Andrea Pubusa

Che un’isola, cirondata da ogni parte dal mare debba decidere sul proprio territorio, se ci pensate bene, è ragionevole e ovvio. Se lo si utilizza e trasforma in un modo o nell’altro riguarda i suoi abitanti non quelli d’oltremare, che vivono nella terra ferma. Senza paura di dire uno sproposito si può dunque sostenere per la Sardegna una sorta di indipendentismo sulle scelte territoriali.
Cosi dovrebbe essere, ma cosi potremmo noi sardi salvarci dal colonialismo?
Ora addirittura si decide che il raddoppio della RWM nel Sulcis si farà. E la si rifarà (forse), ma per responsabilità anche della Regione sarda. E’ la Regione che non ha detto subito NO alla richiesta di RWM. Non ha deliberato. E il Tar - come prevede la legge - ha fissato il termine di 60 giorni per la decisione della Regione. Ma la Todde tace. E allora viene nominato un commissario ad acta, ossia un pubblico funzionario che decide in luogo della Regione, e quest’ultimo ha deciso per il SI’. Responsabilità, dunque della Regione che invece avrebbe dovuto dire NO anche per la difesa di vincoli ambientali, che gravano sul luogo. Produrre armi non per la difesa dell’Italia anzitutto viola l’art. 11 Cost.
Il commissario ad acta è organo regionale non statale. Il ministro Urso parla e sparla, ma non è lui che ha deciso. È la Regione col suo silenzio.
Questa vicenda indecorosa mi convice che aveva ragione Lussu a volere anche in assemblea costituente uno stato realmente federale. La Sardegna federata nello stato italiano. Si può obiettare che, così facendo, la Sardegna viene esentata da quei pesi che in una vita nazionale comune devono gravare in giusta misura su tutti i cittadini italiani. La situazione attuale però non porta a questo risultato equilibrato. La Sardegna è trattata come una specie di pattumiera. Pale eoliche, pannelli solari, condannati al 41 bis, tutti o quasi in Sardegna. Non c’è ragionevolezza, non c’è misura. Non si tiene conto in alcun modo del ricco e diffuso patrimonio archeolohico, paesaggistico e ambientale dell’isola.
Occorre dunque intervenire, riequilibrare i poteri fra regione e stato. Penso che bisogna ispirarsi al meccanismo enunciato nell’art. 13 Statuto speciale, ribaltandolo però. E cioe dare il potere di deliberare alla Regione sarda con la partecipazione dello Stato. Una collaborazione dunque ma con poteri decisionali della Sardegna, la quale in ogni caso dovrà adeguatamente motivare le sue scelte. La motivazione crea una barriera contro decisioni irragionevoli, sanzionabili su ricorso davanti ad organi dotati del potere di annullamento. Insomma, un rapporto serio, equilibrato non subalterno com’è oggi.
Ma ora piomba su di noi il disastro RWM. Produciamo armi per le guerre, anzitutto per il genocifio dei palestinesi. E questo contro l’indole pacifica di noi sardi. Tuttavia, noi sardi, ahinoi!, non siamo capaci di essere liberi. Non basta l’impugnazione che noi pacifisti faremo contro il sì del commisssrio ad acta. Lo dovremo fare contro la Regione sarda controparte non coi sardi che vogliono la pace. Che disgrazia!



1 commento
1 aladin
18 Febbraio 2026 - 20:47
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