L’amministrazione regionale e il sistema affaristico cagliaritano

22 Dicembre 2010
2 Commenti


Andrea Raggio

Il direttore de L’Unione sarda ha dedicato l’editoriale di domenica 19 dicembre al personaggio che, puntando sulla complicità di alcune banche, pretendeva di comprare la società di calcio “Bologna” senza investire di suo un solo euro. L’impresa, come è noto, fallita. La vicenda richiama l’attenzione sul sistema di potere affaristico cagliaritano che prospera indisturbato grazie ai favori di settori della pubblica amministrazione e alle protezioni politiche. Il direttore del quotidiano osserva che il personaggio in questione è proprietario del “Lido”, di un albergo e di altri immobili. La nota allegata (compilata rigorosamente sulla scorta di documenti della Regione) riassume le fasi della procedura attraverso la quale, in deroga al Codice della navigazione, il personaggio ha acquisito, con la “tolleranza” dell’amministrazione regionale, e nella indifferenza delle giunte di centro destra e di centrosinistra, la concessione demaniale “Il Lido”.

La vendita della concessione demaniale “Il Lido”

28-10-2003
L’Amministrazione regionale (in seguito A.R.) riceve dalla Società “Il Lido” la richiesta di autorizzazione ad accendere ipoteca sull’immobile oggetto della concessione. L’immobile non è della Regione, ma dello Stato. Lettera dell’Agenzia del demanio all’A.R., 3 febbraio 2005: “…le opere in questione sono diventate di proprietà statale ed inventariate sul modello 23/D al n° 143. Non può pertanto il concessionario, non essendo proprietario, essere autorizzato a costituire ipoteca su pertinenza demaniale”.
04-11-2003
L’assemblea della società nomina un nuovo presidente, Porcedda Sergio.
05-11-2003
La società da accomandita semplice è trasformata in società a responsabilità limitata e la totalità delle quote, valore € 10.330, è ceduta per un importo dichiarato di € 1.910.891 a Porcedda Sergio (€ 477.815), Lancioni Gianfranco (€ 477.620) e Cerina Angelo (€ 955.990) . La cessione della totalità delle quote configura una vera e propria vendita della concessione. Uno degli acquirenti (ha sottoscritto quote per 477.620 euro) gestiva col fratello, noto per le sue disavventure giudiziarie, una tipografia in stato fallimentare. Le vendita senza autorizzazione della Regione comporta la decadenza della concessione.
O6-11-2003
La società comunica all’A. R. la sua trasformazione ma non l’avvenuta cessione delle quote e la nomina dei nuovi amministratori. (datata 23-10-2003 – ma protocollata 06-11-2003)
13-11-2003
La società chiede che l’importo dell’ipoteca da autorizzare sull’immobile sia fissato in cinque milioni di euro. Nella stessa giornata l’A. R. autorizza l’ipoteca per tale importo.
20-11-2003
L’A. R. chiede alla società copia dell’atto costitutivo e dello statuto dopo la trasformazione. (quindi l’A. R. ha concesso l’autorizzazione all’ipoteca senza conoscere questi atti e ignorando la cessione delle quote e il cambiamento dell’amministratore).
25-11-2003
La società trasmette atto costitutivo e statuto ma tace sulla cessione delle quote.
12-12-2003
La società comunica all’A. R. i nomi dei nuovi amministratori.
29-12-2003
Determinazione dei direttori dei servizi centrale e territoriali del demanio e patrimonio della A.R. che, richiamando le norme del Codice della navigazione, stabilisce che la variazione dell’assetto societario, anche con la trasformazione del tipo di società e il sub-ingresso di altri nel godimento della concessione senza l’autorizzazione dell’Amministrazione regionale comporta automaticamente la decadenza della concessione. E’ l’ammissione delle irregolarità delle procedure sino ad ora seguite, ma l’A.R. prosegue facendo finta di niente.
23-04-2004
L’A. R. estende la durata della concessione di ulteriori dieci anni.
26-04-2004
L’A. R. prende atto (dopo oltre sei mesi) della trasformazione della società e decide di comprendere nell’atto integrativo del contratto per la estensione della durata della concessione di dieci anni anche la maggiore superficie di arenile conseguente al ripascimento, nonché tutti i lavori di manutenzione ordinaria e straordinaria come pure le varianti interne relative a un progetto “Talassio Terapia”, che non risulta sia stato realizzato.
06-05-2004
In un documento così datato sono indicati gli estremi di iscrizione alla Camera di commercio della società Il Lido. A questo documento è allegato il contratto di cessione delle quote firmato il 5-11-2003. L’A. R. solo da questo documento prende conoscenza della vendita della concessione.
08-06-2001
L’A. R. con lettera alla società precisa che l’autorizzazione all’ipoteca per l’importo di cinque milioni di euro è limitata ai manufatti di proprietà del concessionario (quali? Sono tutti dello Stato). In una lettera successiva, del 18 giugno, afferma invece che l’ipoteca di cui alla decisione del 13-11-2003 è concessa solo “sulle opere ricomprese nel progetto di ristrutturazione”. Come si fa a separare la proprietà delle opere di ristrutturazione da quella dell’immobile? La lettera afferma: “l’eventuale decadenza, rinuncia o revoca della concessione non comporterà estinzione o pregiudizio alcuno per la garanzia ipotecaria; da tali fattispecie non conseguiranno provvedimenti di demolizione o altri eventi pregiudizievoli ai beni conferiti in garanzia i quali verranno eventualmente acquisiti al patrimonio dell’Ente concedente.” La lettera recepisce una richiesta della Banca di Sassari, apportandovi una modifica sostanziale: la frase “i beni conferiti in garanzia verranno semplicemente acquisiti al patrimonio dell’Ente concedente” è sostituita dalla frase “verranno eventualmente acquisiti”.
14-06-2004
La Banca di Sassari, ad appena tre giorni utili dalla lettera dell’A.R. alla società, procede alla stipulazione del contratto di mutuo a favore di Il Lido (due milioni di euro).
18-10-2004
L’A. R. afferma di aver riconosciuto con provvedimento implicito, l’avvenuta trasformazione della società quando ha autorizzato la stessa a costituire ipoteca sulle opere ricomprese nel progetto di ristrutturazione straordinaria.
03-02-2005
L’Agenzia del demanio chiede all’A. R. chiede di conoscere le motivazioni sottese al rilascio dell’autorizzazione a costituire ipoteca su un bene che è proprietà dello Stato e non della Regione.
15-02-2005
Interpellanza dei consiglieri regionali Cherchi, Marrocu, Calledda, sulla vendita della concessione demaniale dello stabilimento “Il Lido” di Cagliari.
04-05-2005
L’A. R. acquisisce il contratto Banca Sassari - Il Lido, stipulato il 14 giugno 2004, “con il quale è stata costituita ipoteca sugli immobili siti in viale Poetto insistenti in area demaniale”. (non sono di proprietà della società ma del demanio).
05-05-2005
L’A. R. comunica all’Agenzia del demanio l’avvenuta stipula del contratto finanziario tra Banca Sassari e Il Lido “con il quale sono stati ipotecati gli immobili siti in viale Poetto e insistenti in area demaniale”.

