Rivolta di Palabanda: nel Sulcis sulle tracce della latitanza di Salvatore Cadeddu

29 Gennaio 2016
1 Commento


Andrea Pubusa

 

 

 

Da quando ho saputo che l’avv. Salvatore Cadeddu, il martire della Rivolta di Palabanda del 1812 (s’annu doxi), andò latitante nel Sulcis per sfuggire ai dragoni del re, mi sono messo sulle sue tracce. Ci sono versioni confuse imtorno a questa latitanza, su cui però ha fatto chiarezza Antioco Pabis, molto vicino alla famiglia Cadeddu, in quanto precettore dei figli di Giovanni, fratello di Salvatore, condannato all’ergastolo per la stessa congiura. Pabis in un memoriale, scritto a metà dell’Ottocento e pubblicato in appendice al bel libro di Federico Francioni “Storia segreta della Sardegna fra Settecento e Ottocento”, ed. Condaghes, Sassari 1996, pag. 192 s., così ricorda la latitanza: l’Avv. Salvatore Cadeddu “dacchè se ne partì, o per meglio dire se ne fuggì da Cagliari, se ne andò ai salti del Sulcis, ed ivi fu raccomandato a Luigi Impera, il quale nel salto di Tatinu lo collocò nella grotta denominata Conca de Cerbu distante dal suo caprile non più di venti minuti, ed ivi con frequenza veniva visitato dall’Impera, e spesso provveduto del bisognevole”. Poi sappiamo com’è andata. Trasferito a S. Giovanni Suergiu per tentare l’imbarco verso la Corsica, l’avv. Cadeddu fu arrestato dai dragoni su delazione di certo Antioco Giuseppe Locci, proprietario terriero del luogo, e impiccato nel settembre del 1813 a Cagliari nella zona dell’attuale mercato di S. Benedetto.
Il furriadroxiu (stazzo) di Tattinu, in agro di Nuxis, mi è ben noto da sempre, così come mi risultava che fosse della famiglia Impera, di cui ho conosciuto anche un anziano e amabile discendente che ancora, una trentina d’anni fa,  lo abitava. Siamo anche andati a Tattinu l’anno scorso con un gruppo di amici e compagni a ricordare  questo martire per la libertà, ma rimaneva da individuare la grotta dove Cadeddu è stato nascosto da Luigi Impera fra la fine del 1812 e i primi mesi del 1813. Ora, grazie allo Speleoclub di Nuxis abbiamo scoperto anche questo rifugio, basandoci sulla descrizione dei luoghi fatta dal Pabis a metà ‘Ottocento. E’ la magnifica grotta soprai riprodotta nella foto, detta “su tuttoni de su Tipu“, ossia grotta de su Tipu, dal nome del luogo in cui si trova, ai piedi del monte detto, appunto, per la conformazione della sua bella vetta “Conca de Cerbu” (testa di Cervo).
Su Tipu è una sorgente vicina, nei cui dintorni gli insediamenti umani risalgono alla notte dei tempi. Ci sono infatti i resti di un insediamento prenuragico e un insieme di tombe (un cimitero) non ancora studiato, più in basso un pozzo sacro, ora recuperato e visitabile. Ci sono poi i resti dell’antico caprile degli Impera, che dista dalla grotta una ventina di minuti, come indicato dal Pabis. Nella zona poi non ci sono altre grotte utilizzabili come ricovero o nascondiglio. Questa grotta, del resto, è stata sempre frequentata dai pastori e ancora oggi la utilizzano i cacciatori in caso di maltempo.
La grotta ha una temperatura interna abbastanza costante e nei giorni scorsi, durante la nostra visita (periodo corrispondente a quello della latitanza di Cadeddu) era sicuramente molto più calda rispetto all’esterno. In più all’imbocco presenta i resti di un muretto a secco, che fungeva, forse insieme a delle frasche, da riparo. All’interno c’è poi un incavo ulteriore a misura d’uomo, dove si poteva e si può  sistemare un giaciglio.
Ora, con la Pro loco di Nuxis stiamo pensando di segnare il percorso fino alla grotta e ad assumere delle iniziative in ricordo della latitanza e martirio dell’Avv. Cadeddu ad opera dei sanguinari re di Casa Savoia. Dobbiamo cancellare la damnatio memoriae a cui la monarchia aveva condannato i combattenti sardi per la libertà, da assumere, invece, come fulgidi esempi nella lotta permanente per la democrazia. Semmai dobbiamo cancellare dalle piazze e dalle strade i nomi di questi re e principi sanguinari, a partire da Carlo Felice, non a caso sopranominato dopo l’avvento al trono, come Carlo feroce, esaltando le persone del cui sangue si sono macchiati. Solo, dopo aver fatto i conti con la nostra storia, no sardi potremmo ritenerci liberi. Ma in questo percorso c’è tanto da fare. La ricerca delle tracce della latitanza di Salvatore Cadeddu vuole mettere un piccolo granello nella costruzione della nostra memoria.

 

 

1 commento

  • 1 francesco Cocco
    29 Gennaio 2016 - 09:25

    Benemerita ricerca quella del direttore del blog. “Conca de cerbu” deve diventare uno dei luoghi sacri della nostra identità . I luoghi dove andare con la mente a ricercare le radici della nostra storia. Dove andare anche fisicamente in pellegrinaggio laico per celebrare le basi ideali della nostra identità. Penso alla casa di Gramsci a Ghilarza, alla casa di Lussu ad Armungia, alla grotta di “conca de cerbu” che diede rifugio a Salvatore Cadeddu. Forse potremo acquisire maggiore consapevolezza di noi stessi ed orientarci nella grande confusione di idee che domina il tempo presente.

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