Andrea Pubusa

Dagli studi, all’interventismo, alla guerra
Lussu non ha condotto studi brillanti. Non si è segnalato, da studente, per qualche pregio. Modesti i suoi studi superiori, frazionati fra Lanusei, Roma e Cagliari, dove si matura da privatista, senza particolari meriti. L’università, a giurisprudenza, non segnala uno scatto. Sbarca gli esami con voti modesti e - come lui stesso ammette - “la tesi è stata scopiazzata”. Lussu compie pertanto le sue scelte non tanto sulla base di elaborazioni teoriche, ma degli insegnamenti che si ricavano dagli avvenimenhi storici. Lo guida la sua formazione paesana fondata sul rigore morale, il rispetto per gli altri, l’ispirazione democratica ed egualitaria. È così un chiassoso inerventista e, col suo istinto da capocaccia guida gli studenti interventisti della sua facoltà. E sulla guerra muta giudizio quando sul campo vede la stoltezza dei comandanti e il cumulo dei morti, contadini, lavoratori nell’una e nell’altra parte. Lì acquisisce coscienza del carattere imperialista della guerra, la sua estraneità agli interessi dei pastori e dei contadini sardi, dei lavoratori delle fabbriche ed anche dell’intellettualità subalterna. Lussu vede anche i sardi, divisi e isolati nelle desolate campagne, acquisire per la prima volta la consapevolezza d’essere un popolo con interessi comuni, da trasformare in obiettivi unitari di lotta per lo sviluppo della Sardegna. Qui prorompe la sua base culturale paesana, la sua bàlentia anzitutto morale, la sua fermezza nelle posizioni politiche, la sua attenzione per le classi popolari.
È nelle trincee che si consuma il distacco fra soldati e comandanti nella presa di consapevolezza dei primi sulla inadeguatezza, anzitutto morale, dei secondi. Come nel caso del generale Leone che prima si perde in un assurdo interrogatorio sùll’amore per la guerra. Rivolto a Lussu, lei ama la guerra?”. “Um, non so…chissà…” “Allora, ama la pace?” “Um, la pace sì, la pace”. E di fronte allo sguardo del generale, per svincolarsi, furbescamente precisa…”la pace vittoriosa”. Poi la ridicola prova di coraggio del generale: esporsi al tiro nemico per mostrare sprezzo per la paura. E, buon per lui, nessuno gli spara addosso. E così ordina ad un caporale di esporsi fuori dalla trincea. E quando quello viene colpito e ferito, esclama ripetutamente “è un eroe, è un vero eroe!”. Follia, pura follia! Come poteva Lussu non maturare una ostilità alla guerra?



1 commento
1 Aladin
17 Novembre 2025 - 22:06
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