Settembre 2005:
Nel testo della risposta all’interpellanza preparata dagli uffici dell’assessorato competente si riconosce che l’Amministrazione regionale nell’istruire e decidere la pratica ha irritualmente derogando alla legge.
Questa risposta non è mai giunta in Consiglio, nonostante le ripetute sollecitazioni.
La pratica è stata avviata con la Giunta regionale di centrodestra e istruita successivamente durante la Giunta di centrosinistra.

2 commenti

  • 1 G M P
    22 Dicembre 2010 - 09:32

    Articolo interessante e ricco di spunti…
    Come non pensare a Tuvixeddu, alle” varianti” sull’ex cementeria, o all’anfiteatro romano o alle varianti sulle zone destinate a servizi o ancora all’intervento edilizio tra viale Marconi e lo Stagno di Molentargius.
    Ma coloro che, servendo lo Stato onestamente, fedeli alla legge, battendosi in difesa del bene comune, sono stati oggetto di minacce e intimidazioni, si leggano a proposito le intercettazioni depositate in Procura. La vicenda Tuvixeddu rappresenta realmente il passato e il presente di questa Città .

  • 2 Michele Podda
    22 Dicembre 2010 - 10:36

    La cosa che meraviglia è che di tutta la faccenda il Direttore Figus coglie ed evidenzia soltanto la brutta figura della Sardegna e dei sardi fra i bolognesi e i continentali che contano. Egli infatti conclude così: “Dispiace per Porcedda, che a Cagliari aveva sempre tenuto un comportamento corretto ed era stimato e con tantissimi amici. Dispiace per la ricaduta negativa che questa vicenda - diventata un caso nazionale - ha sulla Sardegna che esce ammaccata dal grande bluff”.

    Questo dimostra il disprezzo profondo verso i sardi, considerati da troppi potenti “carne da macello”. Questo episodio, analizzato e ben documentato da Raggio, dimostra ancora una volta quanto sia necessario che in Sardegna, come in tutto il mondo civile, debba concretizzarsi un sistema di informazione libero, alternativo ed efficiente che renda edotti i sardi anche sul malaffare strisciante.

    Il Direttore Figus pone agli astri del cielo dei quesiti impossibili: “Ma chi glielo ha fatto fare a Porcedda? Ma perché, se non voleva rischiare i propri capitali, si è gettato in una operazione così spericolata e difficile? Perché un uomo tranquillo ha messo a repentaglio la sua credibilità lanciandosi in un gioco più grande di lui? Non sappiamo rispondere”.

    Io, che non capisco bene queste cose, direi “ca si olliat irrichiri cun su dinai angenu”; ma non sono sicuro. Forse esaminando anche altre “faccende”, come quelle suggerite da GMP, ci si potrebbe fare un’idea più chiara e veritiera.

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