Fucilieri, fucilatori, diffamatori, libertari e trasformisti

25 Dicembre 2012
Nessun commento


Amsicora 

L’Italia di Napolitano è  la Repubblica democratica fondata sul lavoro o è la patria del trasformismo? Prendete la vicenda dei due marò. L’Italia contesta all’India la giurisdizione. L’uccisione di due poveri pescatori è avvenuta in acque internazionali. I marò, dunque, stando su nave italiana, erano in territorio italiano. Spetta pertanto alla magistratura nostrana procedere e pronunciarsi sulla vicenda. Il Kerala deve declinare la giurisdizione. Fin qui nulla da dire. Giusta rivendicazione di giurisdizione. Rimane però l’accusa terribile: i due hanno ucciso due pacifici pescatori? Sono fucilatori più che fucilieri? Chiunque decida, questa è l’accusa. Dovrà essere il giudice ad accertare il fatto e a sancire le responsabilità. D’accordo sulla presunzione di non colpevolezza. Attendiamo la sentenza. Ma di qui ad accogliere i due marò con gli onori che si riservano agli eroi, riceverli al Quirinale e perfino baciarli! Questo è troppo! Il Presidente condiziona la magistratura italiana, della cui indipendenza è invece il custode, anche nella sua qualità di Presidente del CSM. Dopo questo trionfale ricevimento, saranno gli inquirenti liberi di arrestarli, se riterranno che potranno inquinare le prove? Potranno condannarli, se li riterranno colpevoli? Napolitano ha già fatto la sentenza o ha anticipatamente concesso la grazia per meriti speciali.
La grazia, quella vera, invece, l’ha concessa a Sallusti. Non che la clemenza sia un cattivo esercizio del potere statuale. Anzi! Come il perdono nei rapporti interpersonali rientra fra le buone pratiche. Ma occorre valutare la natura del fatto, il tormento e spesso il pentimento dei condannati. Il papa ha visitato in carcere il suo cameriere infedele e lo ha perdonato e graziato, Ma lui si era pentito, si era scusato e aveva invocato il perdono. Sallusti no, dopo avere pubblicato nel suo giornale giornale, un articolo gravemende diffamatorio di un magistrato, non ha mai voluto dare pubblicazione alla smentita e dar conto della verità dei fatti. Ha usato il suo giornale come una clava. Non ha mai dato segni di ravvedimento, non ha mai chiesto scusa alla vittima del reato. Ed allora perché perdonarlo? Perché farne un martire della libertà di stampa? Perché trasformare una mascalzonata nella manifestazione del libero pensiero? Fra l’altro, la diffamazione del duo Farina-Sallusti era volta a screditare la legislazione sull’aborto, applicata, invece, con scupolo dal giudice  diffamato.
Molti, tenuto conto anche della feroce politica  sociale di Monti fatto senatore a vita e presidente del Consiglio dal  Capo dello Stato, si chiedono come può un ex comunista italiano giungere a tanto. In realtà la storia di tutti i tempi presenta figure che hanno attraversato tutte le stagioni stagioni, mimetizzandosi sempre nel presente e giungendo così  a dire tutto e il contrario di tutto. Con l’oligarchia o la democrazia, con la manarchia o con la repubblica. Loro sono sempre stati dalla parte più conveniente. Nel 1956 con i carri armati a Budapest, nel 2006 contro, nel 1970 per la radiazione dei promotori de Il Manifesto, rei di esercitare il pensiero critico, poi difensore della libera manifestazione del pensiero a mezzo stampa, per la morte del PCI dopo la Bolognina, comunista filosovietico un tempo, ora per iperliberismo feroce. Solo Teramene alla fine del 400 a.c. o Talleyrand a cavallo del 1700/1800 sono riusciti a fare tanto. E sono passati alla storia come maestri del camaleontismo e del trasformismo.

0 commenti

  • Non ci sono ancora commenti. Lascia il tuo commento riempendo il form sottostante.

Lascia un commento