Caro Elio, rilanciamo la sinistra ponendo al centro la questione democratica

29 Dicembre 2008
Nessun commento


Andrea Pubusa

Caro Elio,

è vero siamo all’epilogo farsesco e insieme tragico della sinistra sarda e italiana: nata per seppellire i padroni col socialismo, muore affascinata da un padrone e da un esponente della finanza globalizzata. In cambio un assessorato, un seggio in Consiglio regionale, un ente, probabilmente qualche obolo ai quotidiani della sinistra, dopo l’acquisto dell’Unità. In questo modo, i resti della sinistra salvano lo stipendio a qualche funzionario e tirano a campare.

In realtà ciò che non si vuole vedere è la questione democratica;  in fondo, è stato questo l’orizzonte che ha reso grande la sinistra. La democrazia sostanziale e formale, che non possono essere scisse. Le conquiste dei lavoratori per la sinistra non possono che essere opera dell’impegno, della lotta, del protagonismo degli stessi lavoratori. E l’ampliamento della democrazia formale si è sempre accompaganata a quella sostanziale, al miglioramento delle condizioni del mondo del lavoro latamente inteso. La lezione più dimenticata del pensiero della sinistra è ch’esso era, nella sua versione comunista, per una democrazia “consiliare”, che si fondava su un continuum di assemblee di lavoratori dai luoghi di lavoro fino al parlamento nazionale. Ma anche nella versione socialista, i momenti partecipativi e i parlamenti, era la base della democrazia. Delineavano una democrazia piena e diversa da quella liberalborghese. L’uomo solo al comando è l’antitesi di tutto questo, della ragion d’essere della sinistra. Ecco perché solo attraverso una critica radicale della deriva democratica, propria del supercapitalismo attuale, può rifondarsi una sinistra in Italia e nel mondo. Il PCI e il PSI sono nati su questi obiettivi e sono cresciuti, si sono radicati nella società italiana su questo. E, a ben vedere, sono morti quando hanno smarrito questo nesso tra democrazia formale e sostanziale. E’ stato così in Urss come in Italia!

E’ buffo vedere come si ripetono certi modi di pensare e di dire: così chi - come noi -  pone la questione democratoca al centro della riflessione e della critica viene dipinto come un “astioso”, “allergico” o “paranoico”, in fondo la stessa accusa che Berlusconi e i suoi seguaci lanciavano all’Unità di Furio Colombo, definita addirittura “assassina” e oggi a Di Pietro: “giustizialista”, “giustiziere” ecc. Questi epiteti non sono mai accompagnati da critiche di merito. Torna un’idea, da studiare anche sul piano psicologico, del capo indiscutibile e indiscusso, di cui si enunciano sempre i meriti storici, senza mai indicarli, a cui si attribuiscono mirabolanti risultati, senza mai dire quali, al quale si riconosce la realizzazione di obiettivi, che sono il lascito di altre stagioni (in Sardegna, ad esempio, la tutela del territorio che si fonda ancora sull’impianto della Giunta Melis). Insomma, un novello “culto della personalità”. Tuttavia, siccome sono fenomeni ben noti, e che abbiamo combattuto quando si sono manifestati come tragedia ed hanno investito grandi movimenti di massa e riguardavano leaders storici, non ci è difficile contrastarli oggi,  in cui - come diceva il buon Marx  - trattandosi di una replica, si ripropongono come farsa.

0 commenti

  • Non ci sono ancora commenti. Lascia il tuo commento riempendo il form sottostante.

Lascia un commento