Cetto La Qualunque, autobiografia della nazione

24 Gennaio 2011
1 Commento


Gianluca Scroccu

Ho visto al cinema “Qualunquemente”, la pellicola che racconta la vicenda politica di Cetto La Qualunque, il personaggio creato dal grandissimo Antonio Albanese nel 2003. Ne sono uscito, non solo io ma anche le altre persone che erano insieme a me a vedere il film, con un profondo disagio.
Questo film, oggi, rappresenta realmente l’autobiografia della nazione. Si ride poco, infatti, perché non c’è nulla di caricaturale o di sopra le righe: è la realtà. Più che commedia, tragedia. Quella dell’Italia, un paese dove la politica oggi è in gran parte dominata da personaggi come Cetto, dal livello nazionale a quello locale. La politica dell’interesse meramente personale, senza rispetto per l’etica, dove l’incarico pubblico diviene occasione per sistemarsi da parte, spesso, di mediocri senza arte né parte, in grado così di rifugiarsi in un’oasi di privilegio garantito mentre chi ti è accanto, magari dopo aver faticato tanto per acquisire una professionalità, soffoca stretto dalle maglie di una società precaria e ingiusta. Dove non è possibile ragionare o chiedere conto dell’attività come amministratore o dirigente di partito perché “non bisogna fare polemica ma vincere”. O tentare di soffermarsi sulle cose in profondità, perché tutto deve basarsi sull’immagine, lo slogan facile, come lo scadere in questa insopportabile retorica delle coppie giovane/vecchio o nello schierarsi da tifoso a difesa di questo o quel “leader”. Una politica dove tutto è doppio, l’apparenza e la realtà si mischiano senza distinzione e la coerenza sparisce annegata dietro l’opportunismo, la ricerca della visibilità. Dove il corpo della donna, secondo il modello giunonico e volgare che piace a Cetto come a Silvio, diventa elemento dell’ingranaggio del consenso. Per non parlare della scena sintomatica del film in cui Cetto sfida nel dibattito televisivo il suo avversario De Santis, incarnazione perfetta di quella sinistra triste e incapace di reagire che in questi anni è stata schiacciata dal Cavaliere. Un De Santis dimesso, vestito con grigiore mentre Cetto spicca nel suo bianco sgargiante (i colori sono una delle forze del film); soverchiato dal continuo interrompere privo di senso, con la complicità del giornalista compiacente, del leader del “Partito du Pilu” che vince il dibattito senza dire assolutamente nulla di serio come nei suo manifesti elettorali che tappezzano la città. Una rappresentazione assolutamente veritiera di quello che vediamo tutti i giorni nei talk-show politici. Del resto le promesse roboanti di Cetto fanno presa, nascondendo anche il suo essere un delinquente conclamato, perché oggi la politica è soprattutto affabulazione e slogan. Insomma, si è trasformata in un gigantesco spot pubblicitario, applicandone le tecniche.
Ecco perché non deve stupire il consenso di chi ha portato in tv questi linguaggi, ovvero Silvio Berlusconi. Il creatore della logica dello spot e quella del tifoso allo stadio applicate alla politica: due chiavi interpretative che spiegano molto del successo suo e dei suoi sodali. Scimmiottato spesso, con risultati sotto gli occhi di tutti, da una sinistra che ha subito passivamente la “rivoluzione” di Arcore.
Da storico penso che il film di Albanese sia un documentario: del resto lo stesso Cetto, facendo promozione al suo film, ha detto esplicitamente che “io sono realtà, voi siete fiction”. E non è un caso, forse, se in sondaggi pubblicati in questi giorni il “Partito du Pilu” arriverebbe a raccogliere dal 3 sino al 9% dei suffragi. Circostanza che spiega molto bene perché i consensi del Presidente del Consiglio non siano stati praticamente scalfiti dagli ultimi scandali di questi giorni.

1 commento

  • 1 gigino
    24 Gennaio 2011 - 16:29

    il motivo per cui Cetto vince, e non solo nei dibattiti, forse è stato già intuito e rappresentato nella commedia agrodolce dei BARBARICIRIDICOLI
    ” Sindaco per un giorno”, prima della grande intuizione del sommo Albanese.

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