Ritroviamo le parole della pace e della convivenza

17 Gennaio 2026
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Andrea Pubusa

Non sempre mi sono trovato d’accordo con Bertinotti, anzi spesso ho dissentito. Stanotte però ho assistito ad una sua intervista televisiva e al conduttore che affermava la necessità di ricorrere alla forza o minacciare l’uso delle bombe, ha risposto dicendo con fermezza che fino a non molto tempo fa un capo di stato o un governantc che avesse usato quel linguaggio bellicoso sarebbe stato preso per matto e isolato. Ed è vero. Tutti, anche quelli che, ahinoi!, non disdegnavano di usare le armi, di attaccare altri paesi (vedi Vietnam, Irak, Afghanistan ecc.) in prima battuta evocavano la via del dialogo. Ora invece, Trump in particolare evoca o ricorre subito all’intervento armato, accampando la netta superiorità americana, per indurre i malcapitati a sottomettersi. Così ha fatto col rapimento di Maduro, così fa con l’Iran, così pretende addirittura dai suoi alleati per la Groenlandia. E si è giunti all’assurdo di vedere schierati francesi, danesi. svedesi e tedeschi in Groenladia per dissuadere Trump dai suoi insistiti propositi di annessione. Dove si andrà a finire non è difficile capire, quel linguaggio ha una sola direzione: la guerra. Bisogna, invece, tornare alla lingua della pace. Noi italiani non abbiamo difficoltà a trovare la giusta via, perchè questo della pace e del dialogo è il linguaggio della nostra Costituzione e lo è anche quello delle grandi Carte del dopoguerra, che si sono dotate pure di organizzazioni internazionali per assicurare il dialogo e la convivenza pacifica. Non bisogna stancarsi, Riprendiamo ad usare parole miti e amichevoli e pretendiamolo dagli altri.

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