Senza distinzioni, occorre una critica dura verso questo governo

25 Ottobre 2018
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Tonino Dessì

Sicuramente Salvini cercherà di trarre il maggior utile propagandistico dalla bocciatura dello schema della manovra economica presentato dal Governo. L’intero gioco della Lega infatti non è sul piano europeo, ma su quello interno, in cui mira ad assorbire tutta l’eredità berlusconiana e magari erodere quanto più possibile all’attuale alleato penta stellato. Salvini sa bene che quale che sia il risultato dei partiti della destra sovranista in ciascun Paese europeo, quei partiti non sono amici dell’Italia e che il prossimo assetto europeo avrà come asse il PPE spostato ancor più su posizioni conservatrici, alleato magari non più con i socialisti e con i socialdemocratici, ma proprio con qualche altra formazione di centrodestra. Perciò la prossima Commissione UE sarà verso l’Italia anche meno benevola di quella in scadenza, fermo restando che il governo politico dell’Unione resterà in mano al Consiglio, nel quale anche la settimana scorsa il Governo italiano è rimasto isolato. La debolezza politica dell’intero atteggiamento del Governo italiano sta nel sottovalutare che ormai la campagna elettorale per l’elezione del Parlamento di Strasburgo è in pieno svolgimento e che, non meno dei contenuti, i toni dei maggiori esponenti governativi italiani saranno utilizzati strumentalmente ai fini interni dai partiti dei vari Paesi europei nella stessa campagna elettorale. Quei “Tireremo diritto” echeggeranno per tutta l’Europa, contribuendo a deteriorare l’immagine italiana come quella di un Paese non solo indebitato e dissipatore, ma anche fascistoide. Ciascuno trarrà da questo il suo tornaconto. E poco importa se per molti aspetti sarà un tornaconto strumentale e ingiusto (i fondamentali economici italiani non sono infatti negativi, ma anche spiegarlo vien male, perché bisognerebbe riconoscerne il merito ai precedenti governi; l’Italia ha ancora un grande e resistente sedimento costituzionale e democratico, ma oggi non è rappresentato nè dal governo nè dall’opposizione parlamentare). Poco importa, perché in politica sconti non ne fa nessuno e in Europa non circolano politici più fessi di quelli italiani. Altri che lucreranno saranno i cosiddetti speculatori finanziari: con l’andamento dello spread a livelli non catastrofici, tuttavia in rialzo prevedibilmente duraturo, decine di miliardi di euro alla settimana vengono e verranno divorati dalla spesa per gli interessi del debito pubblico italiano. Il tutto per una battaglia di facciata su un incremento del rapporto deficit/PIL finalizzato esclusivamente a incrementare voci di spesa corrente. Si, certo, ci sarà una qualche forma di incremento dei sussidi di disoccupazione (ma non sarà il reddito di cittadinanza vero e proprio), un incremento delle pensioni minime, una riduzione dell’età pensionabile: ma pochi investimenti, niente misure per l’occupazione, zero incrementi su scuola, formazione, ricerca. Dopo maggio tutto andrà a riesame e sarà allora che misureremo il tempo e le risorse sprecate in questi mesi. Tutti pronosticano che il redde rationem avverrà dopo la verifica dei rapporti di forza elettorali fra Lega e M5S alle europee. Oggi è presto per fare previsioni, ma intanto la tendenza appare favorevole alla Lega e sfavorevole al M5S. Sarà presumibilmente la Lega stessa a stabilire se far cessare l’alleanza o se invece costringere un M5S indebolito a restare vincolato alla stessa alleanza continuando a pagarne tutti i prevedibili prezzi. Ma nel frattempo è molto difficile che quel rapporto di rispetto e di attenzione fra un’ampia parte di opinione pubblica democratica e il M5S creatosi in occasione del referendum costituzionale si possa ripristinare. La corresponsabilità con le politiche xenofobe e con le misure interne repressive, i cedimenti sul terreno dei diritti, le confuse, ma inquietanti posizioni su questioni istituzionali e costituzionali rilevanti (non ultimo l’attacco alla Presidenza della Repubblica come istituzione, sia pur strumentale ad una discutibile minaccia politica verso l’attuale titolare della carica), i toni sprezzanti verso ogni forma di critica, hanno già scavato un solco che non prevedo colmabile e che tenderà ad approfondirsi. Anche qui, sappiamo al momento solo che soggetti e schieramenti alternativi non ce ne sono in campo e non sono alle viste. Lo scenario più probabile è quello di un M5S costretto a restare avvinghiato a questa vicenda alle condizioni che l’alleato via via determinerà. Il che significa una prospettiva di logoramento e di lunga agonia del M5S per l’intera legislatura. Nessuno però può salvare il M5S da se stesso. Non ci sono “appoggi esterni” che possano funzionare, anche perché non voluti, non richiesti, non apprezzati. In realtà l’unico modo per contribuire a evitare questo orizzonte resta una critica dura verso questo Governo, senza sconti e senza pensare che si possano fare distinzioni, fino a quando queste distinzioni interne non siano chiare, esplicite, volte ad arginare anzitutto il clima di strisciante violenza politica e di conflittualità provocata nella convivenza civile dal soverchiare delle posizioni leghiste, in secondo luogo a raddrizzare un’impostazione di politica economica che non finirà affatto per promuovere gli interessi dei lavoratori, dei disoccupati, degli studenti, dei ceti più deboli. Ogni acconciamento o indugio meramente difensivo dello statu quo non sarà di alcuna utilità e anzi contribuirà a creare l’illusione che la situazione politica possa evolversi per il M5S senza i nefasti contraccolpi dei quali stanno manifestandosi sintomi abbastanza percepibili.

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