Un giorno in Pretura, anzi, pardon, al Tar

30 Aprile 2009
Nessun commento


A.P.

Ricordate il precedente resoconto su un giorno al Tar? Avvenne qualche giorno prima delle elezioni. Fui preso a male parole dagli ultras soriani, ma se lo rileggete, trovate esattamente negli umori allora registrati la fotografia dell’esito delle elezioni regionali. E ciò si spiega. La sala avvocati del Tar è un osservatorio privilegiato perché confluiscono i migliori giuspubblicisti sardi, con incursioni frequenti di luminari nazionali. E i discorsi cadono sempre sul potere e sul suo esercizio disinvolto o arbitrario, perché di questo trattano i ricorsi al Tar. Ieri, ad esempio, si discuteva dell’affidamento dell’Arsenale e del porto turistico di La Maddalena al gruppo della Marcegaglia. Un caso? Mi spiegava un avvocato, che ha letto gli atti e non è difensore dei privati, che i tempi fra l’avviso e la scadenza delle domande non consentiva di predisporre un progetto di tale complessità. Gli imprenditori sardi hanno dovuto penare per avere le informazioni necessarie e sono arrivati fuori tempo massimo. La Marcegaglia aveva già tutto pronto. Un caso? Una ipotesi di preveggenza? O, più semplicemente, una trattativa diretta camuffata da gara?
Un altro ricorso riguarda la nomina di un primario effettuata il 14 febbraio, il giorno prima delle elezioni. Niente di strano in questo. Che c’entrano le elezioni coi primari? Beh, se il colloquio si tiene senza neppure avvertire ritualmente tutti coloro che avevano fatto domanda può sorgere qualche sospetto. E se, guardacaso, l’escluso dalla convocazione è il maggior titolato e l’aspirante più naturale, il sospetto s’infittisce. E se la procedura così palesemente anomala si conclude con la nomina del “predestinato” gradito all’assessora e, pare, all’allora presidente, il sospetto da grave si trasforma in una certezza. Si è deciso in danno di un medico democratico che da quarant’anni opera valorosamente nel reparto.
Un altro collega di sicura fede democratica mi racconta episodi irripetibili sulle pressioni esercitate dai vertici regionali sui funzionari regionali per indurli a certe soluzioni. Bastone e carota insieme. Opportunità se fedeli, in castigo se rispettosi della legge e professionali.
Tutti questi fatti spiegano la ripulsa della precedente maggioranza all’interno dell’amministrazione e degli enti, anche da parte di impiegati e funzionari di sicura fede e pratica democratica. Prima delle elezioni si stimò nell’85% l’ostilità alla precedente giunta in seno all’amministrazione e agli enti regionali.  
Ma non è di questo che voglio parlarvi. C’è una notizia clamorosa. sarebbe uno scoop se non fosse ufficiosa; anzi potrebbe essere una balla. Rumors incontrollati dalla Consulta dicono che i giudici costituzionali sono convinti che la Statutaria sarda sia stata illegittimamente promulgata. Non è dato sapere invece se hanno superato lo scoglio pregiudiziale (che non fu superato la volta scorsa su ricorso della Corte d’appello di Cagliari, in funzione di organo di controllo del procedimento elettorale), e cioé se il governo era legittimato, ossia aveva il potere, di impugnare la promulgazione con lo strumento del conflitto di attribuzione fra poteri dello Stato e fra Stato e Regioni. E ciò perché il conflitto non è esteso all’ipotesi in cui un presidente promulghi un atto che non è stato approvato secondo la procedura costituzionale. Un bel rimpicapo per i giudici della Consulta. Ed è auspicabile che creino un precedente favorevole, perché, coi chiari di luna attuali e il fiorire di presidenti e sindaci sceriffi, se non ci fosse una estensione del sindacato di costituzionalità potremmo trovarci di fronte a Presidenti regionali che promulgano come leggi atti che tali non sono, ad esempio un regolamento di giunta.
Direte: ma questi son casi di scuola. Ed è vero. Ma, fino a Soru, non era un caso di scuola che un Presidente di regione modificasse la formula di legge sulla promulgazione? Ossia che il Presidente della Regione modifichi un testo di legge, esercitando così la funzione legislativa? Ed è ancor più un caso di scuola che al Presidente abbiano dato supporto “tecnico-giuridico” alcuni maestri del diritto costituzionale e regionale, che non esiterebbero a cacciare dall’esame lo studente che gli dicesse una tale grossolanità. Speriamo, dunque, che la Corte superi anche questo scoglio procedurale, perché, al di là della Statutaria sarda, oggi più di ieri abbiamo necessità che le garanzie costituzionali siano presidiate dal Giudice delle Leggi. E ciò può farsi solo se la Corte può essere agevolmente investita della questione di costituzionalità. Staremo a vedere…

0 commenti

  • Non ci sono ancora commenti. Lascia il tuo commento riempendo il form sottostante.

Lascia un commento