Ragazzii! Siamo matti? A sinistra occorre dialogare

9 Febbraio 2013
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Amsicora

O pensiamo sia una commedia elettorale, un perversso gioco delle parti,  oppure dobbiamo ammettere un’obiettiva contraddizione nella pretesa di Bersani di aprire a Monti e tenersi Vendola. Bersani lancia segnali al Professore e il leader di Sel pone un deciso stop (’Siamo inconciliabili al Prof‘). E neanche Monti è tenero: chiede a Bersani di fare delle scelte all’interno del suo polo, ossia di mettere alla porta Nichi. Ma il candidato premier del centrosinistra risponde a muso duro: ‘Nessuno tocchi il mio polo‘. Un vero rompicapo, inestricable, che mette in difficoltà Vendola e Bersani insieme perché rende poco credibili le rispettive proposte.
Ma com’è stato possibile tutto questo? L’apertura di Bersani al centro non deve sorprendere e di per sé non è irragionevole. Si fonda su una considerazione molto semplice: per cambiare il Paese occorrono maggioranze ampie. Berlinguer lo disse alla fine del 1973 dopo il golpe cileno, che pose fine tragicamente al governo del socialista Allende. Bersani ricorda l’esperienza di Prodi, caduto ben due volte per pochi voti, e, ragionevolmente, nell’interesse del Paese, vuole una maggioranza stabile. Ma, quando ha imbarcato Vendola, ha pensato di avere di fronte Casini e Fini in posizione di debolezza, con un PDL in rotta. Altra cosa è avere a che fare con un Monti ringhioso. Il prof. anche politicamente è diverso da Casini e Fini. Questi ultimi sono espressione, il primo, di una tradizione democristiana, moderata, ma aperta al sociale e con vocazione popolare. Fini viene da una destra fiscisteggiante, ma anch’essa - a suo modo - attenta alle istanze sociali. Messo in soffitta il fascismo, Fini rimane un leader moderato, ma con gli occhi rivolti alla società. Coi due un compromesso volto a temperare le ruvidità antisociali del governo Monti era possibile. Il Prof., invece, è di altra pasta, è espressione degli ambienti liberisti internazionali, quelli per i quali esiste solo la concorrenza e la mano invisibile del mercato. Una mano miracolosa che sana tutti i mali, che però ha ridotto il mondo nella tragica condizione in cui è dagli anni ‘80 ad oggi. L’alleanza con Monti ha così contenuti necessariamente diversi da quelli ipotizzabili e ipotizzati con Fini e Casini. E il cambio di quadro riguarda proprio il terreno sociale, quello su cui punta Vendola. In conseguenza, mentre il leader pugliese poteva convergere verso un centro moderato, ma non chiuso al sociale, non può farlo con un centro a egemonia liberista. E Bersani che aveva ipotizzato un allargamento al centro tenendo dentro tutti, anche il buon Nichi, ora si trova a tirare una coperta troppo corta per mantenere tutti sotto. Il risultato generale è che la linea di Bersani appare contraddittoria e di difficile attuazione. E Vendola, che nel disegno originario, appariva come il garante del carattere sociale del compromesso, ora è spiazzato di fronte alle rigidezze di Monti. Il prof. mette in difficoltà il PD e SEL anche quando attacca  la CGIL. Certo acqua sotto i ponti ne è passata, ma per tanta parte dell’elettorato PD e di SEL l’attacco frontale al maggior sindacato italiano è come un’offesa alla Madonna per un buon cristiano.
Tutto questo, la si condivida o meno, spiega la legittimità della proposta di Rivoluzione civile, che mostra una forte coerenza nel contrastare l’alleanza con Monti e nel rivendicare un centrosinistra autonomo. Certo la questione di un rapporto con il centro moderato nel dopo voto rimane, ma nell’ottica di Ingroia viene posto in una prospettiva che innanzitutto punta all’autonomia del centrosinistra.
A complicare il quadro c’è anche il Movimento 5 Stelle. Bisogna fare i conti anche con Grillo, che, comunque vada, avrà un gruppo parlamentare nutrito. Probabailmente sarà uno tsunami e dopo l’onda alta, in poco tempo, si ritirerà, come è successo altre colte nei decenni scorsi (i radicali negli anni ‘70). Tuttavia, Grillo nell’immediato avrà un impatto forte sulla legislatura. Bisognerà anche col comico aprire un dialogo. Può essere una carta decisiva. Anche lui dovrà planare, pur senza mettere in soffitta i suoi propositi programmmatici e dovrà guardarsi intorno se non vuole condannarsi alla sterilità.
Insomma, ci attendono tempi duri, carichi d’incertezze, e in questo tormentato passaggio della vita nazionale diventa essenziale, pur nelle diverse proposte immediate, mantenere un raccordo di fondo fra le forze della sinistra e del centrosinistra. Non esacerbare la polemica e le divisioni nel centrosinistra e a sinistra è essenziale. A ben vedere, ognugno pesca in aree diverse, difficilmente disposte a mutare opzione di voto. Non rimane, dunque, che limitare al massimo l’astensionismo e predisporsi a dialogare. Non nell’interesse di questo o di quel gruppo o fazione. Nell’interesse del Paese.

 P.S. Apprendo ora di un intervento di Renzi contro Rivoluzione civile. Il voto a questa lista favorirebbe la destra. Per il sindaco di Firenze evidentemente Monti non è destra, e l’alleanza coln lui non è favorire la destra. Certo per chi è corso ad Arcore al cospetto del Caimano anziché recarsi a Palazzo Chigi, i concetti di destra e sinistra sono molto vaghi e confusi. Ma perché mandare Renzi a fare il lavoro sporco? Non è meglio mantenere il confronto nel centrosinistra e a sinistra sui contenuti?

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