Il ventre molle del Paese trasloca nel PD, ma l’opposizione c’è

27 Maggio 2014
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Amsicora

Chi non è di primo pelo riconosce nella situazione attuale l’ennesimno trasloco del ventre molle del paese in un contenitore affidabile sotto l’ala protettiva di un leader assunto come garante dell’umore profondamente moderato di gran parte degli italiani. Dopo mezzo secolo coi culi di pietra della DC e 20 di berlusconismo, l’ex cavaliere per ragioni di età e di cronaca giudiziaria è ormai fuori gioco, non è completamente ininfluente, ma rappresenta ormai il passato. I gruppi moderati, con Napolitano, si sono così inventati un nuovo salvatore della patria, Monti, che però è passato come una meteora, bruciato dalla sua politica ostentatamente antipopolare. Letta nipote è apparso inadeguato al ruolo, come sostituto di Bersani che insospettiva per quelle sue velleità di smacchiaire il giaguaro. Ci voleva un PD trasformato e trasformista e un nuovo personaggio, ambizioso come Craxi e fanfarone come Berlusconi. Il senso politico del voto di domenica sta tutto qui: i ceti moderati italiani sembrano aver concluso la loro affannosa ricerca di riposizionamento postberlusconiano, individuando nel PD di Renzi il proprio referente.
In questo contesto, caratterizzato da un attacco delegittimante generalizzato contro Grillo, accusato di ogni nefandezza (poco ci mancava che si rievocasse la mitica propensione dei comunisti a mangiare i bambini!) il M5S non vince, ma cade in piedi, mantiene una considerevole forza. Con Tsipras dà vita ad un polo del 25%, poco per governare, sufficiente per fare una seria opposizione. Ecco perché il M5S non deve perdere la testa e non deve deprimersi. In un ordinamento democratico l’opposizione è importante quanto il governo. Pensare di sconfiggere il moderatismo e il malaffare italiano in un sol colpo era senz’altro velleitario, roba da slogan elettorali, ma irreale; occorre, invece, un lavoro di lunga lena, paziente e tenace. Bisogna aggiustare qualcosa, nella linea e nei toni. Ma partire dal 21% non è poco. Grillo, con autoironia, ha sintetizzato bene la situazione, sostituendo il “vinciamo noi“, col più realistico “vinciamo poi“, che è insieme una presa d’atto del risultato e una promessa di impegno per il futuro. Renzi, del resto, è stato favorito da una duplice contingenza: la curiosità e la novità della sua leadership, la luna di miele del suo governo, che non ha ancora avuto il tempo di dispiegare tutto il suo potenziale antipopolare. Ma questo stato di grazia non durerà a lungo. Dovrà scoprire le sue carte, che sotto forme nuove, non saranno diverse dalle quelle giocate da Monti. Non mancheranno, dunque, occasioni nei prossimi mesi per un’opposizione che sappia mettersi con intelligenza in sintonia coi ceti popolari colpiti dalla crisi e col ceto medio in fase di rapida decomposizione. La questione morale, con arresti e scandali quotidiani, concorrerà a convincere gli italiani che un’alternativa è necessaria per salvare il Paese e se stessi.
I
nsomma, occorre che la vecchia talpa riprenda a scavare, con pazienza e tenacia. Le occasioni di rinvincita non mancheranno.

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