguono il loro obiettivo. Devono dirci se ritengono, in nome dell’auspicata sovranità della Sardegna, di disinteressarsi della battaglia in difesa della Costituzione; oppure, se pensano che l’estensione dei poteri della Sardegna sia più facilmente raggiungibile con una Carta, quella attuale, che consente quella battaglia fintantoché è condotta con metodo democratico; oppure ancora se la sovranità è ugualmente perseguibile in un quadro costituzionale a ispirazione cesaristica e, dunque, con tassi di accentramento e autoritarismo maggiori.
Personalmente sono convinto che l’attuale quadro costituzionale permetta di raccogliere consensi anche per obiettivi “eversori” perfino dell’Unità nazionale, perchè ciò che conta è il modo dell’azione, il suo svolgersi democraticamente. Penso invece che una deriva autoritaria renda impraticabili questi obiettivi. Mi sembra, dunque, autolesionistico anche per i sovranisti non porsi il problema e rincorrere il PD o il PDL, poco cambia da questo punto di vista, da parte di personalità o movimenti che si dichiarano indipendentisti o sovanisti o anche semplicemente autonomisti.
Talvoltà mi vien da pensare che ormai ciò che prevale è l’opportunismo: quale è la soluzione elettorale che meglio consente al mio gruppo o a me di entrare in Consiglio regionale? Questo sembra il problema. Le questioni di fondo, del futuro della nostra società e della Sardegna, scompaiono di fronte a quel piccolo obiettivo da consorteria. Sì perché, sottraendosi al confronto aperto sui grandi temi, si rimane o si diventa “consorteria” con l’annesso notabile che funge da capo. Come nell’Ottocento prima che sorgessero i partiti nazionali e di massa. Ma dalle consorterie viene fuori il piccolo cabotaggio, la politica del favore e delle prebende, la navigazione a vista, il trasformismo. La Sardegna e l’Italia però hanno bisogno d’altro, non vi pare?

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